Gli europei diffidano della leadership americana: “Tra 10 anni la Cina sarà la prima potenza mondiale”

L'artista Jagjot Singh Rubal dà il tocco finale ai dipinti che mostrano il presidente eletto degli Stati Uniti Joe Biden e la sua vice Kamala Harris, nel suo laboratorio di casa ad Amritsar, India, il 19 gennaio 2021. [EPA-EFE/RAMINDER PAL SINGH]

L’atteggiamento degli europei nei confronti degli Stati Uniti ha subito un enorme cambiamento dopo l’era Trump. Secondo un sondaggio Ecfr la presidenza Biden è un cambiamento positivo, ma non basterà.

La maggior parte dei cittadini dei Paesi Ue vede la vittoria di Joe Biden come un cambiamento positivo, ma tuttavia non pensa che l’America tornerà a svolgere quel ruolo di leader globale che l’ha caratterizzata per anni. A rivelarlo è un rapporto dell’Consiglio europeo per le relazioni estere (Ecfr), intitolato “La crisi del potere americano: come gli europei vedono l’America di Biden”. Lo studio parte da un sondaggio paneuropeo condotto su oltre 15.000 persone in 11 Paesi (tra cui anche la Gran Bretagna, anche se non fa più parte dell’Ue), commissionato dal Consiglio europeo per le relazioni estere, e condotto a novembre e dicembre da Datapraxis e YouGov.

Il 53% degli intervistati ritiene che la vittoria di Biden faccia una differenza positiva per i loro paesi e il 57% che sia vantaggiosa per l’Ue. Inoltre la maggior parte degli intervistati valuta l’Ue e/o i sistemi dei loro Paesi in modo molto più positivo di quello degli Stati Uniti – e guardano a Berlino piuttosto che a Washington come il partner più importante.

Gli europei ritengono che l’isolazionismo e l’imprevedibilità dell’amministrazione Trump avranno un impatto sulla sua capacità dell’amministrazione Biden di rilanciare l’immagine degli Stati Uniti. Questo naturalmente ha anche delle conseguenze geopolitiche. Lo dimostra il fatto che la maggioranza degli intervistati ritiene che la Cina sarà più potente degli Stati Uniti entro un decennio e preferisce che il suo Paese rimanga neutrale nello scontro tra le due superpotenze. Due terzi degli intervistati ritengono anche che l’Ue dovrebbe sviluppare le sue capacità di difesa.

“In vista della guerra in Iraq nel 2003, i paesi europei erano divisi sulla necessità di allinearsi con l’America di George Bush per i valori (nella famosa formulazione di Robert Kagan, gli americani erano di Marte, gli europei di Venere), ma pochi dubitavano del suo potere di plasmare il mondo. Con Biden è vero il contrario”, osservano gli autori del report, Mark Leonard e Ivan Krastev.

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Sul fronte dei valori democratici e della lotta ai cambiamenti climatici la distanza tra le due sponde dell’Atlantico si accorcia. Altre questioni invece come la web tax continueranno a essere terreno di scontro.

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La percezione nei diversi Paesi

Malgrado quelle fin qui elencate siano le opinioni prevalenti, la percezione che le persone hanno rispetto al fatto che l’Ue, gli Stati Uniti o la Cina accrescano o diminuiscano la propria potenza varia da Paese a Paese. A questo proposito lo studio individua quattro categorie: “In Europe We Trust”, la più grande, che include il 35% degli intervistati, “In Decline We Trust”, la seconda con il 29%, “In the West We Trust” (20%) e infine “In America We Trust” (9%).

Gran parte delle persone che possono essere categorizzate nel gruppo “In the West We Trust” vive nell’Europa centrale: sono quasi la metà degli elettori in Polonia e Ungheria.

Mentre coloro che ritengono che sia l’Ue che gli Stati Uniti siano in declino (“In Decline we Trust”) rappresentano la tribù più numerosa in quattro paesi: Francia (43% degli intervistati), Gran Bretagna (43%), Spagna (38%) e Italia (36%).

Coloro che credono invece che l’Europa sia “sana”, a differenza degli Stati Uniti, e possa continuare a crescere (“In Europe We Trust”) provengono per lo più dai Paesi del Nord Europa e rappresentano il gruppo più numeroso in Danimarca (dove costituisce il 59% degli intervistati), Germania (52%), Svezia (51%), Paesi Bassi (49%) e, unica eccezione nell’area mediterranea, in Portogallo (38%).

Lo studio sottolinea come gli atteggiamenti verso l’Ue sembrano spesso essere correlati all’opinione verso il proprio governo nazionale. Ad esempio, in Germania, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia, la maggior parte delle persone ritiene che il proprio sistema politico nazionale funzioni e crede anche nel successo dell’Ue. Al contrario, la maggioranza in Spagna, Italia e Francia considera il proprio sistema politico poco efficiente e molti intervistati sono anche insoddisfatti dell’operato di Bruxelles. Polonia, Ungheria e Portogallo, con le dovute differenze, rappresentano l’eccezione alla regola: la maggioranza in questi Paesi non è soddisfatta del proprio sistema politico nazionale, ma vedono nell’Ue un’ancora di salvezza.