Georgia: un Paese europeista sotto l’attacco della disinformazione mediatica

Bandiera della Georgia a mezz'asta nel giorno della commemorazione dei morti della guerra russo-georgiana del 2008, a fianco la bandiera europea. EPA-EFE/ZURAB KURTSIKIDZE

La nazione caucasica sta subendo la forte diffusione della propaganda anti-occidentale diffusa sui mezzi di informazione tradizionali e sui social. Meno anti-europeismo rispetto agli anni scorsi, ma gli appelli per un partenariato con l’Ue sono caduti nel vuoto.

Secondo un recente rapporto i messaggi anti-occidentali in Georgia sono raddoppiati. È stato rilevato un particolare aumento dei messaggi anti-americani e anti-Nato legati al sostegno degli Stati Uniti sulle questioni di sicurezza e all’integrazione del Paese post-sovietico nell’alleanza transatlantica.

Secondo la Media development foundation (Mdf) di Tbilisi, una Ong che promuove i diritti umani e l’alfabetizzazione mediatica, rispetto al 2016, l’indicatore dei messaggi anti-occidentali è aumentato da 1.258 a 2.769 nel 2019.

Il quinto rapporto annuale, che ha analizzato i contenuti diffusi sia sui media tradizionali, sia su Facebook, ha rilevato che “l’aumento dei messaggi anti-Nato può essere attribuito a una campagna aggressiva sulla neutralità della Georgia, condotta dal partito politico filo-russo Alleanza dei patrioti”. La Georgia è in lizza per l’ingresso nell’Alleanza nord atlantica (anche se non si sa quando) e questo è visto come fumo negli occhi dalla Russia. I problemi tra Mosca e Tblisi, culminati nel conflitto russo-georgiano del 2008, uno dei momenti più vicini ad un terzo conflitto mondiale dalla fine della Guerra fredda Usa-Urss, sono rimasti più che irrisolti. Da quel momento le due regioni secessioniste di Ossezia del Sud e Abkhazia sono definitivamente perse, ma la Georgia non ne vuole sapere di una influenza del Cremlino sul resto del Paese.

Sono stati selezionati media mainstream e tabloid, notizie giornaliere in prima serata e programmi analitici settimanali su quattro canali televisivi, Talk-show di cinque canali televisivi, quattro quotidiani e poi media online. Le pagine Facebook e i gruppi antiliberali e pro Cremlino sono stati monitorati attraverso lo strumento di analisi CrowdTangle e i contenuti falsi o manipolativi sono stati verificati tramite il portale di fact-checking di Mdf, Myth Detector.

“Sono aumentate le dichiarazioni a sostegno della Russia, che hanno veicolato messaggi sulla necessità di risolvere i conflitti attraverso il confronto diretto con il Cremlino”. Rispetto agli anni precedenti, si è registrato un notevole incremento di messaggi che esprimono l’idea che non ci siano alternative al negoziato con il vicino a nord, oltre che dei messaggi che idealizzano l’Unione Sovietica e i regimi autoritari.

È stato rilevata anche la diffusione anche l’idea di una straordinaria missione della Russia come paese cristiano ortodosso. Diverse fonti poi sostengono che l’Occidente usi la propaganda anti-russa per promuovere la propria agenda politica.

Non sono stati osservati cambiamenti né negli atteggiamenti né nei messaggi nei confronti delle Ong e del fondatore della Open Society Foundation, George Soros. La maggior parte dei messaggi analizzati sostenevano che il filantropo statunitense si intromette negli affari interni della Georgia e combatte contro l’identità tradizionale.

Per quanto riguarda invece i messaggi anti-Ue, è stato rilevato che sono rimasti invariati nei numeri e nei contenuti rispetto agli anni precedenti, mostrando in realtà una leggera diminuzione a partire dall’introduzione dell’esenzione dal visto per la Georgia nel 2017.

I messaggi che però possiamo ricomprendere come euroscettici sono stati molti, e sono stati veicolati soprattutto dai media, ma anche dai partiti, dalle organizzazioni e dal clero, anche se in misura minore.

Gli appelli di tre paesi del Partenariato orientale (Po) che hanno firmato accordi di associazione e accordi di libero scambio approfonditi e completi con l’Ue – Georgia, Moldavia e Ucraina -, per la creazione di uno status speciale adeguato alla loro ambizione di entrare un giorno nell’Unione, sono finora caduti nel vuoto a Bruxelles.

Nell’agosto del 2019 la Presidente georgiana Salome Zurabishvili aveva addirittura detto che si può essere europei, comportarsi da europei, seguire le leggi dettate dall’Unione europea anche senza farne parte.

Il conflitto Armenia-Azerbaijan e le responsabilità dell'Ue

Trent’anni di conflitto, e si continua a morire. La settimana scorsa, fra il 12 e il 16 luglio, è tornata alta la tensione fra Azerbaijan e Armenia per un confronto militare e politico, quello per la regione del Nagorno-Karabakh, che …