Fuga dall’Afghanistan: assalto disperato all’aeroporto di Kabul. Europa divisa sui profughi

Civili scavalcano il muro di cinta dell'aeroporto internazionale Hamid Karzai per fuggire dal paese dopo la diffusione di voci false secondo cui i paesi stranieri evacuassero anche persone senza visto. EPA-EFE/STRINGER

Dopo la presa anche di Kabul da parte dei talebani, le nazioni europee e l’Ue hanno cercano di evacuare tutti i loro cittadini e il personale locale dalla città in preda al caos, mentre agli americani sono affidate le operazioni all’aeroporto: si fanno partire gli occidentali e i loro collaboratori e si chiude la possibilità di fuga ai civili che assaltano l’aeroporto.

I video che raccontano il disperato tentativo dei civili afgani di imbarcarsi su uno degli ultimi aerei che partono dall’aeroporto di Kabul stanno facendo il giro del mondo. Le persone si arrampicano ovunque tentando di accodarsi agli occidentali ai quali è riservata la possibilità di fuggire. Agli americani il compito di garantire l’ordine delle operazioni di partenza di tutti gli occidentali e di fermare gli afgani che tentano di assaltare l’aeroporto.
La tensione è altissima perché su quegli aerei i posti sono già quasi tutti assegnati. Per fermare la folla gli americani hanno sparato dei colpi in aria e nel caos generale ci sarebbero almeno tre morti sulle piste, anche se non si conosce ancora la dinamica. Su Twitter ci sono dei video in cui si vedono cadere nel vuoto persone che si erano attaccate alle ruote degli aerei in partenza.
Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha detto che l’alleanza “stava aiutando a tenere aperto l’aeroporto di Kabul per facilitare e coordinare le evacuazioni” dopo aver consultato una serie di paesi membri.
Anche Emergency conferma di ricevuto alcuni pazienti dall’aeroporto nel proprio ospedale.

L’Unione europea sta cercando di trovare una soluzione per il personale afgano della sua rappresentanza che affronta possibili rappresaglie, e ha cercato di convincere i 27 stati membri ad offrire loro dei visti. “La questione è estremamente urgente, la prendiamo molto sul serio e continuiamo a lavorare duramente, insieme agli Stati membri dell’Ue, per attuare soluzioni rapide per loro e garantire la loro sicurezza”, ha detto un portavoce dell’Ue. Un appello che molti governi forse non vorranno ascoltare ma che invece viene raccolto da alcuni sindaci; così ad esempio si Twitter Giorgio Gori: “Di fronte alla tragedia dell’Afghanistan siamo in tanti, sindaci di città italiane, a voler dare sin d’ora disponibilità all’accoglienza dei rifugiati. Se c’è una residua possibilità di riscatto dell’Occidente, è nell’abbraccio delle nostre comunità a chi fugge dal terrore”.

“Dato il deterioramento della situazione della sicurezza, stiamo lavorando per garantire, e chiediamo a tutte le parti di rispettare e facilitare, la partenza sicura e ordinata dei cittadini stranieri e afghani che desiderano lasciare il paese. Coloro che occupano posizioni di potere e di autorità in tutto l’Afghanistan hanno la responsabilità – e rispondono – della protezione della vita umana e della proprietà, e dell’immediato ripristino della sicurezza e dell’ordine civile. Gli afghani e i cittadini internazionali che desiderano partire devono essere autorizzati a farlo; le strade, gli aeroporti e i valichi di frontiera devono rimanere aperti, e la calma deve essere mantenuta”; è quanto si legge nella dichiarazione congiunta della comunità internazionale. Una dichiarazione firmata dall’Alto Rappresentante per la politica estera Ue Borrell e da 25 Paesi membri. Ne mancano due all’appello: Bulgaria e Ungheria, che dell’ipotesi di dover accogliere rifugiati afgani in fuga dai talebani non ne vogliono sapere.

 

Quasi tutti i Paesi occidentali hanno annunciato che stanno evacuando il loro personale delle ambasciate. La presidenza francese ha detto che “farà tutto il possibile per garantire la sicurezza” dei cittadini francesi ancora nel paese e del personale afgano. “La Francia è uno dei pochi paesi che ha mantenuto la capacità di proteggere gli afgani che lavoravano per l’esercito francese, così come i giornalisti, gli attivisti dei diritti umani, gli artisti e le figure afgane che sono particolarmente minacciati”, si legge in un comunicato del governo.

La Gran Bretagna stava schierando circa 600 truppe per aiutare l’evacuazione dei suoi circa 3.000 cittadini dal paese, e il primo ministro Boris Johnson ha detto che la “maggior parte” del personale dell’ambasciata rimasto a Kabul sarebbe tornato nel Regno Unito. Secondo il ministero della difesa italiano un primo aereo militare è arrivato domenica per iniziare le operazioni di “evacuazione di emergenza”. La Danimarca e la Norvegia hanno detto che chiuderanno temporaneamente le loro ambasciate di Kabul, mentre la Finlandia evacuerà fino a 130 lavoratori afgani locali. Nel frattempo l’ambasciata olandese a Kabul è stata evacuata durante la notte e sta operando da un ufficio di fortuna vicino all’aeroporto, ha detto domenica il ministero degli esteri del paese.

Gli unici che non stanno tentando di evacuare l’ambasciata sono i russi e secondo alcune fonti giornalistiche l’ambasciatore russo potrebbe essere il primo ad incontrare i talebani in un incontro ufficiale. Secondo altri sarà la Cina il primo Stato a riconoscere ufficialmente il nuovo governo afgano.