Francia, il programma elettorale di Macron: più spese per la Difesa, aumento dell’età pensionabile e stretta sull’immigrazione

Il presidente francese, Emmanuel Macron, durante la presentazione del suo programma elettorale, il 17 marzo 2022. Il primo turno delle presidenziali si terrà il 10 aprile. [EPA-EFE/IAN LANGSDON]

In vista del primo turno delle elezioni in cui il prossimo 10 aprile cercherà la rielezione per un secondo mandato, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato giovedì 17 marzo il suo programma, caratterizzato dal richiamo alla “sovranità” e dalla parola d’ordine dell’“indipendenza” in settori chiave come agricoltura, industria ed energia.

In una conferenza stampa ad Aubervilliers, nella banlieue di Parigi, durata oltre un’ora e seguita dalle domande di numerosi giornalisti francesi e internazionali, Macron ha annunciato una trentina di misure di ampio respiro, rinviando però ad altra occasione “molti argomenti importanti” come la tutela della biodiversità e dell’ambiente, la politica degli alloggi e i rapporti con i territori francesi d’oltremare.

Dopo l’annuncio della propria ricandidatura arrivato il 3 marzo con una lettera indirizzata a un gruppo di quotidiani locali, quello di giovedì è stato il primo evento di rilevo di una campagna elettorale che finora Macron aveva mantenuto su un profilo basso, all’inizio per una precisa scelta strategica – entrare nel novero dei candidati il più tardi possibile per sfruttare fino all’ultimo il proprio ruolo istituzionale per presentarsi come super partes – e poi a causa del precipitare della situazione internazionale con l’attacco russo all’Ucraina.

Pur affermando di voler essere “più modesto” rispetto ai programmi di rottura che avevano caratterizzato la sua piattaforma nel 2017, ricordando che una volta al potere “quello che vogliamo fare” ha l’obbligo di “affrontare il mondo così com’è, come viene”, Macron ha presentato dei piani molto volontaristi e decisi, tra cui l’obiettivo di raggiungere la piena occupazione entro il 2027, perché, ha ricordato, “non esiste la fatalità”.

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Il presidente francese Emmanuel Macron, che sta creando suspense sulla sua candidatura per un secondo mandato, ha una visione di “rifondazione” di un’Europa più sovrana. Il report di EURACTIV Francia.

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Proprio l’invasione dell’Ucraina ha portato il presidente francese a ripetere molte volte, nelle ultime settimane e anche giovedì, che il mondo e l’Europa devono abituarsi a un “ritorno del tragico”. Dalle lezioni impartite dalle crisi affrontate nei cinque anni del suo mandato – la guerra in Europa e la pandemia di Covid-19, senza dimenticare le proteste popolari dei Gilet gialli – il presidente francese ha detto di aver tratto alcuni convincimenti: la volontà di rendere la Francia “più fiduciosa nel progresso” e più “attaccata ai valori dell’umanesimo”, e la necessità di un “ritorno alla sovranità popolare” per “rendere la nazione più indipendente”.

Un’indipendenza che dovrà essere innanzitutto militare, ma anche energetica, alimentare e industriale. Sul primo punto, Macron intende aumentare il budget della difesa a 50 miliardi di euro nel 2025 e “rivitalizzare il patto” di fiducia tra i cittadini e l’esercito raddoppiando i riservisti, aumentando le riserve strategiche e rafforzando “le capacità di resilienza” del paese anche attraverso il rafforzamento del servizio civile.

Riguardo all’energia, per Macron la Francia potrà essere “la prima grande nazione a uscire dalla dipendenza da gas e petrolio”: per questo intende spingere per una modifica del sistema di formazione dei prezzi dell’energia a livello europeo. Da qui al 2050, poi, “la Francia si impegnerà nella costruzione di una prima tranche di sei reattori [nucleari] e nello studio [di fattibilità] di otto altri reattori. L’energia solare sarà moltiplicata per dieci” e saranno creati “cinquanta parchi eolici offshore”.

Della strategia faranno parte anche l’industria e l’agricoltura, con un ruolo più incisivo dello stato. Per facilitare la produzione industriale in Francia, Macron ha annunciato nuovi tagli alle tasse per le imprese e investimenti per 30 miliardi nei settori “del futuro”: aerospazio, semiconduttori, biomedicina, cloud. Sull’agricoltura il presidente uscente intende continuare a investire per favorire la trasformazione del settore in direzione di produzioni di maggior qualità e rivedere la strategia europea ‘Farm to Fork’ – che “era basata su una situazione precedente alla guerra in Ucraina” e prevede una riduzione della produzione agricola – perché sono prevedibili delle “crisi alimentari profonde” soprattutto fuori dal nostro continente e “l’Europa non può permettersi di diminuire la produzione”.

Interrogato sul costo delle misure proposte, Macron ha spiegato che dovrebbe aggirarsi sui 50 miliardi di euro all’anno, a cui si aggiungeranno 15 miliardi all’anno di tagli alle tasse, metà a favore delle famiglie, metà delle imprese. Le spese, in particolare per l’istruzione e la salute, saranno finanziate in particolare da risparmi ottenuti attraverso l’innalzamento dell’età pensionistica (al posto della riforma globale del sistema proposta cinque anni fa e mai portata a termine) e dei sussidi di disoccupazione.

Dal punto di vista sociale, il programma macroniano si caratterizza per misure decisamente orientate a destra: aumento da 62 a 65 anni dell’età pensionabile, obbligo per chi riceve il reddito di solidarietà (RSA) di dedicare 15-20 ore alla settimana a un’attività sociali nell’ottica di “reinserimento professionale”,  creazione di “nuovi sistemi di valutazione” per “assicurare la competizione” tra le diverse università, riforma della formazione professionale “declassando i corsi che non portino a una professione duratura”.

Anche riguardo all’immigrazione, infine, il presidente francese ha evocato un nuovo inasprimento delle regole. Dopo aver accorciato, durante il suo primo mandato, il periodo dedicato allo studio delle domande d’asilo, Macron ora propone d’introdurre “procedure di espulsione più rapide”, con il rifiuto della domanda d’asilo che “varrà come obbligo di abbandonare il territorio” francese, e di condizionare la concessione di permessi di soggiorno di lunga durata “a un vero processo di integrazione professionale di 4 anni o più”.