Francia, elezioni legislative: testa a testa tra la sinistra e Macron, che rischia di non avere la maggioranza assoluta

L'alleanza dei partiti che sostengono Macron e le forze di sinistra sono distanziate da circa 20 mila voti, rispettivamente con il 25,75% e il 25,66% delle preferenze. [EPA-EFE/LUDOVIC MARIN / POOL MAXPPP OUT]

Il risultato del primo turno delle elezioni legislative francesi, che si è svolto domenica 12 giugno, delinea un testa a testa tra l’alleanza dei partiti di sinistra e il cartello che sostiene il presidente Emmanuel Macron. In base alle proiezioni in vista dei ballottaggi, il campo macronista dovrebbe ottenere la maggioranza dell’Assemblea nazionale, ma rischia che sia soltanto una maggioranza relativa.

Secondo i dati del ministero dell’Interno francese, l’alleanza dei partiti che sostengono Macron, Ensemble! (Insieme!) e le forze di sinistra riunite nella Nuova Unione Popolare, Ecologica e Sociale (NUPES) sono distanziate da circa 20 mila voti, rispettivamente con il 25,75% e il 25,66% delle preferenze. Il partito di estrema destra Rassemblement National (RN) è al 3° posto con il 18,68%, seguito dalla destra post-gollista dei Républicains (LR) al 10,43%.

Un dato importante da rilevare è il tasso di astensione da record (52,52%). L’astensione aveva già superato la soglia del 50% al primo turno delle elezioni legislative del 2017, mentre nel 2012 aveva raggiunto “solo” il 42,78%.

Interpretati da tutti gli osservatori – e da molti dirigenti dei partiti – come un segno di disinteresse per la vita democratica, queste percentuali hanno anche limitato meccanicamente il numero dei ballottaggi a tre: infatti, per qualificarsi al secondo turno, un candidato deve raccogliere un numero di voti pari al 12,5% degli elettori registrati (il che significa che per avere tre, o più, candidati che passano al secondo turno occorre un’affluenza molto alta). Secondo un conteggio del Figaro, al secondo turno sarebbero previsti almeno otto triangolari.

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Intervenendo dopo la chiusura dei seggi, la prima ministra Elisabeth Borne, lei stessa candidata nel 6° collegio elettorale del Calvados dove è in testa rispetto al candidato della NUPES, ha chiesto una “maggioranza forte e netta” a favore del presidente Macron per “rispondere alle emergenze che gravano quotidianamente sui francesi”.

Il leader dell’alleanza di sinistra, Jean-Luc Mélenchon, ha invece affermato che “il partito presidenziale è battuto e sconfitto” e ha invitato gli elettori ad “impegnarsi” per il secondo turno per bloccare il governo.

Maggioranza assoluta incerta

Per i partiti che sostengono il presidente, la maggioranza assoluta (raccolta senza problemi cinque anni fa) è tutt’altro che assicurata. Secondo l’istituto di sondaggi Ipsos, Ensemble! potrebbe ottenere tra i 255 e i 295 seggi al ballottaggio di domenica 19 giugno. La maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale è di 289 seggi.

La NUPES, dal canto suo, potrebbe conquistare tra i 150 e i 210 seggi, in base alle stime dei vari istituti elettorali, il che la renderà di gran lunga la principale forza di opposizione nell’Assemblea nazionale. D’altro canto, il desiderio di Jean-Luc Mélenchon di diventare Primo Ministro sembra essere tramontato.

Frutto di un ampio accordo raggiunto dopo le elezioni legislative, la NUPES riunisce il partito di Mélenchon La France Insoumise (LFI), Europe Ecologie Les Verts (EELV), il Partito Socialista (PS) e il Partito Comunista Francese (PCF), con LFI alla testa dopo lo storico risultato ottenuto dal suo leader al primo turno delle presidenziali (21,95%).

Tuttavia, la percentuale raggiunta domenica è inferiore alla somma dei risultati ottenuti dai partiti che partecipano all’alleanza al primo turno delle presidenziali (30,61%).

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Anche l’alleanza pro-Macron vede il proprio punteggio ridotto rispetto al primo turno delle presidenziali, quando il presidente aveva raccolto il 27,85% dei voti, e anche rispetto al primo turno delle legislative del 2017, quando il partito presidenziale La République en Marche aveva ottenuto il 28,21%.

A causa del sistema maggioritario e della possibile confluenza dei voti dalla destra, buona parte dei duelli NUPES-Ensemble! dovrebbe essere vinta da quest’ultimo. Tale sistema, infatti, sfavorisce i candidati più radicali, che soffrono di un effetto di blocco e di mancanza di riserve di voto.

Domenica sera, peraltro, il partito di Macron ha annunciato che, nei pochi casi in cui il ballottaggio sarà tra un candidato della NUPES e uno del Rassemblement National, non darà indicazioni di voto, ma sceglierà “caso per caso”. Una formula ambigua che sembrerebbe accomunare l’alleanza di sinistra con l’estrema destra di Marine Le Pen (contro la quale negli anni tutti i partiti hanno sempre dato via al cosiddetto ‘fronte repubblicano’) e che è stata molto criticata proprio dalla sinistra e dalla stampa francese.

La situazione a sinistra 

La NUPES è la prima forza politica tra gli elettori più giovani, con il 42% dei suoi elettori che è nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni e il 38% tra i 25 e 34, secondo Ipsos.

L’alleanza ottiene un punteggio elevato anche tra i dirigenti (28%), generalmente meno inclini a votare per la sinistra radicale. Inoltre, il voto a favore della sinistra unita è tanto maggiore quanto più basso è il livello salariale.

Per il partito di Mélenchon è previsto un forte aumento del numero dei seggi. La France Insoumise, che aveva 17 deputati nella legislatura precedente, dovrebbe infatti eleggere almeno un centinaio. Anche i Verdi dovrebbero decuplicare la loro presenza sui banchi dell’Assemblea nazionale, passando da un deputato a una ventina. In totale, tutti i partiti di sinistra dovrebbero moltiplicare di tre o quattro volte il numero dei deputati rispetto alla legislatura precedente, secondo le proiezioni dei vari istituti.

Tuttavia, la questione del futuro dell’alleanza rimane aperta, dal momento che i vari partiti hanno annunciato che siederanno ciascuno in un gruppo separato.

Date le differenze su alcune questioni sostanziali, dal nucleare al posizionamento nella comunità internazionale in Europa, non è detto che il cartello durerà a lungo. D’altra parte, pare essere ben attestato uno spostamento del baricentro dalla sinistra riformista a quella radicale.

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Il risultato della destra

Proprio il Rassemblement National, con il 18,73% dei voti, si è classificato al 3° posto, con un buon progresso rispetto alle legislative del 2017 (13,2% al primo turno), nonostante un calo rispetto alle presidenziali di aprile, quando Marine Le Pen aveva avuto il 23,15% dei suffragi.

Secondo l’istituto Ifop, il partito potrebbe eleggere tra 15 e 30 deputati, mentre Ipsos ne prevede da 20 a 45 eletti, un numero sufficiente a formare un gruppo (per cui occorre un minimo di 15 deputati), e almeno il doppio degli eletti rispetto alla legislatura precedente.

Marine Le Pen ha ottenuto un significativo successo personale, ottenendo il 53,96% dei voti nel suo collegio elettorale del Pas-de-Calais, nel Nord del paese. A causa della scarsa affluenza alle urne, la leader del FN dovrà comunque affrontare al secondo turno la candidata della NUPES, Marine Tondelier, che ha ottenuto il 23,43% dei voti.

Domenica sera, Le Pen ha invitato i francesi a eleggere i candidati del RN per un'”opposizione ferma ma rispettosa delle nostre istituzioni”, e in caso di duello tra un candidato della coalizione di Emmanuel Macron e un candidato dell’alleanza di sinistra, ha invitato i suoi elettori “a non scegliere tra i distruttori dall’alto e quelli dal basso” e tra “coloro che vogliono privarvi dei vostri diritti e coloro che vogliono privarvi delle vostre proprietà”.

Reconquête! (Riconquista!), il partito dell’ex candidato alla presidenza Éric Zemmour, è invece crollato, con un risultato di appena il 4,24% e diversi pesi massimi che sono stati eliminati al primo turno, tra cui lo stesso Zemmour.

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Con il 10,43% dei voti, il partito della destra post-gollista Les Républicains (LR) ha mostrato invece una relativa resilienza e confermato di avere ancora un certo radicamento territoriale nonostante la storica sconfitta al primo turno delle presidenziali (dove aveva ottenuto solo il 4,8%), anche se il numero di deputati atteso (da 50 a 80) sarà insufficiente per rimanere la prima forza di opposizione in parlamento.

Gli eletti dei Républicains potrebbero però essere decisivi se Macron non dovesse ottenere la maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale, e potrebbero quindi concludere un patto di governo con il presidente spostando ancora più verso destra il baricentro del governo francese.