Il fallimentare viaggio a Mosca di Borrell

Josep Borrell a Mosca il 6 febbraio 2021. [Europe by Satellite]

In un post sul suo blog pubblicato domenica 7 febbraio, il capo della diplomazia dell’UE ha cercato di fare un punto sul suo viaggio a Mosca di venerdì e sabato scorsi, giudicato un fallimento e un pasticcio da molti osservatori, e ha ribadito con toni ancora più forti di quelli utilizzati già nella capitale russa che le relazioni tra l’Unione Europea e la Russia hanno toccato il punto più basso. 

“Il mio incontro con il ministro degli Esteri russo Lavrov e i messaggi inviati dalle autorità russe durante questa visita”, ha scritto Borrell definendo il viaggio “molto complicato”, hanno confermato “che l’Europa e la Russia si stanno allontanando. Sembra che la Russia si stia progressivamente scollegando dall’Europa e consideri i valori democratici come una minaccia esistenziale”.

Secondo Borrell, la conferenza stampa congiunta “organizzata in modo aggressivo” – con i ripetuti attacchi di Lavrov all’UE per le sanzioni contro l’invasione russa della Crimea e l’accusa di essere un “partner inaffidabile” in politica estera – e l’espulsione di tre diplomatici dell’UE avvenuta proprio durante la sua visita “indicano che le autorità russe non volevano cogliere questa opportunità per avere un dialogo più costruttivo con l’UE”.

L’annuncio dell’espulsione dei tre diplomatici – uno svedese, un tedesco e un polacco – è stato infatti dato dal Cremlino proprio durante il meeting Lavrov-Borrell, e giustificato con la presunta partecipazione a “proteste illegali” a sostegno dell’oppositore Alexei Navalny, lo scorso 23 gennaio. I tre governi hanno negato che i loro diplomatici avessero partecipato alle manifestazioni, mentre Borrell ha detto di aver appreso dell’espulsione attraverso i social media e di aver “chiesto a Lavrov di revocare questa decisione, ma inutilmente”.

Proprio la liberazione di Navalny – o almeno un incontro con lui in carcere – era uno degli obiettivi più importanti e pubblicizzati del viaggio di Borrell. Tentativo evidentemente fallito, e anzi oscurato – in modo provocatorio, secondo alcuni osservatori – dalla seduta di apertura di un nuovo processo contro Navalny, in cui il leader dell’opposizione russa è comparso dietro una gabbia di vetro per rispondere delle accuse di diffamazione contro Ignat Artemenko, un veterano della Seconda guerra mondiale che in un breve video aveva difeso il referendum pro Putin del 2020.

L’incontro con Lavrov ha rafforzato le convinzioni di quanti, sia a Bruxelles che nelle capitali dell’Europa centro-orientale, ritengono Borrell non all’altezza del suo compito, soprattutto quando si trova ad affrontare un diplomatico esperto come il ministro degli esteri del Cremlino.  Artis Pabriks, il vice primo ministro della Lettonia, ha scritto su Twitter che i rappresentanti delle istituzioni europee “non imparano mai! Non giocate con i russi se non li capite”.

Sul suo blog, Borrell ha difeso la sua visita sostenendo che criticare la Russia a distanza “non porterà maggiore sicurezza all’UE”, e aggiungendo che “dobbiamo affrontare le sfide, inclusa quella di incontrare gli altri a casa loro proprio quando si verificano eventi negativi”, al fine di valutare meglio le azioni da intraprendere. E contrariamente alle proprie posizioni precedenti, il capo della diplomazia comunitaria ha spiegato che ora tra i prossimi passi dell’UE ci potrebbe essere il varo di nuove sanzioni contro Mosca: “Abbiamo anche un altro strumento in questo senso, grazie al regime di sanzioni per i diritti umani dell’UE recentemente approvato”, ha scritto Borrell.

La posizione del diplomatico spagnolo non è comunque facile, di fronte alle divisioni in sento all’Unione sull’atteggiamento da tenere nei confronti del Cremlino: da un lato i paesi baltici e dell’Est che (con qualche sfumatura, vedi l’amicizia con Putin rivendicata dal leader ungherese Viktor Orbán) chiedono un atteggiamento duro; dall’altro una Germania più conciliante nei confronti tanto della Russia – con cui sta continuando a portare avanti il controverso progetto del gasdotto North Stream 2 – che della Cina; nel mezzo tutti gli altri.

Nonostante gli appelli proprio dei paesi baltici, e di Polonia, Italia e Romania, a gennaio i ministri degli esteri UE avevano deciso di non imporre nuove sanzioni ai funzionari russi in risposta alla detenzione di Navalny. Ora, tuttavia, la situazione potrebbe cambiare: il prossimo 22 febbraio è previsto il resoconto ufficiale di Borrell ai ministri degli esteri, e il dossier dei rapporti con la Russia tornerà di prepotenza sul tavolo del meeting dei capi di Stato e di governo in programma a marzo.