Europa e Turchia: storia di un rapporto sempre più difficile

Il Presidente del Consiglio UE Charles Michel dà il benvenuto al Presidente turco Recep Tayyip Erdogan in vista di una riunione del Consiglio europeo a Bruxelles il 9 marzo 2020. EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ

I rapporti tra Ue e Turchia sono sempre più tesi: dure prese di posizione e accuse reciproche si alternano agli appelli al dialogo. Cosa c’è in gioco? Le principali domande e risposte.

Quando sono nate le relazioni Ue-Turchia?

Per capire a quando risalgono le relazioni tra Ue e Turchia bisogna tornare indietro a quando l’Ue non esisteva ancora. Era il 12 settembre del 1963 quando i leader della Comunità economica europea e della Turchia si incontrarono ad Ankara per firmare l’Accordo di associazione – il cosiddetto Accordo di Ankara – con lo scopo di “promuovere un continuo e bilanciato rafforzamento degli scambi commerciali e delle relazioni economiche tra le parti”.
Il 14 aprile 1987 la Turchia ha presentato la sua candidatura per entrare nella Cee.

È sempre un Paese candidato?

La Turchia ha ottenuto lo status di paese candidato in seguito al Consiglio europeo di Helsinki del dicembre 1999.
Nella riunione del 16 e 17 dicembre 2004 il Consiglio europeo ha deciso che la Turchia soddisfaceva sufficientemente i criteri per l’avvio dei negoziati di adesione. Nel 2004 l’attuale presidente Erdogan a nome della Turchia aveva persino firmato il progetto di Costituzione europea.
I negoziati di adesione sono stati avviati nell’ambito di una conferenza intergovernativa (Cig) il 3 ottobre 2005 ma fino a quando la Turchia non accetterà di applicare il Protocollo aggiuntivo dell’Accordo di associazione di Ankara a Cipro, non saranno aperti otto capitoli di negoziato e nessun capitolo sarà provvisoriamente chiuso.

Qual è il problema con Cipro?

L’isola di Cipro è divisa dal 1983 in due entità: la Repubblica di Cipro, Stato membro dell’Unione europea, e l’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord (riconosciuta solo dalla Turchia, che occupa circa il 37% del territorio dell’isola), in seguito all’invasione del luglio del 1974. La Repubblica di Cipro controlla il sud, mentre un’entità separatista sostenuta dalla Turchia amministra il lato nord (la Repubblica turca di Cipro) ed è riconosciuta solo da Ankara, che ha un controllo militare sull’area. Nicosia, la capitale cipriota, è divisa dall’ultimo muro politico d’Europa.
La situazione si è aggravata negli ultimi anni, rispetto al tema della migrazione: Cipro settentrionale è diventata una porta d’ingresso per un numero sempre crescente di migranti che arrivano in barca per poi riversarsi nella zona cuscinetto controllata dall’Onu.

 

I conti aperti tra Cipro e la Turchia (e la UE) passano per i migranti

A Cipro, le autorità hanno dato a un gruppo di richiedenti asilo un out-out: trasferirsi in un campo sovraffollato o tornare a casa, nel loro Paese di provenienza.

Nel bel mezzo del lockdown l’isola del Mediterraneo ha ritenuto che fosse un …


Quali sono i termini dell’accordo tra Ue e Turchia sui migranti?

Nel 2016 è stato sottoscritto un accordo tra l’Ue e la Turchia. L’accordo nasce con lo scopo dichiarato di fermare, o quantomeno ridurre drasticamente, il flusso di migranti, richiedenti asilo e rifugiati che giunge in Europa attraversando il mar Egeo e percorrendo la rotta balcanica. A partire dal settembre 2015, l’entità di questo flusso è stata tale da indurre a definire il fenomeno una ‘crisi migratoria’ o ‘crisi dei rifugiati’. L’accordo tra Ue e Turchia nasce nel contesto dell’aggravarsi della situazione in Grecia, nei Paesi balcanici e soprattutto nei Paesi dell’Europa centro-settentrionale: in Ungheria il premier Orban aveva fatto erigere un vero e proprio muro per fermare i migranti. 

Conferendo alla Turchia lo status di Paese sicuro, le parti si accordarono che “per ogni rifugiato siriano rimandato in Turchia dalle isole greche, un altro siriano sarebbe stato ricollocato nell’Unione europea tenendo conto dei criteri di vulnerabilità previsti dalle Nazioni Unite”. In cambio, la Turchia si impegnava a prevenire gli attraversamenti via mare dalle sue coste, grazie all’aiuto di finanziamenti pari a più di tre miliardi di euro, con altri tre miliardi aggiuntivi in una fase successiva.

In cambio alla Turchia sono state date molte risorse (6 miliardi di euro in due tranches) e una promessa: la liberalizzazione dei visti per l’Europa non appena Ankara avesse soddisfatto le 72 richieste per l’idoneità avanzate da Bruxelles. 

Le critiche da parte della Turchia 

La principale insoddisfazione da parte della Turchia concerne la distribuzione dei fondi: il governo turco ha sempre chiesto che i fondi venissero stanziati in favore di istituzioni pubbliche che si sarebbero occupate dell’accoglienza dei siriani ma l’Unione europea ha preferito distribuirli tra le organizzazioni non governative e gruppi della società civile. Ankara avrebbe voluto gestire i fondi direttamente. Allo stesso tempo Ankara considera la mancata liberalizzazione dei visti come una promessa tradita.

Le critiche umanitarie all’accordo

Molte organizzazioni non governative e molte inchieste giornalistiche hanno criticato fortemente i termini dell’accordo. John Dalhuisen, ad esempio, direttore per l’Europa di Amnesty International, esattamente un anno dopo l’entrata in vigore dell’accordo, ha detto che “le isole greche sono state trasformate in campi di sosta e le coste europee da luogo di rifugio sono diventate luogo di pericolo. A un anno di distanza, migliaia di persone restano bloccate in un limbo rischioso, disperato e apparentemente senza fine”. 

Cosa c’entra la Grecia?

A marzo 2020 nelle zone di confine fra Turchia e Grecia sono arrivati migliaia di migranti che cercavano di entrare in territorio greco per chiedere una qualche forma di protezione ufficiale. La Turchia condivide con la Grecia un confine terrestre di 120 chilometri delimitato in gran parte dal fiume Evros e in una zona piena di boschi e scarsamente abitata. Il 27 febbraio il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan aveva annunciato di aver aperto i confini del paese ai migranti intenzionati a raggiungere l’Europa e tale decisione è stata interpretata come un’arma di ricatto da parte del governo turco per silenziare le eventuali voci di protesta rispetto alle azioni contro i Curdi in Siria, oltre che per domandare nuove risorse economiche.

 

Tensioni tra Grecia e Turchia: Atene smentisce occupazione del territorio vicino Evros

Domenica 24 maggio la Grecia ha smentito la notizia che i soldati turchi avrebbero occupato una striscia di territorio greco nella regione di confine di Evros, dove Atene sta realizzando una recinzione per tenere fuori i migranti.

Il ministro degli Esteri …


Cosa hanno di altro in comune la Grecia e Cipro?

Il mare naturalmente. E l’ipotesi che vi si torvi petrolio. Ankara ha ampliato le sue attività di esplorazione di petrolio e gas nelle aree che Cipro e la Grecia considerano le loro acque territoriali. A novembre l’Ue ha condannato le “attività illegali di trivellazione della Turchia” e ha imposto sanzioni a due funzionari turchi della compagnia petrolifera. Ora si parla dell’ipotesi di sanzioni ne confronti del Paese.

E la Libia?

Pare che Unione europea e Nazioni Unite non abbiano apprezzato l’intervento diretto turco nel Paese nordafricano; tuttavia sulla questione libica sembrano esserci le migliori possibilità di un’intesa, dato che entrambe le parti appoggiano il governo internazionalmente riconosciuto di Fayez al-Serraj. Borrell ha detto che l’Ue e la Turchia “condividono lo stesso interesse nel ritorno alla stabilità e alla pace”.

La Turchia ha accusato la Francia, martedì 16 giugno, di aver esacerbato la crisi in Libia e di aver violato le decisioni dell’Onu e della Nato sostenendo le forze di Khalifa Haftar contro il governo dell’accordo nazionale. In risposta, il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha ribadito che Parigi non si sta schierando in Libia, accusando a sua volta la Turchia, che avrebbe messo in pericolo la sicurezza europea inviando in Libia combattenti siriani. La diatriba Francia-Turchia si è anche inasprita sull’ispezione della nave cargo Cirkin battente bandiera della Tanzania e scortata da tre vascelli della Marina di Ankara.

La Francia ha annunciato il ritiro temporaneo dall’operazione di sicurezza della Nato nel Mediterraneo, accusando la Turchia di avere usato un atteggiamento ostile.

 

Crisi libica: Turchia accusa la Francia, Onu contro i mercenari e instabilità del patto russo-turco

Nei giorni in cui Ankara accusa Parigi di sostenere Haftar, l’Onu punta il dito sulla questione dell’uso di mercenari nel conflitto. Patto Turchia-Russia: secondo Varvelli (Ecfr) non sarà risolutivo e in gioco c’è anche l’Europa.

La Turchia ha accusato la Francia, …