Il leader della Turchia alza la voce nel giorno in cui sono ripresi i sondaggi per estrarre idrocarburi da parte della Oruc Reis, la nave che ha operato negli scorsi mesi a largo di Kastellorizo, replicando sulle questioni cipriote. Intanto sale la tensione dopo che le autorità turche hanno temporeggiato sul passaggio dell’aereo che trasportava il ministro greco Dendias dall’Iraq. La Grecia attacca, Ankara si difende.

Dopo un brevissimo periodo di quiete, finalizzato all’inizio dei colloqui sulle questioni aperte con la Grecia, la Turchia è ripartita con le azioni provocatorie, riprendendo i sondaggi estrattivi a largo dell’isola ellenica di Kastellorizo e annunciando la riapertura della località balneare di Varosha (Maras), a confine tra la zona tra nord e sud, sottoposta a vincoli internazionali dopo l’occupazione turca del 1974, che vide la fuga dall’area dei greco-ciprioti che vi risiedevano e lavoravano.

Dopo giorni di proteste e richiami dalle parti interessate è arrivata, nella giornata di mercoledì 14 ottobre, la decisa risposta del presidente Recep Tayyip Erdogan che assume toni quasi minatori. “Continueremo a dare alla Grecia e all’amministrazione greco-cipriota la risposta che meritano”, ha detto il rais di Ankara per ciò che riguarda le questioni aperte nel Mediterraneo orientale, accusando Grecia e Cipro di non mantenere “le promesse fatte nelle piattaforme Ue e Nato”.

Non a caso le affermazioni arrivano nel pieno della campagna elettorale presidenziale a Cipro del nord, dove si contendono la carica (nel ballottaggio del 18 ottobre) il candidato nazionalista vicino al Governo di Ankara e quello socialdemocratico, favorevole al confronto con Nicosia sull’annosa questione dell’isola.

Un portavoce del ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, in visita a Nicosia e Atene nei giorni scorsi, ha detto che il titolare dei rapporti diplomatici berlinesi ha rilevato da parte di Grecia e Cipro “una chiara delusione per la mossa unilaterale” turca ma anche accertato “una disponibilità di fondo per instaurare un dialogo” cui i greci e greco-ciprioti sarebbero disposti ad avviare.

Ma Erdogan pare non vere proprio intenzione di concedere aperture. “Maras appartiene ai turco-ciprioti”, riporta l’agenzia di stampa ufficiale turca Anadolu riprendendo le parole del Presidente turco, intervenuto alla riunione del gruppo parlamentare dell’Akp. La risposta è all’Unione Europea aveva chiesto alla Turchia una “immediata” marcia indietro su Varosha.

L’Ue infatti, per mezzo dell’Alto rappresentante Josep Borrell, aveva espresso martedì “profonda preoccupazione” per la decisione di procedere con “l’apertura”, lo scorso 8 ottobre, di una parte dell’area interdetta, chiedendo un passo indietro. Il capo della diplomazia europea, richiamando al “pieno rispetto” delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu sulla località di Varosha, sosteneva una “rapida ripresa” delle trattative negoziali curate dal Palazzo di vetro. Borrell, aspettandosi un comportamento rispettoso del diritto internazionale da parte della Turchia, aveva dichiarato che l’Ue sarebbe stata “pronta a giocare un ruolo attivo nel sostenere i negoziati”. L’Unione a fine agosto ha minacciato sanzioni alla Turchia sulle questioni del Mediterraneo orientale.

Intanto, sul fronte della contesa energetica, la nave sismica Oruc Reis, insieme ad altri mezzi navali, dovrebbe operare fino al 22 ottobre ed è scortata dalla marina militare turca. Nella giornata di mercoledì il ministro dell’Energia turco Fatih Donmez ha confermato la ripresa dei primi rilievi sismici (e sempre nella stessa giornata la Turchia ha annunciato anche la scoperta di risorse energetiche nel Mar Nero), mentre Germania e Stati Uniti hanno sollecitato a interrompere le attività considerate illegali in quanto violano la zona economica esclusiva di Grecia e Cipro. Nella “risposta” contro Grecia e Cipro, citata dal capo di Stato turco, ci sta l’invio di un’altra nave, la Yavuz, che, sempre per voce di Erdogan, porterà avanti ricerche di idrocarburi nel Mediterraneo orientale.

Le decisioni di Erdogan, sui fronti aperti con Grecia e Cipro, rappresentano dunque passi indietro su cui Bruxelles non potrà fare finta di niente. Non più tardi di agosto il presidente francese Macron aveva annunciato un rafforzamento della presenza militare nell’area di tensione (l’Egeo), rispettivamente alle trivellazioni turche per gas e petrolio, con la Grecia che ha ripreso una corsa al riarmo in risposta all’aggressività ‘neo-ottomana’ di Ankara. Provvedimenti forti, ma sempre ristretti alle limitate azioni nazionali e che alimentano le questioni rispetto alla Difesa europea e dell’instabilità dei confini ad est dell’Europa.

Aggiornamento ore 16: tv greca Ert accusa la Turchia di avere bloccato al confine Ministro di Atene

Mistero sul ‘blocco’ (mercoledì 14 ottobre) dell’aereo con all’interno il ministro greco Nikos Dendias, titolare degli Esteri, che stava tornando dall’Iraq. A denunciare l’accaduto l’emittente Ert, citata dall’agenzia Adnkronos. La tv pubblica ellenica accusa le autorità turche di aver impedito per 20 minuti il passaggio del volo con l’esponente del Governo, prima di ricevere il via per attraversare lo spazio aereo della Turchia, ma solo dopo che il pilota ha informato di problemi con il livello di carburante.

L’accusa mossa dai media greci e da fonti del Ministero degli Interni contro Ankara è quella di “bullismo”, riferisce l’agenzia Dpa, mentre la Turchia non ci sta e replica con una nota del ministero degli Esteri dicendo che “non sono vere le notizie secondo cui il ministro Dendias sarebbe stato lasciato in attesa prima dell’ingresso nello spazio aereo turco”. A sentire la versione turca pare non fosse stato comunicato il piano di volo tramite Eurocontrol, l’organizzazione per la sicurezza della navigazione aerea, specificando che le autorità turche hanno dato il via libera “rapidamente” dopo le conferme ricevute da quelle irachene.

A sentire Ankara si tratterebbe dunque di un dovuto passaggio di controllo in casi come questo, ma l’escalation di tensione nel Mediterraneo orientale, in particolare con le azioni turche dell’ultima settimana, non permette alla Grecia di poter pensare a normali consuetudini procedurali sul traffico aereo.