Dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la Danimarca vuole aderire alla cooperazione Ue sulla difesa

La premier danese Mette Frederiksen [EPA-EFE/CLAUS BECH]

Copenaghen annuncia un referendum per far cadere una delle clausole che blocca la condivisione dei provvedimenti dell’Unione Europea in materia. 

L’aggressione della Russia all’Ucraina sta contribuendo all’accelerazione del dibattito sulle politiche di Difesa dell’Unione Europea e la Danimarca, paese membro “a condizione”, potrebbe abolire via referendum (il prossimo 1 giugno) una clausola che non permette la condivisione di provvedimenti UE in materia. Si tratta di un passaggio significativo, dopo che un referendum del 1992 sul trattato di Maastricht fece ottenere a Copenaghen l’esenzione da alcune politiche UE, tra cui la moneta unica e, appunto, la politica di sicurezza e difesa.

La premier socialdemocratica Mette Frederiksen, nella conferenza stampa di domenica 6 marzo, ha spiegato che il governo intende aumentare il budget per la difesa e l’autosufficienza dal gas naturale russo in risposta all’invasione dell’Ucraina. “Tempi storici richiedono decisioni storiche”, ha detto la premier danese parlando del “più grande investimento nella difesa danese in tempi recenti”.

Poi la stoccata al capo del Cremlino: “L’inutile e brutale attacco di Putin all’Ucraina ha annunciato una nuova era in Europa, una nuova realtà”, ha affermato Frederiksen, aggiungendo che la lotta dell’Ucraina è “una prova di forza per tutto ciò in cui crediamo, i nostri valori, la democrazia, i diritti umani, la pace e la libertà”.

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L’invasione dell’Ucraina ha provocando un’accelerazione nei processi decisionali sia dei singoli governi nazionali che dell’Unione Europea. Da un lato l’UE ha reagito con prontezza e compattezza deliberando l’uso di fondi europei per l’acquisto di armi e rifornimenti bellici per l’Ucraina, …

Come riportano EURACTIV e Reuters, la nazione scandinava vuole investire gradualmente sulla difesa in modo da raggiungere il 2% del Pil entro il 2033: un incremento della spesa annuale di circa 18 miliardi di corone danesi (2,65 miliardi di dollari) frutto di un accordo tra i principali partiti in Parlamento. Gli schieramenti hanno anche concordato di mettere da parte altri 7 miliardi di corone nei prossimi due anni e rafforzare così la difesa danese, la diplomazia e gli sforzi umanitari.

La Danimarca, membro della Nato, ha accettato nel 2019 di aumentare la spesa militare dall’1,35% della sua produzione economica all’1,5% entro il 2023, ma ha subito le pressioni degli Usa per raggiungere l’obiettivo Nato del 2%.

Un esito positivo del referendum cancellerebbe l’opt-out e segnerebbe un momento storico dopo 30 anni, permettendo a Copenaghen di partecipare alla Politica di sicurezza e difesa comune dell’UE, prendere parte alle operazioni militari congiunte dell’Unione e cooperare allo sviluppo e all’acquisizione di capacità militari nel quadro UE.