Diritti umani: volano sanzioni tra Unione europea e Cina

[EPA-EFE/ARIS OIKONOMOU / POOL]

Adottati (dopo oltre trent’anni dall’ultima volta) provvedimenti contro esponenti Rpc per lo Xinjiang, ma Pechino risponde con la stessa moneta. Azioni contro i golpisti in Birmania e anche contro Russia, Sud Sudan, Eritrea, Libia e Corea del nord.

Era nell’aria dalla scorsa settimana, quando gli inviati dell’Unione europea avevano proceduto con una pre-approvazione delle misure sanzionatorie alla Repubblica popolare cinese (Rpc), per il mancato rispetto dei diritti umani nei confronti della minoranza islamica cinese, rappresentata dagli uiguri che popolano la regione dello Xinjiang.

Si tratta di un evento di un certo peso, non solo per i fitti rapporti dell’Ue con il colosso asiatico, ma anche per il fatto che le ultime sanzioni imposte a Pechino risalgono all’embargo europeo sulle armi in seguito al massacro di piazza Tienanmen del 1989. “Le sanzioni segnalano la forte determinazione dell’Ue a difendere i diritti umani e a intraprendere azioni concrete contro i responsabili di violazioni e abusi”, si apprende da una nota del Consiglio europeo.

Ma il governo cinese fa sapere che “si oppone e condanna con forza le sanzioni unilaterali decise oggi dall’Ue a carico di persone ed entità cinesi rilevanti, citando le cosiddette questioni relative ai diritti umani nello Xinjiang”, come affermato in una nota del ministero degli Esteri. Pechino annuncia così a sua volta sanzioni contro “dieci persone e quattro entità dell’Ue che danneggiano gravemente la sovranità e gli interessi della Cina e diffondono maliziosamente menzogne e disinformazione”.

I dieci individui includono, tra gli altri, Reinhard Butikofer, capo della delegazione del Parlamento europeo sulla Cina e il ricercatore tedesco Adrian Zenz, i cui rapporti sul trattamento degli uiguri hanno attirato rimproveri infuocati dalla Rpc. Tra i sanzionati anche Michael Gahler, Raphaël Glucksmann, Ilhan Kyuchyuk e Miriam Lexmann del Parlamento europeo.

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L’imposizione delle misure restrittive Ue riguarda più Paesi del mondo e prendono di mira le detenzioni arbitrarie su larga scala, oltre alla già citata Cina: “la repressione nella Repubblica popolare democratica di Corea” (Corea del Nord), “le esecuzioni extragiudiziali e le sparizioni forzate in Libia, la tortura e la repressione contro le persone Lgbti in Russia” e per “gli oppositori politici in Cecenia, e la tortura, le esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie e gli omicidi nel Sud Sudan e in Eritrea”.

Le quindici designazioni (11 individui e 4 entità), insieme alla lista di quattro individui russi sanzionati all’inizio di marzo, fanno parte di un primo e più ampio pacchetto di liste nel regime di sanzioni globali dell’Ue sui diritti umani.

In base al regime sanzionatorio globale Ue sui diritti umani del 7 dicembre 2020, il cosiddetto European Magnitsky Act, è previsto un congelamento dei beni a individui ed entità nei paesi dell’Unione. Inoltre, i soggetti in elenco sono colpiti anche dal divieto di viaggio nell’Ue.

Colpiti pezzi grossi in Myanmar

Il Consiglio ha imposto anche misure restrittive contro il Myanmar (Birmania), in particolare nei confronti di undici persone responsabili del colpo di stato militare dello scorso primo febbraio, che ha rovesciato il governo legittimo presieduto da Aung San Suu Kyi. Al golpe è seguita la repressione di militari e polizia contro le manifestanti pacifiche, con ulteriori morti e feriti anche nel weekend appena trascorso.

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Delle persone interessate, una decina appartengono ai più alti gradi del Tatmadaw (forze armate), tra cui il comandante in capo Min Aung Hlaing (che rappresenta, di fatto, il vertice del Paese) e il vice-comandante in capo Soe Win. Nel mirino anche il nuovo presidente della Commissione elettorale, “per il suo ruolo nell’annullare i risultati delle elezioni del 2020 in Myanmar”.

Le misure già in essere prevedono la designazione di quattordici soggetti per atrocità contro la popolazione Rohingya che, insieme a quelle nuove, porta il numero totale di persone elencate a venticinque.

“Le sanzioni di oggi – si apprende dal Consiglio –, insieme al blocco dell’assistenza finanziaria al governo, al congelamento di tutta l’assistenza agli enti governativi che possono essere visti come legittimanti la giunta militare di Myanmar, e l’intensa attività diplomatica in corso, rappresentano la risposta forte dell’Ue al rovesciamento illegittimo del governo democraticamente eletto e la brutale repressione della giunta contro i manifestanti pacifici”.

Allo stesso tempo però, precisano da Bruxelles, “l’Ue mira a garantire che le sue misure non abbiano un effetto negativo sulla popolazione in generale”, rimanendo un “sostenitore risoluto del popolo” e “della transizione democratica del paese”.

Rimangono poi in vigore le preesistenti misure restrittive sulle armi, beni ad uso di esercito e polizia di frontiera, su strumentazioni per il monitoraggio della comunicazione, oltre al divieto di addestramento e cooperazione militare con il Tatmadaw.