Difesa, timori per la domanda di partecipazione della Turchia al progetto militare Ue

Il presidente turco Erdogan saluta mentre arriva al vertice Nato a Bruxelles, nel luglio 2018. [EPA-EFE/CHRISTIAN BRUNA]

I turchi hanno inoltrato regolare richiesta, ma il livello di tensione raggiunto nel 2020 e il mancato seguito (per ora) ai buoni propositi manifestati da inizio anno, mettono in allarme alcuni stati che temono un effetto “cavallo di Troia”.

È destinata a far discutere la scelta della Turchia di fare domanda per partecipare al progetto dell’Unione europea, guidato dai Paesi Bassi, sulla mobilità militare. Su Euractiv.com vengono riportate informazioni diffuse dal settimanale tedesco Welt am Sonntag, secondo cui la Turchia, membro Nato, ha formalmente dichiarato di voler aderire al progetto nel quadro della cooperazione strutturata permanente Ue (Pesco) di 46 progetti militari. Un passaggio che viene considerato come un passo avanti nel miglioramento della cooperazione tra l’Unione e l’Alleanza nord-atlantica.

La richiesta formale del governo turco al ministero della Difesa dell’Aja è stata confermata da un portavoce del governo olandese. “La Turchia ci ha effettivamente informato del suo desiderio di partecipare al progetto di mobilità militare – ha detto il portavoce ad Euractiv.com -. Come coordinatore del progetto, seguiamo attentamente il processo di candidatura stabilito dal Consiglio”.

Ma la richiesta va di pari passo con le condizioni per la candidatura di paesi terzi alla Pesco? A questa domanda il portavoce Affari esteri Ue Peter Stano ha risposto che i Paesi Bassi, come coordinatore del progetto, “hanno indicato che la richiesta sarà valutata dai membri del progetto, in linea con le procedure stabilite, come ha fatto con le richieste precedenti”.

Anche il portavoce olandese ha ricordato che “i paesi non membri dell’Ue sono liberi di richiedere la partecipazione ai progetti Pesco” e che, “dopo una tale richiesta, tutti i membri del progetto devono decidere all’unanimità se quel paese soddisfa le condizioni”.

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Per ora, tra le nazioni extra-Ue, sono state coinvolte Usa, Norvegia e Canada, dopo che i ministri della Difesa dell’Unione, nel mese di maggio, hanno dato il via alla loro adesione al progetto di mobilità militare. Una decisione che ha segnato una prima partecipazione di paesi esterni ai progetti militari europei.

La questione valoriale e il rischio ‘cavallo di Troia’

Nell’ottobre 2020 Euractiv.com riportava, per la prima volta, del fatto che l’Ue avesse concordato una serie di condizioni politiche, legali e “sostanziali”, per consentire ai Paesi al di fuori del blocco di partecipare a progetti di difesa comuni.

L’accordo, mediato dalla presidenza tedesca dell’Ue, prevede che le condizioni politiche per la partecipazione dei paesi terzi siano limitate e legate al “sostanziale valore aggiunto” che possono apportare al progetto militare, purché condividano “i valori su cui si fonda l’Ue” e non contravvengano agli interessi di sicurezza e difesa dell’Unione.

E questo passaggio potrebbe essere il principale ostacolo per Ankara, dopo un 2020 che ha segnato il culmine delle tensioni con Bruxelles sul piano militare, ma anche sulle questioni dello stato di diritto e della democrazia. Dall’inizio del 2021 ci sono state alcune occasioni di apertura ma non si sono registrati veri e propri passi avanti.

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Attualmente, un totale di 24 paesi Ue stanno partecipando al progetto Pesco e tra alcuni di questi serpeggia la paura di un effetto ‘Cavallo di Troia’ qualora la Turchia entrasse nel progetto. I più scettici sono Grecia e Cipro, gli stati membri che attualmente hanno relazioni più tese con Ankara.

Atene fa parte della Nato, come la Turchia. Dal momento della loro adesione, non sono mancate occasioni di attrito, ma la comune appartenenza al Patto militare ha funzionano sostanzialmente come un calmieratore negli anni (per quanto ancora, però, non si sa).

Più delicata la situazione di Cipro, che non è un membro dell’Alleanza e non ha un accordo di sicurezza con la Nato sullo scambio di documenti classificati, perché la Turchia ha posto il veto alla proposta.

Secondo il Welt am Sonntag, negli ambienti diplomatici ci sarebbe comunque, almeno in parte, la speranza che un’eventuale cooperazione di Ankara nella Pesco non solo migliorerebbe la collaborazione Ue-Nato, ma potrebbe anche portare a una normalizzazione delle relazioni tra Turchia da un parte e Cipro e Grecia dall’altra.

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Al vertice di fine marzo i leader dell’Ue avevano promesso ad Ankara l’avvio di migliori relazioni economiche, l’esenzione dal visto e nuovi miliardi di aiuti per sostenere i circa 3,5 milioni di rifugiati. Le relazioni tra Europa e Turchia saranno probabilmente di nuovo all’ordine del giorno del vertice Ue di giugno.

Quello che si è registrato finora è una sostanziale diffidenza e il proseguimento della corsa al riarmo della Grecia, che nei mesi scorsi ha stretto importanti commesse militari con Francia e Israele, nonché altri rilevanti accordi energetici con gli israeliani, alcuni dei quali hanno interessato anche Cipro. Uno scenario che peserà sull’opposizione a qualsiasi adesione militare da parte di Ankara.

Inoltre, quella turca, è una presenza non gradita agli Stati Uniti, che nel dicembre 2020 hanno stilato sanzioni contro la Turchia. Il pomo della discordia è stato l’acquisto del sistema missilistico di difesa S-400 (missili terra-aria a lungo raggio), che ha creato malumori nella Nato a partire, appunto, da Washington, che ritiene i missili russi un pericolo la sicurezza dell’Alleanza nord-atlantica.