Difesa europea, via libera al fondo da 7,9 miliardi di euro

Il commissario al Mercato interno Breton interviene sul Fondo europeo di Difesa al Parlamento Ue a Bruxelles, il 29 aprile 2021. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Un’approvazione che apre la strada al primo programma dedicato alla ricerca militare dell’Unione, destinato a rafforzare la cooperazione militare tra gli Stati membri. Opportunità e dubbi intorno all’operazione.

I parlamentari Ue hanno approvato giovedì 29 aprile il Fondo europeo per la difesa (Edf) da 7,9 miliardi di euro, aprendo la strada al primo programma dedicato alla ricerca militare dell’Unione, destinato a rafforzare la cooperazione militare tra gli Stati membri.

Il fondo, proposto per la prima volta sotto la presidenza della Commissione europea di Jean-Claude Juncker, era stato inizialmente previsto per 13 miliardi di euro, ma successivamente ha visto tagliare di 5 miliardi le risorse, dopo i negoziati sul bilancio dell’Ue dello scorso anno rispetto alle risorse da stanziare per la pandemia.

Il fondo mira a rafforzare l’industria della difesa europea e a ridurre la duplicazione delle spese militari, cofinanziando la ricerca applicata con gli stati membri, con un massimo dell’8% da spendere in nuove “tecnologie dirompenti”. Il programma coprirà anche lo sviluppo di prototipi di armi, a condizione che gli stati membri coinvolti si impegnino ad acquistare il prodotto finale.

“L’obiettivo del fondo non è solo quello di sostenere i progetti di ricerca e sviluppo dell’industria europea della difesa, ma anche di includere nuove entità nelle reti di cooperazione e nelle catene di approvvigionamento, comprese quelle che non sono state attive in questo settore fino ad ora”, ha detto il relatore del Parlamento europeo sul fondo, il deputato polacco Zdzisław Krasnodębski (Ecr).

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“Il Fes non sovvenzionerà la cooperazione bilaterale tra paesi, poiché il numero minimo di partecipanti al progetto finanziato è di almeno tre entità di almeno tre stati membri”, ha aggiunto.

La Commissione europea gestirà direttamente il programma e il primo concorso di sovvenzioni dovrebbe essere annunciato prima dell’estate. “Dobbiamo essere sempre più in grado di prendere la nostra sicurezza nelle nostre mani e di essere un attore della sicurezza sulla scena mondiale”, ha detto il commissario al mercato interno dell’Ue Thierry Breton al Parlamento europeo al momento dell’approvazione.

“Il Fondo europeo di difesa è un elemento essenziale per aumentare l’indipendenza dell’Europa”, aggiungendo che “dobbiamo gradualmente essere in grado di aggiungere al nostro arsenale di soft power sempre più hard power”.

L’accordo sul fondo arriva mentre la Francia guida una spinta per l’’autonomia strategica’ dell’Ue, in modo da essere in grado di operare indipendentemente sulle questioni di sicurezza all’indomani della Brexit, con una accelerazione condizionata anche dalle incertezze e dalle instabilità createsi durante l’ex amministrazione Usa Trump, oltre che per l’escalation geopolitica tra Stati Uniti e Cina.

“Leggende metropolitane”

Parlando a Bruxelles, Krasnodębski ha cercato di respingere le “leggende metropolitane” che il nuovo programma ha messo il blocco sulla strada di un esercito unito. “Non è il primo passo per creare un esercito europeo e i fondi non saranno utilizzati dagli stati membri per acquistare insieme attrezzature militari”, ha detto, aggiungendo che “i sogni” per un “primo plotone europeo, o legione, o qualsiasi altro tipo di formazione dovranno essere lasciati per il futuro”.

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Le ambizioni sulla difesa comune hanno preso piede negli ultimi anni e tutte le nazioni Ue, tranne due, hanno firmato la storica cooperazione strutturata permanente dell’Ue (Pesco), volta a finanziare, sviluppare e schierare insieme le forze armate e a rendere il settore della difesa dell’Ue più flessibile e indipendente dagli Usa.

L’industria della difesa dei paesi membri Ue ha accolto con favore le recenti mosse dell’Unione europea, sperando in un sostegno competitivo nei confronti dei concorrenti americani che dominano il mercato.

“Siamo convinti che l’Edf sia un contributo importante per migliorare la sovranità tecnologica europea in un settore strategico e siamo pronti a sostenere le istituzioni europee nei loro sforzi per sviluppare ulteriormente la difesa europea”, ha detto Jan Pie, il segretario generale dell’associazione delle industrie aerospaziali e di difesa d’Europa (Asd).

Tuttavia, il programma ha anche attirato una grande quantità di critiche, con alcuni legislatori dell’Ue e Ong, in quanto accusano che gli investimenti previsti mancherebbero di trasparenza e di un adeguato controllo parlamentare.

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Durante il dibattito di questa settimana, alcuni deputati hanno ribadito le loro preoccupazioni per un “assegno in bianco” all’industria, poiché il Parlamento europeo non sarà coinvolto nel controllo della spesa per i prossimi sette anni. Secondo le regole di esenzione, il Fes sarà portato attraverso “atti di esecuzione” invece di “atti delegati”.

“Questo significa che il Parlamento europeo difficilmente avrà voce in capitolo su come il fondo sarà implementato dalla Commissione e dagli stati membri nei prossimi sette anni e l’argomento dell’interesse della sicurezza è regolarmente usato per aggirare le regole di trasparenza dell’Ue – è un pericoloso precedente che mina il controllo democratico dell’Ue” ha dichiarato Laëtitia Sédou, Project officer della Rete europea contro il commercio delle armi (Enaat).

L’italiana Patrizia Toia, vicepresidente della Commissione per l’industria, la ricerca e l’energia del Parlamento europeo (Itre) ha detto che vuole vedere il fondo beneficiare le Pmi, in modo che “non siano lasciate da parte dai grandi operatori”.

Ma nel corso degli ultimi anni, l’iniziativa ha anche affrontato critiche su preoccupazioni etiche. Uno dei punti controversi durante i negoziati era stata la possibilità che il fondo potesse essere utilizzato per lo sviluppo di armi controverse.

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L’accordo esclude lo sviluppo di armi autonome letali – i cosiddetti robot killer – e sistemi di armi proibite dal diritto internazionale, come le mine terrestri o le armi nucleari, chimiche e biologiche. Qualsiasi progetto di ricerca che coinvolga armi autonome dovrebbe richiedere “un significativo coinvolgimento umano”, ha sottolineato Toia.

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In Europa un grande sostenitore dell’autonomia tecnologica e strategica dell’Ue è il presidente francese Emmanuel Macron. In una intervista rilasciata alla rivista “Revue Grand Continent”, nel novembre 2020, l’inquilino dell’Eliseo diceva che “l’Europa della difesa, che si credeva fosse impensabile, l’abbiamo realizzata”, aggiungendo che “stiamo facendo progressi nel campo dell’autonomia tecnologica e strategica, mentre la gente è rimasta sorpresa quando ho iniziato a parlare di sovranità sul 5G. Quindi, prima di tutto, c’è un lavoro ideologico da fare, ed è urgente”.

Macron dice che è necessario pensare le cose in termini di “sovranità europea e di autonomia strategica”, in modo da poter “portare il proprio peso e non diventare il vassallo di questo o quel potere e non avere più voce in capitolo”. Mentre sugli Usa aveva affermato che “gli Stati Uniti ci rispetteranno come alleati solo se prenderemo sul serio la nostra posizione e se avremo la nostra sovranità sulla nostra difesa”.

Quando nel giugno 2020 l’amministrazione Usa, guidata allora da Donald Trump, annunciò il ritiro di alcune migliaia di unità militari dalla Germania, in una fase di aperto contrasto con la Merkel, ma anche con la Nato, il segretario generale dell’organizzazione atlantica Stoltenberg si limitò a dire che la Nato si sta “consultando costantemente con gli Stati Uniti e gli alleati sulla posizione militare in Europa”.

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Esso però, sottolineò il fatto di credere fortemente nella cooperazione Ue-Nato e di “accogliere con favore gli sforzi dell’Ue in materia di difesa”. Stoltenberg aggiunse inoltre che “l’Ue non può sostituire la Nato” nel garantire la sicurezza europea. Parole che in quella particolare fase non potevano passare inosservate.

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Di proposte sul piatto ce ne sono diverse, con sicurezza possiamo però dire che l’Unione europea non potrà proseguire con l’attuale organizzazione in campo di Difesa e Politica estera, in mondo in forte fase di cambiamento e con una vasta catena di instabilità che da nord a sud, fino ad est, lambisce l’Europa politica.