Difesa europea, il ministro portoghese Cravinho: “Fare a meno della Nato sarebbe un errore”

Il ministro della Difesa portoghese Cravinho (sx) con l'omologo greco Panagiotopoulos dopo un incontro nel 2020. [EPA-EFE/MÁRIO CRUZ]

Il politico portoghese vuole rilanciare l’autonomia strategica dell’Ue ma senza dover prendere le distanze dal Patto nord-atlantico. Fiducia in un dialogo positivo con gli Usa post Trump. Le partite in Africa e Mediterraneo orientale.

Non ci deve essere “contraddizione” tra il percorso di una politica di difesa europea e l’impegno con la Nato. A sostenerlo su Euractiv.com il ministro della Difesa portoghese João Gomes Cravinho. L’esponente del governo alla guida del semestre Ue sostiene che una contrapposizione del genere sarebbe una “dicotomia falsa e superata”, in quanto l’Alleanza nord-atlantica è lo “strumento più robusto ed efficace” per la difesa collettiva europea.

“Il concetto”, dice Cravinho, “dovrebbe essere inteso come la capacità per l’Ue di fare di più, preferibilmente con i partner, ma da sola se necessario”, ma “utilizzare l’autonomia strategica dell’Ue per fare meno nella Nato, o per separarsi da essa, sarebbe, a nostro avviso, un grande errore”.

Un messaggio chiaro per chi pensa ad un affrancamento dal Patto atlantico che difende l’Europa e buona parte dell’Occidente dal 1949. Certo, oggi la Nato sta affrontando una fase di crisi, acuita anche dal quadriennio statunitense del presidente Trump e da lotte intestine (non nuove però) all’interno dell’organizzazione, come quelle tra Grecia e Turchia.

In ogni caso, secondo il ministro portoghese, qualsiasi tentativo di distanziare l’Unione europea dall’Organizzazione militare occidentale non farebbe che acuire le divisioni tra gli Stati membri dell’Ue. Crisi della Nato o meno. Ha sottolineato inoltre che una politica di sicurezza e di difesa comune, nel caso dell’Unione, dovrebbe migliorare l’efficacia del contributo europeo nel Patto, ma anche consolidare l’identità di difesa europea.

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La speranza di Cravinho è “che il Consiglio informale dei ministri della Difesa a marzo sia un buon momento per rinnovare il dialogo politico con i nostri partner transatlantici, in particolare con gli Stati Uniti, facendo il punto sull’approccio della nuova amministrazione, che è chiaramente e fortunatamente molto diverso dalla precedente”, ha detto.

Dal Mediterraneo orientale al Sahel

“Pensare in grande” è il motto di Cravinho, che, identificando la regione africana del Sahel come un terreno dove Ue e Nato potrebbero dividersi le responsabilità, ha tracciato un possibile percorso di intervento nel continente africano.

Secondo il ministro, la vasta regione subsahariana, la cui instabilità rappresenta una “minaccia immediata per l’Europa”, è “molto rilevante”. In base a questo, il politico portoghese crede che “gli Stati membri dell’Ue e i militari europei dovrebbero avere una responsabilità significativa”, in considerazione del fatto che “il sostegno della Nato nella regione è apprezzato”.

Ma, Africa a parte, dove si prevede anche un potenziale allargamento degli interventi al Mozambico, è nel Mediterraneo orientale che Cravinho vede un ruolo centrale per la Nato. “È necessario impedire che diventi una regione con interessi divergenti”, ha spiegato il ministro.

“Con una forte presenza la Nato può fare la differenza nel portare a un percorso di intesa sulla questione del Mediterraneo orientale, che potrebbe dare grandi benefici anche all’Ue, in particolare nel modo in cui l’Unione si relaziona con la Turchia, che non può essere un rapporto ‘chi vince prende tutto'”, ha detto.

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