Bilancio UE, difesa e sicurezza vincono la battaglia ma non la guerra

Soldati statunitensi attraversano un ponte di barche durante una giornata dell'esercitazione militare "Iron Wolf 2017" a Stasenai, Lituania, il 20 giugno 2017. [EPA/VALDA KALNINA]

Sebbene la nuova proposta di bilancio dell’UE rappresenti un miglioramento rispetto alle spese precedentemente pianificate dalla Commissione europea per le iniziative di difesa, rimane ancora lontana dalle ambizioni originali.

Mercoledì (27 maggio), la Commissione europea ha aumentato la potenza di fuoco finanziaria totale del bilancio UE a 1.850 miliardi di euro.

I tagli alla proposta di progetto di bilancio per la difesa erano già all’esame ben prima che la pandemia colpisse l’Europa.

Anche se la spesa per la difesa è destinata complessivamente ad aumentare, i funzionari dell’UE hanno ripetutamente espresso il timore che le limitazioni di bilancio possano minare le ambizioni dell’UE di ridurre la sua dipendenza militare dagli Stati Uniti, in un momento in cui le iniziative di difesa hanno iniziato a mostrare progressi verso una maggiore autonomia europea.

Rispetto alle proposte precedenti, il nuovo Quadro Finanziario Pluriennale della Commissione aumenta i finanziamenti per le iniziative di difesa dell’UE.

La voce di bilancio “Resilienza, difesa e sicurezza” dovrebbe ricevere 29,1 miliardi di euro nei prossimi sette anni, mentre le iniziative faro dell’UE – il Fondo europeo per la difesa e la mobilità militare – riceveranno rispettivamente 8 miliardi di euro e 1,5 miliardi di euro.

Con questo, i livelli di finanziamento rimangono molto al di sotto rispetto ai 13 miliardi di euro originariamente proposti per il FES e ai 6,5 miliardi di euro per la mobilità militare.

Le iniziative per la sicurezza, come il Fondo per la sicurezza interna, la sicurezza nucleare e il disarmo, nonché altre agenzie decentrate, riceveranno 4,56 miliardi di euro.

Nel frattempo, la voce “Resilienza e risposta alle crisi” ha visto un aumento a 14 miliardi di euro a seguito della pandemia COVID-19, rispetto a soli 1,2 miliardi di euro previsti dalla proposta iniziale della Commissione.

Il nuovo Fondo europeo per la pace (EPF), finanziato dalla Francia, che potrebbe essere utilizzato per rafforzare la presenza dell’UE in Africa – anche se non fa parte del bilancio dell’UE, ma è stato menzionato nelle proposte precedenti – è stato per ora escluso dal testo attuale.

Tuttavia, la nuova proposta contiene un Fondo Investimenti Strategici, volto a “investire in catene di valore chiave cruciali per la futura resilienza e l’autonomia strategica dell’Europa”.

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Lieve ritorno all’ambizione della mobilità militare

“Nel complesso, il finanziamento che la Commissione propone per le iniziative di cooperazione alla difesa dell’UE non è così basso come alcuni temevano”, ha dichiarato a EURACTIV Niklas Novaky, analista della politica di sicurezza e difesa dell’UE presso il Wilfried Martens Centre.

Secondo lui, è “positivo che i numeri siano in pareggio rispetto a quanto proposto in precedenza” e il tema della rinascita della mobilità militare in particolare dovrebbe essere accolta con favore.

Durante tutto il processo di negoziazione, il finanziamento proposto per la mobilità militare era sceso da 6,5 miliardi di euro secondo la proposta iniziale della Commissione, a 2,5 miliardi di euro con il processo di negoziazione della presidenza finlandese, a 1,5 miliardi di euro secondo la proposta del presidente del Consiglio Michel, fino a zero finanziamenti nel documento tecnico della Commissione.

Destinata a garantire la circolazione delle attrezzature militari in tutta l’UE in risposta alle crisi, riducendo le barriere fisiche e normative, la mobilità militare è stata finora acclamata come una delle iniziative di difesa più importanti dell’UE.

Era stata persino uno dei progetti iniziali avviati nell’ambito della Cooperazione Strutturata Permanente dell’UE (PESCO), tanto che alcuni avevano sperato che si potesse creare una sorta di  “Schengen militare”.

Tuttavia, secondo Novaky, considerato l’attuale clima politico in Europa, ci si dove aspettare che le cifre diminuiscano di nuovo in seno al Consiglio europeo.

“Anche prima del COVID-19, c’erano state pressioni da parte degli Stati membri per tagliare i finanziamenti proposti per le iniziative di cooperazione alla difesa dell’UE”, ha detto. “Questa pressione sarà probabilmente ancora maggiore ora che gli Stati membri devono affrontare le pesanti ricadute socio-economiche della pandemia”.

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Colmare le lacune infrastrutturali

Secondo gli esperti, anche gli attuali 1,5 miliardi di euro promessi per la mobilità militare non sarebbero sufficienti a colmare le lacune infrastrutturali.

“L’UE deve cercare il modo di incentivare i Paesi membri a investire nel miglioramento delle loro infrastrutture militari”, ha detto a EURACTIV Ben Hodges, generale americano in pensione che comandava le forze armate americane in Europa.

“I leader politici devono riconoscere che la mobilità non è solo una questione di mobilità militare, è una questione di mobilità di crisi, sia che si tratti di spostare forniture mediche e di professionisti della sanità sia che si tratti di spostare attrezzature militari”, ha aggiunto.

Se da un lato il Green Deal dell’Unione Europea mira a togliere dalla strada il maggior numero possibile di auto, “l’investimento nella rete ferroviaria contribuendo al raggiungimento degli obiettivi ecologici, migliora anche la mobilità nelle situazioni di crisi”.

Secondo Hodges, un altro incentivo potrebbe essere il fatto che le somme investite dagli Stati membri dell’UE in alcune delle infrastrutture a doppio uso potrebbero essere conteggiate nell’obiettivo di spesa della NATO del 2%.

“La NATO sa quanto ha bisogno degli sforzi dell’UE per migliorare la mobilità militare, perché la riparazione o l’espansione delle infrastrutture, così come il lavoro svolto per l’attraversamento dei confini, è di competenza dell’UE”, ha sottolineato.