Crisi Sudan: Stati Uniti ed Europa esortano a includere i civili nel processo di transizione democratica

Proteste dei manifestanti sudanesi anti-golpisti a Karthoum [EPA-EFE/STR]

Dopo le dimissioni del Primo ministro arriva l’avvertimento da Bruxelles e Washington che minacciano di trattenere gli aiuti economici in caso di gestione esclusivamente militare della nuova nomina. Incontro tra gli inviati di Usa e Sudan.

Il Sudan è nuovamente in caduta libera a seguito delle dimissioni del primo ministro Abdalla Hamdok. Per le strade di Khartoum si sono registrate nuove violenze e scontri con gli apparati di sicurezza, mentre i militari stanno tentando una stretta politica intorno agli assetti di potere. Nella giornata di martedì 4 gennaio, come scrive l’agenzia Reuters riportando testimonianze oculari, sono stati sparati gas lacrimogeni per disperdere le grandi folle che manifestavano contro il regime militare e per la morte dei dimostranti.

Secondo i medici, sono circa 57 le persone uccise nelle proteste susseguitesi dal golpe dell’ottobre 2020, quando il premier Hamdok fu rimosso e arrestato per poi essere reinsediato dopo l’accordo stretto con il generale golpista Abdel Fattah al Burhan a fine novembre.

Nel suo discorso da dimissionario, Hamdok ha detto di aver cercato, pur senza riuscirvi, di riunire le disparate forze politiche sudanesi per concordare un percorso a favore della transizione democratica, iniziata con il rovesciamento di Omar al-Bashir nell’aprile 2019.

La preoccupazione è quella di una deriva definitivamente militarista ed è così che martedì Unione europea, Stati Uniti, Regno Unito e Norvegia hanno lanciato il loro avvertimento alla giunta militare sudanese, perché non venga meno il coinvolgimento di un’ampia scelta di civili,  ovvero confrontandosi con le Forze per la libertà e il cambiamento (Ffc, la piattaforma della società civile), prima di nominare un nuovo Primo ministro. In caso contrario sono a rischio gli aiuti economici.

Nella nota diffusa, l’Unione europea e i tre paesi che compongono la troika, hanno sottolineato il loro “costante sostegno alle aspirazioni democratiche del popolo sudanese”. “Abdallah Hamdok ha avuto un ruolo importante nel guidare le riforme democratiche ed economiche del Sudan – dice il testo -. Le sue dimissioni da primo ministro sudanese, due mesi dopo la presa di potere incostituzionale dei militari, rafforzano l’urgente necessità per tutti i leader sudanesi di impegnarsi nuovamente nella transizione democratica del paese e soddisfare le richieste di libertà, pace e giustizia del popolo sudanese” e, precisano, “nessun singolo attore sudanese può realizzare questo compito da solo”.

Mentre viene espressa la volontà di continuare a sostenere la transizione democratica del Sudan, “le parti interessate sudanesi dovranno lavorare sulla base della dichiarazione costituzionale del 2019 su come superare l’attuale crisi politica della nazione, selezionare una nuova leadership civile e identificare chiare scadenze e processi per i rimanenti compiti di transizione – compresa la creazione dei rami legislativo e giudiziario del governo, la creazione di meccanismi di responsabilità e la preparazione delle elezioni”.

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Nella nota viene respinta la possibilità di “un’azione unilaterale per nominare un nuovo primo ministro e un nuovo gabinetto” che “minerebbe la credibilità di queste istituzioni” con i rischi di “far precipitare la nazione nel conflitto”. Per evitare questo scenario, vengono esortate le parti interessate a “impegnarsi in un dialogo immediato, guidato dal Sudan e facilitato a livello internazionale per affrontare queste e altre questioni di transizione”. Secondo Ue e troika, tale dialogo dovrebbe essere pienamente inclusivo e rappresentativo dei gruppi storicamente emarginati, includendo giovani e donne. Esso, dicono, “contribuirebbe a riportare il paese sulla strada della democrazia”.

E poi l’avvertimento: “L’Unione europea e la Troika non sosterranno un primo ministro o un governo nominato senza il coinvolgimento di un’ampia gamma di parti interessate civili”. Saranno necessari “un governo e un parlamento di transizione che godano di credibilità presso il popolo sudanese e che possano condurre il paese ad elezioni libere ed eque come priorità”. Questo, per “facilitare la fornitura di assistenza economica al Sudan da parte dell’Unione europea e della Troika”.

“In questo frangente critico, continuiamo a ritenere le autorità militari responsabili delle violazioni dei diritti umani che sono contrarie alla legislazione nazionale vigente e al diritto internazionale – prosegue la nota – Il diritto del popolo sudanese di riunirsi pacificamente e di esprimere le proprie richieste deve essere protetto”. “Ci aspettiamo che i servizi di sicurezza e altri gruppi armati si astengano dall’usare ulteriore violenza contro i manifestanti pacifici e i civili in tutto il paese, specialmente nel Darfur”, hanno detto Ue e paesi della troika.

Intanto, nella giornata del 5 gennaio, si sono incontrati il vice capo del Consiglio sovrano del Sudan Mohamed Hamdan Daglo ‘Hemetti’ e l’assistente del segretario di Stato Usa per gli Affari africani Molly Phee. Da quanto si apprende dall’agenzia Nova, che riporta dal Sudan Tribune, i due hanno discusso della necessità di una soluzione politica per porre fine all’attuale crisi in Sudan.

Secondo quanto riferisce il quotidiano Hemetti e Phee hanno sottolineato la necessità di completare gli accordi di transizione democratica del Paese per arrivare alle elezioni entro la fine del periodo di transizione. Il numero due del Consiglio sovrano ha fornito una spiegazione dettagliata sulla situazione politica in Sudan e ha espresso la speranza che gli Stati Uniti continuino i loro sforzi per sostenere il Sudan e completare la transizione democratica. “La via d’uscita dall’attuale crisi politica del Paese sta nel lancio di un dialogo globale che porti a un consenso nazionale che includa tutti i sudanesi”, ha affermato Hemetti.