Crisi in Ucraina: Macron prova a mediare con Putin e Scholz rassicura Biden

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Si intensifica l’impegno della diplomazia europea per cercare una soluzione nelle tensioni tra Russia e Stati Uniti per la crisi in Ucraina.

Dopo settimane di colloqui e appelli al dialogo e minacce, il presidente francese Emmanuel Macron, il cui Paese detiene la presidenza di turno del Consiglio europeo, è volato a Mosca da Vladimir Putin. Il cancelliere tedesco Olaf Scholz, invece, ha incontrato il presidente americano Joe Biden a Washington.

L’incontro tra Macron e Putin

Tra Russia e Francia ci sono “elementi di convergenza” su come continuare un negoziato che scongiuri una guerra in Ucraina, Macron ha sintetizzato così il risultato delle oltre cinque ore di colloquio al Cremlino.

Il presidente francese ha indicato due obiettivi fondamentali: una “de-escalation politico-militare” sull’Ucraina e “un nuovo ordine di stabilità e di sicurezza in Europa”. Putin ha riconosciuto che “molte delle idee, delle proposte” di Macron, “di cui probabilmente è ancora troppo presto per parlare”, possono “porre le basi per ulteriori passi congiunti”. Tuttavia al momento non ci sono stati passi avanti significativi. Non sono, infatti, mancate letture molto critiche da parte della stampa internazionale. Politico parla di “fallimento di Macron” e paragona l’incontro alla “disastrosa visita a Mosca dell’alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri, Josep Borrell”.

Nelle ultime settimane, come ricorda Alexandra Brzozowski su EURACTIV.com, il presidente francese si è posizionato come l’intermediario più attivo dell’Ue con Mosca, parlando al telefono con il presidente russo cinque volte da dicembre.

In conferenza stampa, Macron ha sottolineato che lui e il cancelliere tedesco Scholz stanno continuando gli sforzi per la “piena attuazione” degli accordi di Minsk riguardanti le regioni del Donbas – Donetsk e Lugansk – che i separatisti filorussi attualmente controllano.

Mediati da Francia e Germania, gli accordi di Minsk del 2014 e 2015 miravano a risolvere il conflitto a est dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. Questi accordi prevedevano il ritiro di tutte le truppe stranieri e di mercenari dal territorio ucraino, la liberazione dei prigionieri, il ritiro di armi pesanti e l’assegnazione di uno status speciale a Donetsk e Lugansk. Un’ipotesi che non piace a Kiev che ha continuato a combattere per recuperare quei territori finiti sotto l’influenza russa.

Dopo il colloquio con Putin, martedì 8 febbraio Macron sarà a Kiev per incontrare il presidente Volodymyr Zelensky. In seguito tornerà a parlare al telefono con il capo del Cremlino e poi a Berlino farà il punto con il presidente polacco Andrej Duda – il cui Paese è presidente di turno dell’Osce – e con Scholz, di ritorno dagli Stati Uniti.

Scholz rassicura Biden

Il cancelliere tedesco, durante il colloquio alla Casa Bianca, ha fatto di tutto per rassicurare Biden sulla determinazione della Germania a respingere le minacce di Mosca e fare fronte comune con gli alleati europei e della Nato.

Berlino è legata alla Russia da numerosi interessi economici, a partire dal Nord Stream 2, il gasdotto costato 11 miliardi di dollari ma non ancora messo in funzione. E proprio per questo gli Stati Uniti temono possa rappresentare l’anello debole della catena. Ma Scholz si è impegnato a smentire questa ipotesi. Nella conferenza stampa congiunta dopo il loro incontro, Biden ha ribadito che, in caso di invasione russa dell’Ucraina, il Nord Stream 2 verrà bloccato. E il cancelliere tedesco, a sua volta, ha assicurato: “Prenderemo tutte le misure necessarie, insieme ai nostri alleati e partner, saremo uniti”. Intanto Berlino, che finora si era rifiutata di fornire armi all’Ucraina, ha annunciato l’invio in Lituania di altri 350 soldati per aiutare a rinforzare il fianco orientale della Nato.