Crisi in Ucraina: la missione di Scholz a Kiev e Mosca per evitare la guerra

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz [EPA-EFE/CHRISTIAN MARQUARDT / POOL]

Il cancelliere tedesco Olaf Scholz lunedì 14 febbraio è a Kiev e martedì 15 sarà a Mosca. Scholz si trova di fronte a una grande sfida: riuscire a convincere il presidente russo Vladimir Putin a non invadere nuovamente l’Ucraina.

Alla vigilia della sua partenza, Scholz ha descritto la sua missione a Kiev come “un tentativo di garantire la pace all’Europa”. Secondo i media tedeschi, l’entourage del cancelliere considera “estremamente pericolosa” la situazione che si è profilata. Durante la sua visita Scholz dovrebbe promettere un ulteriore sostegno economico all’Ucraina. Il cancelliere inoltre dovrebbe chiarire che la politica di esportazione delle armi non cambierà, malgrado il governo ucraino continui a chiedere armi per poter respingere un’eventuale offensiva russa, ma Kiev riceverà un sostegno sostanziale dalla Germania in altre forme.

Il cancelliere tedesco prima di partire ha avvisato il Cremlino che un’ulteriore aggressione militare avrebbe conseguenze molto gravi per la Russia. “Da Mosca ci aspettiamo urgenti segnali di de-escalation, e un’ulteriore aggressione militare avrebbe conseguenze molto gravi per la Russia. Sono assolutamente d’accordo con i nostri alleati su questo. Stiamo assistendo a una minaccia della pace molto seria in Europa”, ha dichiarato Scholz.

L’ambasciatore ucraino in Gran Bretagna, Vadym Prystaiko, in un’intervista alla Bbc, aveva aperto alla possibilità di “congelare” l’adesione dell’Ucraina alla Nato per evitare una guerra. In mattinata però il ministero degli Esteri ucraino ha fatto marcia indietro, sottolineando che le parole dell’ambasciatore sono state “prese fuori contesto” e ribadendo che la prospettiva di un’adesione  di Kiev all’Alleanza atlantica è “incardinata nella Costituzione”.

Le posizioni di Ue e Stati Uniti

Su quanto sia reale il pericolo di un’invasione russa, Ue e Stati Uniti sembrano avere visioni diverse. Per Washington, che ha già chiesto ai suoi diplomatici di lasciare il Paese, la guerra è imminente. Bruxelles invece è più cauta.

“La missione diplomatica Ue e quelle degli Stati membri non stanno chiudendo. Restano a Kiev e continuano ad essere operative e a supportare le autorità ucraine. Stiamo calibrando lo staff diplomatico al nuovo contesto di sicurezza”, aveva dichiarato nei giorni scorsi l’appresentante Ue per la Politica estera Josep Borrell spiegando che l’Ue e i Paesi membri “stanno coordinando le loro azioni. Ribadiamo che ogni ulteriore aggressione militare all’Ucraina avrebbe risposte severe ed estese conseguenze”.

Pur riconoscendo che il pericolo è serio, l’Unione europea continua a puntare su una mediazione diplomatica. Anche se il recente incontro tra Putin e il presidente francese Emmanuel Macron non ha dato i risultati sperati sul fronte della de-escalation.

Gli Stati Uniti risponderanno “in modo rapido e deciso a ogni ulteriore aggressione della Russia contro l’Ucraina”, ha assicurato il  presidente americano, Joe Biden in un colloquio telefonico con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. I due leader, ha fatto sapere la Casa Bianca, “hanno convenuto sulla necessità di continuare a perseguire la diplomazia e la deterrenza in risposta al rafforzamento militare della Russia ai confini con l’Ucraina”. Le parole di Biden sono arrivate dopo quelle di Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale dell’amministrazione. Alla Cnn, Sullivan aveva detto che la Russia potrebbe agire in qualsiasi momento.La Casa Bianca non sta cercando lo scontro, ma non vuole farsi trovare impreparata. Questa è la ragione per cui tiene alta l’allerta, a costo di apparire allarmista.

Ue e Stati Uniti hanno ribadito più volte di essere allineati nel voler rispondere con fermezza a nuove provocazioni di Mosca. Putin però sa che numerosi Paesi Ue, come Germania e Italia, non riuscirebbero a fare a meno del gas russo e cerca di sfruttare questa situazione per alzare il tiro. Intanto anche l’Italia prova a giocare la carta della diplomazia per evitare lo scontro. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, partirà domani 15 febbraio per una missione a Kiev e Mosca.

G7: pronti a sanzionare la Russia

Nella giornata di lunedì 14 febbraio anche il G7 è intervenuto sulla situazione in Ucraina, facendo sapere di essere pronto a sanzionare la Russia, se non procede a una de-escalation. I ministri delle Finanze del G7, in una comunicato hanno spiegato di essere pronti a imporre “entro brevissimo tempo” sanzioni economiche e finanziarie con “conseguenze massicce e immediate sull’economia russa” in caso di aggressione militare contro l’Ucraina. “La nostra priorità immediata è sostenere gli sforzi per ridurre l’escalation della situazione”, hanno scritto in una dichiarazione congiunta i ministri di Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Canada, Germania, Italia e Giappone. Ma “ogni nuova aggressione militare della Russia contro l’Ucraina sarà oggetto di una risposta rapida ed efficace”, assicura il gruppo delle sette maggiori potenze presieduto quest’anno da Berlino.