Crisi in Bosnia, la Germania vuole estendere la missione Eufor. Lambrecht a Sarajevo

Militari Eufor in Bosnia [EPA-EFE / FEHIM DEMIR]

Berlino sta lavorando per prorogare la missione dell’Unione europea, su mandato dell’Onu, che scade il prossimo novembre, mentre aumentano le preoccupazioni per le crescenti tensioni nel Paese. Il nodo Russia all’Onu per il rinnovo.

Il governo tedesco sta lavorando per estendere la missione di pace dell’Unione europea (Eufor ‘Althea’) in Bosnia, mentre aumentano le preoccupazioni per l’instabilità del Paese dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

La missione di pace europea, subentrata alle truppe della Nato nel 2004, è sul piede di allerta, con l’aggressione di Mosca a Kiev che ha alzato il livello di allarme. I Balcani occidentali, ancora intrappolati nei nazionalismi locali che soffiano sulle questioni rimaste irrisolte della guerra degli anni ’90, hanno fatto pochissimi passi in avanti negli ultimi anni, se non vere e proprie inversioni.

In particolare in Bosnia-Erzegovina, dove le spinte separatiste del nazionalista serbo Milorad Dodik, leader politico della Repubblica Sprska (RS, la Repubblica Serba federata), stanno creando seri problemi.

Dall’estate 2021, Dodik ha messo a repentaglio l’integrità delle istituzioni centrali della federazione bosniaca per garantire una maggiore autonomia per l’etnia serba in Bosnia. Questa strategia ha portato al ritiro della Repubblica Serba dal sistema fiscale e dalla magistratura, oltre che servizi di sicurezza e dall’esercito, spianando così la strada alla paralisi istituzionale e mettendo in grave difficoltà gli sforzi per la stabilità.

La Germania, che ha un ruolo storico nei rapporti con la regione balcanica, è intenzionata a garantire il proseguimento della (ormai fragile) stabilità, ma non ha ancora deciso se fornire truppe (sarebbe la prima volta in 10 anni) ha detto Christine Lambrecht, ministro della Difesa.

“Eufor è un segnale importante per la stabilizzazione del paese”, ha detto ai giornalisti dopo l’incontro con l’omologo bosniaco Sifet Podzic a Sarajevo mercoledì 4 maggio, aggiungendo che “la Germania farà la sua parte perché questo lavoro continui”.

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La Camera dei rappresentanti serba ha votato per ritirare la Repubblica Serba dalle tre principali istituzioni della Bosnia-Erzegovina: pace e stabilità regionale sempre più a rischio, mentre l’opposizione parla di venti di guerra.

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Dalla Nato e dagli ambienti dell’Ue arrivano segnali preoccupanti in merito alle ricadute che la guerra in Ucraina potrebbe avere sui Balcani occidentali. Alti funzionari di Bruxelles hanno avvertito che nella macro regione si assiste a una pericolosa instabilità causata dai venti di guerra dell’est-Europa.

La Bosnia, pur trovandosi in un’area lontana dai combattimenti, deve far fronte al movimento separatista serbo-bosniaco sempre più assertivo che, secondo gli analisti, gode del sostegno di Mosca (più o meno tacito).

Negli giorni successivi all’invasione russa in Ucraina, l’Ue ha deciso di raddoppiare i numeri di Eufor (da 600 a 1.100 soldati), inviando riserve per evitare una potenziale e ormai sempre più probabile escalation di instabilità.

L’attuale mandato della missione scade a novembre 2022 e spetta al Consiglio di sicurezza dell’Onu decidere se estenderlo di un altro anno o meno. Consiglio del quale fa parte anche la Russia, che potrebbe usare il potere di veto per ostacolare l’accordo.

“Non dobbiamo permettere che venga messa in pericolo la pace che ha prevalso in Bosnia per 25 anni”, ha avvertito Podzic, ricordando come le truppe europee siano garanti della stabilità del Paese dopo che oltre 100.000 persone tra serbi, croati e bosniaci, sono morte nel conflitto della prima metà degli anni ’90.