Crisi Georgia: Michel fissa la scadenza al 15 marzo per una soluzione

Il presidente del Consiglio Ue Michel (sx) si rivolge alla presidente georgiana Zourabichvili durante la visita a Tbilisi del 1 marzo 2021. [EPA-EFEUFF. STAMPA PRESIDENTE GEORGIA]

Dopo l’inaspettata proposta di mediazione del Presidente del Consiglio europeo, in visita a Tbilisi, a metà mese saranno valutati i progressi nei colloqui per pacificare le forze politiche nel Paese caucasico.

La crisi politica in Georgia sta toccando livelli preoccupanti. L’ex Repubblica sovietica è al centro di forti tensioni dopo l’arresto di Nika Melia del Movimento nazionale unito (Mnu), uno dei principali oppositori al governo guidato dal partito Georgian dream, detenuto insieme a decine di sostenitori dopo l’irruzione delle forze governative dentro la sede del partito, che ha spinto alle dimissioni il primo ministro Giorgi Gakharia.

La situazione, che va avanti dalle elezioni dell’ottobre 2020 (considerate irregolari da opposizioni e osservatori internazionali) si è fatta così grave che il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, praticamente a sorpresa durante la sua visita a Tbilisi, si è proposto  come mediatore nello scontro tra governo ed opposizione.

L’obbiettivo è quello di mettere al sicuro il percorso della nazione caucasica che punta all’adesione all’Unione europea nel 2024, processo che però è messo in serio pericolo dai problemi sullo stato di diritto nel Paese e dalla repressione contro gli oppositori.

Michel, nella tarda serata di lunedì 1 marzo, ha annunciato di aver fissato la scadenza dei processi di mediazione al giorno 15 di questo mese, data del Consiglio di associazione Ue-Georgia che si terrà a Bruxelles.

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Nika Melia, capo del Mnu, è stato prelevato nella prima mattinata del 23 febbraio dalla sede del suo partito per essere messo in detenzione preventiva. Caduto nel vuoto il richiamo alla calma di Ue ed Usa.

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Secondo Michel, approfondire e rafforzare il dialogo tra Ue e Georgia è la chiave per risolvere la crisi politica e dopo i positivi colloqui di Tbilisi ha parlato di “un buon passo nella giusta direzione”, ma ha anche detto che non si deve peccare di ingenuità in una situazione assai “difficile e complessa”.

“Vorrà dire che tutti gli attori politici dovranno essere coraggiosi nelle prossime settimane per fare progressi”, ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo, aggiungendo che “è responsabilità degli attori politici di questo paese negoziare, avere un dialogo politico, e noi siamo pronti come Ue a svolgere un ruolo di onesto mediatore per sostenere tutti gli sforzi positivi”.

Negli argomenti in discussione saranno incluse tutte le questioni più controverse: la riforma elettorale, con al centro la condivisione del potere in Parlamento e le future elezioni, oltre alla riforma giudiziaria per risolvere il problema della politicizzazione della giustizia e la questione dei prigionieri politici.

Per questo Michel ha lanciato una sfida di innovazione politica per la Georgia. “Penso che quando affrontiamo una crisi politica, quando la situazione è così complessa, è anche importante essere pronti ad essere innovativi per trovare un terreno comune”, ha detto.

Il Caucaso tra instabilità politica e guerre (presenti e passate)

La visita di Michel nella nazione che si affaccia sul Mar Nero aveva anche lo scopo di affrontare le questioni in sospeso del Caucaso. “Gli attuali sviluppi nella vostra regione sono un ulteriore promemoria della necessità che la Georgia si riunisca e sia unita su questioni essenziali”, ha detto Michel alludendo all’instabile situazione dell’Armenia, ancora alle prese con i postumi della guerra (persa) con l’Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh.

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Per il governo della nazione caucasica rimane prioritario affermarsi nella sfera euro-atlantica, mentre la presidente georgiana ha chiesto maggiore presenza dell’Ue nella “risoluzione dei conflitti”.

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Al centro delle questioni anche l’influenza russa nel Caucaso meridionale e settentrionale. Dopo aver incontrato la presidente georgiana Salome Zourabichvili durante la mattinata, il presidente del Consiglio Ue si è diretto verso la linea di divisione con l’Ossezia del Sud, regione controllata dalla Russia dopo la guerra del 2008, tramite la quale Mosca ha ottenuto anche il 25% del territorio dell’Abkhazia. Il conflitto segnò uno dei punti di tensione più alti degli anni Duemila nella rinnovata Guerra fredda tra Usa e Russia.

La linea di instabilità ad est dell’Unione non può e non deve essere sottovalutata, per questo Michel ha annunciato la sua intenzione di visitare i paesi orientali ex sovietici associati all’Ue. Questo anche alla luce dello sfortunato viaggio a Mosca dell’alto rappresentante Ue Josep Borrell, che, pare, abbia spinto i funzionari Ue ad essere maggiormente proattivi su una serie di dossier.