Crisi dei sottomarini, prove di disgelo tra Stati Uniti e Francia

Il presidente americano Joe Biden (a sinistra) e l'omologo francese Emmanuel Macron (a destra). [EPA-EFE/PHIL NOBLE / POOL]

Dopo giorni di accuse e attacchi francesi verso Washington, sembra arrivata una tregua per la questione dell’accordo Aukus e dell’ordine di sottomarini cancellato dall’Australia. I presidenti Biden e Macron hanno avuto un colloquio telefonico in cui hanno concordato di avviare “consultazioni approfondite”.

Nella giornata di mercoledì 22 settembre, il presidente americano Joe Biden e l’omologo francese Emmanuel Macron hanno avuto un colloquio telefonico, fortemente voluto da Washington, per provare a distendere i rapporti.

I due hanno concordato di avviare “consultazioni approfondite per stabilire condizioni che garantiscano la fiducia e proporre misure concrete per realizzare obiettivi comuni”,  confermando inoltre un incontro di persona a fine ottobre a Bruxelles.

Il primo passo verso il disgelo è la conferma del ritorno dell’ambasciatore francese a Washington Philippe Etienne, richiamato nei giorni scorsi insieme al suo omologo in Australia in risposta alla firma dell’accordo Aukus e alla cancellazione dell’ordine australiano. Non è stata presa invece alcuna decisione sul ritorno dell’ambasciatore a Canberra.

Poche ore prima il premier britannico Boris Johnson aveva detto la sua sulla questione, dichiarando che “alcuni dei nostri più cari amici si debbano dare una calmata” ed esortando Parigi a “darci un taglio” sulla questione.

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Non tutta l’Ue sostiene la Francia

Mentre alcune delle voci dell’Unione europea, come il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, hanno sostenuto fin da subito la Francia con parole dure nei confronti degli Stati Uniti, altre, come la presidente della Commissione von der Leyen, sono stare decise ma più caute.

Tuttavia, appare ora chiaro come ci siano diversi Stati membri che non condividono la rabbia francese nei confronti degli Stati Uniti e non sarebbero pronti a schierarsi con Parigi e contro Washington. Tra questi, la Danimarca ha fatto sapere il suo disaccordo dichiarando di “non comprendere affatto” le critiche francesi verso gli Usa e l’accordo Aukus.

La Germania, a sua volta, ha cercato un approccio più conciliatore, dichiarando di non volere un’escalation di tensioni con Stati Uniti e Australia. Berlino ha cercato di adottare una posizione di conciliazione tra le due parti, sottolineando l’importanza di proseguire nelle relazioni di libero scambio.

Riguardo la decisione di posticipare l’incontro per l’accordo commerciale con gli Stati Uniti previsto il 29 settembre, numerosi Stati membri si sono dichiarati contrari. Tra questi Germania, Austria, Irlanda, Italia, Olanda e Danimarca.