Crisi dei sottomarini: a pagarne le spese è l’accordo di partenariato Ue-Australia

Nel dettaglio in foto l'alto rappresentante Ue Josep Borrell. [EPA-EFE/STEPHANIE LECOCQ]

Lo scontro è destinato ad avere ricadute anche sui rapporti tra Ue e Australia e rischia di compromettere l’accordo di partenariato in programma tra Bruxelles e Canberra.

La cosiddetta ‘crisi dei sottomarini’ che vede protagonisti Australia, Francia e Stati Uniti, continua a creare polemica e a far tornare con forza il problema dell’Autonomia strategica dell’Ue. All’origine di tutto c’è la decisione di Canberra di cancellare un ordine multimiliardario di sottomarini francesi a favore degli Usa, dopo aver stretto un alleanza strategica con Washington e Londra, ribattezzata Aukus, dalle iniziali dei Paesi che ne fanno parte.

La mossa australiana ha fatto infuriare Parigi, innescando una crisi diplomatica senza precedenti che, secondo alcuni analisti, potrebbe causare danni assai duraturi all’alleanza degli Usa con Francia ed Europa, ponendo serie questioni anche all’interno della Nato (di cui l’Australia è una candidata all’ingresso).

La cosa, ovviamente, ha dato fastidio anche alla Cina, la principale potenza emergente nella regione indo-pacifica. Pechino è il principale bersaglio dei movimenti di contenimento da parte degli Usa (e della Nato) che vedono, tra le maggiori protagoniste al di fuori del Patto nord-atlantico, proprio Canberra. Il primo ministro australiano Scott Morrison, sempre nella giornata di domenica, ha difeso questa scelta molto discussa.

Sotto la nuova partnership con Stati Uniti e Regno Unito, l’Australia costruirà almeno otto sottomarini a propulsione nucleare con tecnologia statunitense e britannica. L’accordo, concluso nel 2016 con il gruppo francese Naval e poi annullato, prevedeva la fornitura di una flotta di sottomarini convenzionali. La Francia intanto ha richiamato i suoi ambasciatori negli Stati Uniti e in Australia per consultazioni in reazione al patto militare Usa-Gb-Australia. Si tratta di un passo molto serio che rivela quanto il clima sia teso.

L'AUKUS dimostra che l'Europa non è più strategicamente rilevante per gli USA

La neonata AUKUS, l’alleanza militare in chiave anti cinese tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti ha ulteriormente incrinato i già fragili rapporti tra Stati Uniti e Francia non solo a causa dell’annullamento del contratto plurimiliardario per la fornitura …

Il portavoce del governo francese ha detto poi a Bfm Tv che Macron intende avere dei “chiarimenti” sulla cancellazione degli accordi nella telefonata con Biden, che dovrebbe concentrarsi sulle clausole del contratto e in particolare sulla compensazione delle perdite subite dalla Francia.

Sul fronte europeo, l’alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune Josep Borrell ha contestato il fatto che Bruxelles non sia stata coinvolta nell’operazione, facendo emergere l’annosa questione della mancanza di un’Autonomia strategica dell’Ue e dunque del suo scarso peso geopolitico.

Questo in un contesto internazionale in forte mutamento, con gli Stati europei che singolarmente stanno arrancando verso l’ormai sempre consolidato scenario principale rappresentato dalla contesa Cina-Usa nella macro regione del Pacifico.

Lo scontro tra Parigi e Canberra è destinato ad avere ricadute anche sui rapporti tra Ue e Australia, a rimetterci sarà soprattutto l’accordo di partenariato, che dovrebbe stabilire obiettivi e clausole politiche vincolanti per lo sviluppo di forme di cooperazione tra Bruxelles e Canberra. Gli obiettivi sono molto ampi: si va dal commercio agli investimenti, dall’ambiente alla gestione delle catastrofi, fino ad energia, salute, istruzione, cultura e lavoro, oltre ad altri obiettivi chiave quali il contrasto al riciclaggio di denaro, al finanziamento del terrorismo, alla criminalità organizzata e alla corruzione. I negoziati sono ancora in corso e ci si attende che possano continuare comunque, ma saranno sicuramente più difficili, dopo le tensioni di questi giorni.

I leader dell’Unione europea sono certi di poter discutere la questione nei colloqui in Slovenia del prossimo 5 ottobre, si apprende da fonti diplomatiche Ue, con un focus proprio sulle relazioni transatlantiche e le ambizioni geopolitiche dell’Europa nella regione indo-pacifica.