Covid, clima, difesa dei confini: per Borrell il destino degli europei passa da una politica estera comune più forte

L'Alto rappresentante Ue Borrell interviene al Parlamento Europeo nell'ottobre 2020. EPA-EFE/Francisco Seco/PISCINA

In un lungo intervento, l’Alto rappresentante Ue traccia la via per fare fronte ai gravi problemi che rischiano di travolgere l’Unione europea e di conseguenza il mondo intero.

Dall’impatto della pandemia Covid-19 sugli affari mondiali alle ricadute in termini di povertà globale, passando per le crescenti divergenze tra gli attori internazionali e il rafforzamento dei regimi autoritari. Sono alcuni degli aspetti trattati da Josep Borrell, Alto rappresentate Ue per la politica estera e di sicurezza, in un lungo intervento apparso su “Le Grand Continent”, lunedì 14 dicembre.

Il Vicepresidente della Commissione Ue mira a costruire un dibattito politico e strategico su scala continentale, intorno allo sviluppo di un rafforzamento della politica estera e di sicurezza comuni, che avrebbero bisogno di un’unica voce.

Secondo Borrell, “in un mondo che deve affrontare sfide come il cambiamento climatico (l’Europa ha il più alto tasso di morti per caldo anomalo, ndr) e dominato da potenze come la Cina, l’India o gli Stati Uniti, gli europei sono, ne sono certo, sempre più consapevoli di poter sopravvivere solo se uniscono le forze. E la pandemia Covid-19 ha rafforzato l’idea che abbiamo bisogno di una maggiore integrazione europea”.

L’ultimo grande avvenimento della politica mondiale, le presidenziali negli Usa, è stato la sconfitta di Donald Trump di fronte all’avversario democratico, ma secondo l’Alto rappresentante Ue “l’elezione di Joe Biden”, che “apre certamente prospettive migliori per il multilateralismo e i nostri valori democratici a livello globale”, non farà “miracoli”. Inoltre la crisi Covid-19 è la prima su larghissima scala, in oltre cento anni, in cui Washington non ha finora svolto un ruolo di primo piano.

Con Biden alla Casa Bianca, dunque, non ci si deve aspettare che l’Ue e gli Usa siano d’accordo su tutto e secondo Borrell “l’Europa deve agire da sola quando è necessario, ma con gli altri quando è possibile”, parallelamente al fatto che comunque “un’Europa strategicamente consapevole e più autonoma è un alleato migliore per gli Stati Uniti”.

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Borrell vorrebbe inoltre porre agli Usa proposte anziché richieste, ad esempio trovando un modo, una volta insediata la nuova amministrazione Biden, per il rientro di Washington nell’accordo nucleare con l’Iran e per far sì che essa torni a rispettarlo pienamente.

Responsabilizzarsi di fronte ai grandi vuoti

Il capo della diplomazia sostiene che “per l’Unione Europea e la sua politica estera, l’impatto della crisi Covid-19 dipenderà strettamente dalle decisioni che prenderemo nei prossimi mesi”.

Questo anche di fronte al fatto che, contemporaneamente alla pandemia, la crisi del multilateralismo prosegue inesorabile: “Il G7 e il G20 sono praticamente assenti, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è paralizzato” e strutture come il Wto o l’Oms “si stanno trasformando in arene dove i Paesi si combattono tra loro”, ha affermato.

Fattori questi, insieme ai disimpegni statunitensi in Europa e nel Mediterraneo, che pongono l’Ue davanti alla scelta tra una maggiore responsabilizzazione od un abbandono a se stessa, che metterebbe a rischio il continente intero (e buona parte del mondo).

Rafforzare la Difesa europea 

Secondo Borrell gli Stati Uniti rimangono essenziali per proteggere l’Europa ma, allo stesso tempo, essa “dovrebbe preoccuparsi di più della sua sicurezza”.

“Vogliamo rafforzare la nostra difesa portando una quota maggiore del ‘fardello’ e aumentare le capacità di impegno operativo dell’Europa, soprattutto nel nostro vicinato”, ha detto.

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In concreto, l’Alto rappresentante, sostiene l’integrazione dell’intera regione dei Balcani occidentali nelle strutture euro-atlantiche, il supporto di sovranità e riforme in Ucraina e “un approccio forte e coerente” verso la Russia, evitando che la Turchia continui ad “allontanarsi”.

Borrell poi intravede nell’ascesa dei regimi autoritari, confinanti e non, una delle “principali minacce al futuro dell’Europa e dei nostri valori democratici”. “Russia, Cina e Turchia condividono effettivamente diverse caratteristiche”, sostiene, in quanto “sono sovranisti nei confronti del mondo esterno e autoritari all’interno dei propri confini”.

“Vogliono che le loro aree di influenza vengano riconosciute e sono determinati a proteggerle da ogni controllo esterno” e “finalmente cambiare le regole del gioco globale”, ha affermato.

Cina: Stati Ue perdono in partenza, mentre Russia e Turchia puntano a isolare

Il processo di isolamento della comunità occidentale da parte di Russia e Turchia in conflitti come nel Nagorno-Karabakh, la Libia o la Siria, rappresenta un altro pericolo. Una tendenza che Borrell chiama “astanizzazione” (in riferimento al formato Astana sulla Siria, che ha portato all’esclusione dell’Europa dalla risoluzione dei conflitti regionali a vantaggio, appunto, di Russia e Turchia), rischiando di “vedere ora la creazione di basi militari russe e turche in Libia, a pochi chilometri dalle nostre coste”.

Sulla Cina, “partner, concorrente e rivale sistemico”, il Vicepresidente Ue ammonisce: nessuno Stato membro è in grado di difendere da solo interessi e valori contro la sua grandezza.

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Una leadership europea per salvare il multilateralismo

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“Avremo bisogno di discutere e affrontare con gli Stati Uniti molte delle sfide che ciò comporta: dalle persistenti asimmetrie nell’accesso al mercato alle legittime questioni 5G, ai tentativi di spingere per l’adozione di standard rivali nelle organizzazioni multilaterali e indeboliscono l’azione collettiva sui diritti umani”, ha detto.

Il futuro dei cittadini europei passa dal rafforzamento Ue

Sul multilateralismo, necessario all’Europa per giocare a pieno titolo un ruolo internazionale nella crisi, Borrell preferisce un “ritorno a quello del secondo dopoguerra”, piuttosto che ricostruire un nuovo sistema da zero che “richiederebbe troppo tempo poiché le emergenze si moltiplicano”.

“A tal fine, spetta all’Europa mobilitare altre democrazie per poter meglio difendere e promuovere i diritti umani fondamentali e i valori democratici sulla scena internazionale”, dice l’Alto rappresentante.

Che si tratti di Hong Kong, Sudan o Bielorussia, “gli eventi degli ultimi mesi hanno confermato, se necessario, quanto universali rimangano queste aspirazioni e quante persone diseredate in tutti i continenti aspirano ad esse”: su questo è necessario riprendere il dialogo con gli Stati Uniti, dice, “ma anche lavorare più strettamente con Giappone, Corea del Sud, Canada, Messico e Australia”.

“Tirare fuori l’Europa dalla crisi del Covid-19 aumentando il suo ruolo e il suo peso nel mondo” sarà, conclude Borrell, un compito “immenso ma essenziale”, in quanto il futuro degli europei dipenderà in larga misura dalle capacità dell’Ue a farvi fronte.