Corte dei conti europea: “Gli accordi bilaterali con la Cina indeboliscono l’Ue”

La Corte dei conti europea ha insistito sulla necessità di adottare un approccio unificato tra i Paesi dell'Ue nei confronti della Cina. [Shutterstock]

Il rapporto evidenzia come gli accordi bilaterali, come quello fatto dall’Italia per la nuova Via della seta, vadano contro le regole europee sui partenariati economici che prevedono un coinvolgimento della Commissione Ue.

“La conclusione di memorandum d’intesa da parte di singoli Stati membri sulla cooperazione per l’iniziativa per una nuova via della seta potrebbe compromettere l’unità dell’Ue”, sostiene un rapporto pubblicato giovedì 10 settembre dalla Corte dei conti europea.

I revisori dei conti europei hanno analizzato la portata degli investimenti cinesi nel Vecchio Continente, individuando “rischi multipli” di natura sia politica che economica, sottolineando come gli Stati membri abbiano sistematicamente violato le regole europee prima di concludere accordi commerciali con Pechino. La Corte ha constatato infatti che l’esecutivo di Bruxelles non è stato consultato prima della conclusione degli accordi, violando così una decisione del Consiglio del 1974 secondo cui gli Stati membri devono informare la Commissione degli “accordi di cooperazione” relativi ai partenariati economici o industriali con Paesi terzi.

In riferimento agli accordi per una nuova Via della seta, la Corte dei conti evidenzia che non c’è un’analisi completa dei rischi, e questo porta a chiedersi se l’Ue “stia guidando alla cieca verso la Cina”. Di certo sembra che stiamo navigando senza bussola, poiché non abbiamo trovato un’analisi completa e formalizzata dei rischi e delle opportunità per l’Ue sulla strategia di investimento della Cina”.

La Corte dei conti chiede quindi che ci sia più trasparenza per quanto riguarda le informazioni rese disponibili sugli investimenti cinesi in Europa. “Senza un quadro accurato della situazione attuale, grandi problemi come la mancanza di reciprocità o la mancanza di condizioni di parità tra le industrie europee e le loro controparti cinesi non possono essere affrontati in modo adeguato”, ha detto Turtelboom.

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Preoccupazioni sul 5G

Nel rapporto si fa riferimento anche alla fornitura di apparecchiature di telecomunicazione cinesi al mercato europeo e alle diverse posizioni assunte dagli Stati membri per quanto riguarda la loro cooperazione con la Cina sul 5G.

I Paesi politicamente allineati con gli Stati Uniti hanno adottato un approccio ostile alla collaborazione con la Cina sul 5G, tra cui la Repubblica Ceca, la Lettonia, l’Estonia, la Polonia e la Romania, mentre altre nazioni, come la Germania e il Belgio, sono state prudenti, ma non esplicitamente ostili.

La Commissione europea sta delineando un approccio più armonizzato alla tecnologia 5G in Europa, in vista degli attuali obiettivi nel settore che includono il lancio di servizi 5G in tutti gli Stati membri dell’Ue entro la fine del 2020 al più tardi, nonché un “rapido sviluppo” che garantirà “una copertura 5G ininterrotta nelle aree urbane e lungo le principali vie di trasporto entro il 2025”, come delineato nel Piano d’azione 5G per l’Europa.

In una bozza delle conclusioni del Consiglio europeo, ottenuta da EURACTIV.com, i leader dell’Unione europea sono pronti a concordare il “rapido dispiegamento” delle tecnologie 5G in Europa, entro la fine dell’anno, così come le “rilevanti restrizioni” applicate ai fornitori ad alto rischio. Il vertice del Consiglio europeo si terrà il 24-25 settembre, mentre un vertice Ue-Cina è previsto per lunedì (14 settembre).