Contraddizioni europee: il Portogallo vuole un partenariato di difesa e sicurezza con il Regno Unito

Il ministro della difesa portoghese Cravinho mentre parla in un un hangar. [EPA-EFE/MARIO CRUZ]

Per anni Londra ha fatto di tutto per bloccare politiche e azioni utili allo sviluppo militare europeo ed ora, a maggior ragione dopo la Brexit, sembra paradossale un ritorno al passato.

Può sembrare strano, per chi segue le vicende europee più o meno recenti, che il governo portoghese (alla presidenza di turno Ue) abbia detto che l’Unione europea dovrebbe creare “ampie strutture di partenariato” con il Regno Unito sulla politica di difesa e sicurezza.

Sono le affermazioni, riportate da Euractiv.com, del ministro della difesa portoghese João Gomes Cravinho che, parlando ad una conferenza di alto livello sul futuro della sicurezza e della difesa Ue, venerdì 19 febbraio, ha sottolineato la necessità di “collaborare meglio e più strategicamente” intensificando la cooperazione con i partner tradizionali.

Nel contesto di un discorso sui rapporti con paesi extra Ue, nel caso specifico di Canada e Norvegia, il Ministro ha detto che l’Ue dovrebbe creare i “necessari meccanismi aziendali e ampie strutture di partenariato” anche con il Regno Unito, sostenendo inoltre la necessità di un rapporto più forte con gli Stati Uniti, soprattutto in aree con minacce ibride o con limiti di capacità. “L’Ue è l’alleato più efficace degli Stati Uniti, quindi crediamo che ci dovrebbe essere presto un dialogo di sicurezza e difesa”, ha detto Cravinho.

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Sempre su Euractiv si apprende che, per quanto riguarda le organizzazioni multilaterali come la Nato e l’Onu, Cravinho ritiene “che ci dovrebbero essere regolari dialoghi strategici a livello ministeriale anche lì”.

Le tre fasi (analisi delle minacce, definizione degli obiettivi strategici e la creazione di linee guida politiche per la pianificazione militare) della cosiddetta Bussola strategica dell’Ue “dovrebbe essere sviluppata insieme a una revisione del concetto strategico della Nato”.

Cravinho ha fatto anche riferimento agli altri tre pilastri della futura strategia comune dell’Ue, ovvero: gestione delle crisi, resilienza e capacità, sottolineando le competenze utili a sviluppare missioni e operazioni di politica di sicurezza e difesa comune dell’Ue che corrispondano alle esigenze europee. “Sono necessari requisiti più pratici, sistemi di controllo più robusti, una migliore pianificazione basata su scenari di crisi e mandati più solidi per le missioni”, ha detto il Ministro.

Il politico portoghese, dopo aver affrontato alcuni aspetti della difesa legati alla pandemica, ha poi proposto di costruire un’unità informatica dell’Ue per integrare e coordinare gli sforzi nazionali dei 27.

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Ma quello che ad alcuni osservatori non torna è il coinvolgimento del Regno Unito, accusando che rimettere dentro Londra, rispetto alle politiche di difesa e sicurezza, sarebbe un modo per intralciare l’integrazione a livello militare dell’Europa, oggi di fronte alle crescenti sfide globali e ad una serie di scenari instabili che la circondano.

Del resto sono ancora vivi nella memoria comune i molteplici veti della Union Jack rispetto all’integrazione di sicurezza e difesa europea, in seno alle politiche di thatcheriana memoria che hanno dato una spinta al lungo e (neanche troppo) strisciante processo di addio a Bruxelles fino all’epilogo Brexit. Con Londra che non sta mancando di mettere in evidenza limiti, contraddizioni e, in alcuni casi, ostilità prima e dopo aver lasciato l’Ue.