Consiglio Affari Esteri, Josep Borrell: “Ancora nessun accordo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia”

"Ci aspettiamo dai candidati e dai nostri partner, che si allineino alla nostra politica estera. Mantenere legami stretti con il regime di Putin non è più compatibile con il costruire un futuro comune con l’Ue", ha sottolineato in conferenza stampa l'Alto Rappresentante dell'Ue per gli Affari Esteri Josep Borrell, a margine del Consiglio Affari Esteri. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, Josep Borrell, lunedì 16 maggio, al termine del Consiglio Affari Esteri, ha riferito che “non è stato possibile arrivare a un accordo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia”.

Guerra in Ucraina, sanzioni a Mosca, allargamento ai Balcani e sicurezza alimentare sono stati i temi principali toccati durante la riunione del Consiglio, protrattosi per l’intera giornata a Bruxelles. Un’occasione durante la quale è stato confermato l’impegno dell’Ue al fianco dell’Ucraina, proseguendo sulla strada delle sanzioni “affinché l’invasione diventi economicamente insostenibile per la Russia”.

Ma proprio sul fronte del sesto pacchetto di misure che dovrebbero mettere un freno alle azioni di Mosca, presentato lo scorso 4 maggio dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen al Parlamento Ue, permane lo stallo. L’intesa continua a slittare perché manca l’unanimità e Budapest mantiene il suo veto contro la proposta di embargo al petrolio russo. Si tratta di “una soluzione troppo complessa, che ancora non è stato possibile sciogliere politicamente”, ha riferito l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, Josep Borrell, in conferenza stampa. “L’Ungheria ha spiegato la sua posizione in termini economici e non politici. La discussione continuerà per vedere quando e quanto i costi di ciascuno Stato membro dovranno essere sostenuti”, ha aggiunto. Ora la palla passa al Coreper, il comitato dei rappresentanti permanenti.

Durante la giornata di lavori al Consiglio Affari Esteri, i Ministri degli esteri dei 27 Stati Membri si sono confrontati sul sostegno finanziario all’Ucraina, parlando di come far fronte alle difficoltà che comporta la guerra e a quelle che si presenteranno in fase post-bellica. “Tutti siamo d’accordo sullo stanziamento di ulteriori 500 milioni di euro di aiuti militari all’Ucraina, ora arriviamo a 2 miliardi di euro. Questa è solo la punta dell’iceberg, a cui sono aggiunti molti fondi che gli Stati Membri decidono di allocare senza chiedere rimborsi”, ha spiegato in conferenza stampa l’Alto Rappresentante.

L’Unione Europea è al lavoro anche per aiutare Kiev a proseguire con la produzione, lo stoccaggio e l’esportazione – al momento impossibile – di cereali e frumento. “Si è parlato di piste solidali per facilitare le esportazioni, ma per il momento non c’è ancora nulla di concreto”, ha aggiunto Borrell.

Nella sessione della mattina, sono state passate in rassegna le relazioni con i Balcani occidentali, discutendo del percorso di avvicinamento all’Unione Europea. “Ci aspettiamo dai candidati all’Ue e dai nostri partner che si allineino alla nostra politica estera. Mantenere legami stretti con il regime di Putin non è più compatibile con il costruire un futuro comune con l’Ue. Essere neutrali, oggi, rispetto alla guerra in Ucraina, è un’idea sbagliata. Un Paese ha invaso un altro Paese e metterli sullo stesso piano significa non fare distinzioni tra l’attaccato e l’attaccante. E questo non è possibile. Non abbiamo riconosciuto la Crimea, non riconosceremo un solo chilometro quadrato del territorio ucraino ottenuto dalla Russia”, le parole di Borrell.

All’incontro del Consiglio Affari Esteri hanno partecipato anche il Ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba, che si è detto deluso dall’assenza di un accordo sul sesto pacchetto di sanzioni alla Russia, e la Ministra degli Affari esteri del Canada, Mélanie Joly. A margine, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha ribadito che l’Italia è a favore delle sanzioni alla Russia, ed è tornato su uno dei temi caldi delle ultime settimane, il tetto massimo al prezzo del gas, su cui ha detto che l’Unione deve intervenire “prima che sia troppo tardi”. Oltre al price cap, il titolare della Farnesina ha inserito tra le priorità il raggiungimento di una soluzione di pace in Ucraina e maggiori garanzie per assicurare la sicurezza alimentare.