Conflitto Armenia-Azerbaigian, l’Ue chiede di tornare subito alle negoziazioni

Un frame di un video messo a disposizione dal ministero della Difesa armeno mostra presumibilmente carri armati azeri al confine della regione del Nagorno-Karabakh. 27 settembre 2020. [EPA-EFE/MINISTRY OF DEFENCE OF ARMENIA HANDOUT]

Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha chiesto domenica (27 agosto) di cessare gli scontri tra separatisti armeni e azeri per la regione del Nagorno-Karabakh e un “ritorno immediato ai negoziati”.

“L’azione militare deve cessare, con urgenza, per evitare un’ulteriore escalation”, ha twittato Michel, chiedendo “un immediato ritorno alle negoziazioni, senza precondizioni”.

Domenica sono scoppiati degli scontri tra Armenia e Azerbaigian per la regione del Nagorno-Karabakh, che hanno riacceso la preoccupazione per l’instabilità del Caucaso meridionale, un corridoio per gli oleodotti che trasportano petrolio e gas verso i mercati mondiali.

Entrambe le parti, che hanno combattuto una guerra negli anni Novanta, hanno riportato vittime. L’Armenia e il Nagorno-Karabakh, un territorio occupato all’interno dell’Azerbaigian ma abitato da persone di etnia armena, hanno dichiarato la legge marziale e mobilitato le loro popolazioni maschili. Di risposta, l’Azerbaigian ha imposto il governo militare e un coprifuoco nelle grandi città.

L’Armenia ha riportato di aver subito un attacco aereo e di artiglieria nel Nagorno-Karabakh da parte dell’Azerbaigian. Baku ha controbattuto di aver risposto ai bombardamenti armeni e di aver preso il controllo di sette villaggi, una rivendicazione negata dalla regione separatista.

Agli scontri ha fatto seguito una grande mobilitazione della diplomazia mondiale, per evitare che si riaccenda un conflitto vecchio di decenni tra l’Armenia, a maggioranza cristiana, e l’Azerbaigian, prevalentemente musulmano, con la Russia che chiede un immediato cessate il fuoco e Papa Francesco che guida gli appelli per i colloqui.

Gli oleodotti che trasportano il petrolio e il gas naturale del Caspio dall’Azerbaigian al mondo passano vicino al Nagorno-Karabakh. L’Armenia ha anche messo in guardia dai rischi per la sicurezza nel Caucaso meridionale a luglio, dopo che l’Azerbaigian ha minacciato di attaccare la centrale nucleare armena di Metsamor come possibile ritorsione.

Il Nagorno-Karabakh si è staccato dall’Azerbaigian in un conflitto scoppiato con il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991.

Sebbene nel 1994 sia stato concordato un cessate il fuoco, dopo che migliaia di persone sono state uccise e molte altre sfollate, l’Azerbaigian e l’Armenia hanno continuato ad accusarsi a vicenda di attacchi intorno al Nagorno-Karabakh e lungo la frontiera azero-armena.

Negli scontri di domenica, gli attivisti armeni per i diritti umani hanno denunciato l’uccisione di una donna e un bambino di etnia armena. L’Azerbaigian ha riportato la morte di una famiglia di cinque persone.

Arayik Harutyunyan, presidente della regione del Karabakh, non riconosciuta a livello internazionale, ha dichiarato che 17 soldati separatisti sono stati uccisi e centinaia feriti dopo gli scontro con l’esercito azero, aggiungendo che le sue forze avevano perso terreno.

L’Armenia ha dichiarato che le forze azere hanno attaccato obiettivi civili, compresa la capitale del Nagorno-Karabakh, Stepanakert, e ha promesso una “risposta proporzionata”.

“Rimaniamo forti accanto al nostro esercito per proteggere la nostra patria dall’invasione azera”, ha scritto su Twitter il primo ministro armeno Nikol Pashinyan. Ha anche avvertito della possibilità di una guerra su larga scala, chiedendo ai leader mondiali di intervenire per limitare l’influenza della Turchia nel conflitto.

L’Azerbaigian ha negato una dichiarazione del ministero della difesa armeno che diceva che gli elicotteri e i carri armati azeri erano stati distrutti, e ha accusato le forze armene di aver lanciato attacchi “deliberati e mirati” lungo la linea del fronte.

“Difendiamo il nostro territorio, la nostra causa è giusta!” ha detto il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, in un discorso alla nazione.

Armenia-Azerbaigian, Borrell chiede di cessare gli scontri armati

In un vertice telefonico a tre, mercoledì 22 luglio, con i ministri degli Esteri dell’Azerbaigian e dell’Armenia, l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha chiesto la fine degli scontri armati dopo l’esplosione …

Diplomazia internazionale

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, il cui Paese ha fatto da mediatore tra le ex repubbliche sovietiche Armenia e Azerbaigian, ha parlato al telefono con i ministri degli Esteri armeno, azero e turco.

La Turchia ha chiesto l’immediata cessazione da parte dell’Armenia di quella che, a suo dire, è l’ostilità verso l’Azerbaigian che “getterà la regione nel fuoco”. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha aggiunto su Twitter che Ankara continuerà a mostrare solidarietà all’Azerbaigian.

Erdogan ha esortato il popolo armeno a “prendere in mano il proprio futuro contro la leadership che lo sta trascinando alla catastrofe e contro coloro che lo usano come marionette”.

Anche la Francia ha esortato le parti a porre fine alle ostilità e a riprendere immediatamente il dialogo. Il papa ha fatto appello all’Armenia e all’Azerbaigian affinché risolvano le loro divergenze attraverso i negoziati, aggiungendo che avrebbe pregato per la pace.

Almeno 200 persone sono state uccise in una riemersione del conflitto tra Armenia e Azerbaigian nell’aprile 2016. Sono frequenti le rappresaglie, come quella dello scorso luglio dove almeno 16 persone sono state uccise.