Commissione Ue: chiudere i confini interni non aiuterà contro il terrorismo

Agenti della polizia francese al confine con la Spagna, 5 novembre 2020. [Guillaume Horcajuelo/EPA/EFE]

Lunedì (30 novembre), la commissaria europea per gli Affari interni Ylva Johansson ha dichiarato che l’innalzamento delle frontiere all’interno dell’Europa è inefficace contro il terrorismo e non farebbe altro che danneggiare la ripresa economica post-Covid del blocco.

La commissaria Johansson ha difeso la zona Schengen, l’area dove sono consentiti i viaggi senza passaporto, messa in discussione dalla Francia e da altri paesi dopo i recenti attacchi terroristici.

La zona Schengen comprende la maggior parte dei 27 membri dell’Ue, insieme a Norvegia, Islanda, Svizzera e Liechtenstein, ed è regolarmente messa in discussione a causa del rischio di terrorismo e migrazione illegale.

“Ci stiamo trovando ad affrontare la più grande crisi economica della nostra storia e la libera circolazione sarà probabilmente uno dei nostri strumenti più importanti per la ripresa”, ha detto il commissario Ue Ylva Johansson.

“È chiaro che i controlli alle frontiere interne danneggeranno il Pil in modo significativo”, ha aggiunto, citando le ricerche ufficiali. “I controlli alle frontiere interne purtroppo non fermeranno i terroristi. Tuttavia, sappiamo che bloccheranno i trasporti, il commercio e i turisti”, ha insistito.

La difesa di Schengen è arrivata settimane dopo che i ministri degli Stati membri dell’Ue hanno scelto di non mettere in discussione la politica, ma hanno chiesto un rafforzamento della sicurezza alle frontiere esterne del blocco.

Dopo l’attentato del 29 ottobre a Nizza da parte di un tunisino senza documenti passato dall’Italia, il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto una revisione di Schengen. Ha dichiarato che presenterà le sue proposte ad un vertice dei leader europei il 10-11 dicembre.

Perché Macron vuole ripensare l'area Schengen

L’Europa deve ripensare lo spazio Schengen, anche per assicurare una più solida protezione delle frontiere esterne dell’Ue, ha dichiarato il presidente Emmanuel Macron il 5 novembre, in seguito all’ultima ondata di attacchi terroristici in Francia e in Austria.

I controlli più …

Le novità proposte

L’obiettivo è ridiscutere lo spazio di libera circolazione a metà del 2021, quando potrebbe essere presentata una nuova strategia che tenga conto della necessità di rafforzare le frontiere esterne senza compromettere quelle interne.

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha elencato i punti su cui lavorare al primo Schengen Forum di lunedì 30 novembre di fronte al Parlamento europeo e ai ministri dell’Interno degli Stati membri.

Schengen è considerata “irrinunciabile” per l’Ue, una preziosa risorsa che non può fallire, nelle parole di Ursula von der Leyen. Tuttavia, la presidente della Commissione ha evidenziato che negli ultimi cinque anni è stata messa a dura prova.

Se tra il 2006 e il 2014 i controlli alle frontiere interne sono stati reintrodotti 35 volte, dal 2015 a oggi è successo ben 205 volte, ha evidenziato. Chiaramente su questo bilancio pesano le restrizioni dovute alla pandemia di coronavirus introdotte quest’anno, ma non è l’unico problema.

Uno dei temi da affrontare è la mancanza di un coordinamento europeo per le chiusure dei confini. Sia la scorsa primavera che in questa seconda ondata le chiusure sono state decise unilateralmente dai singoli Paesi, senza un approccio comune.

Uno dei primi punti che saranno discussi è il rafforzamento dei controlli ai confini esterni dell’Ue. Il tema è già presente nel patto per l’immigrazione: chiunque passi la frontiera deve essere identificato. “Per mantenere aperte le frontiere interne servono confini esterni totalmente sicuri”, ha detto la commissaria Johansson a riguardo.

La Commissione europea punta a un maggiore coinvolgimento di Europol, l’ufficio di polizia dell’Unione europea, che per garantire la sicurezza dello spazio interno dell’Ue necessità di una migliore cooperazione tra gli Stati membri.

Infine, come sottolineato dalla presidente von der Leyen, serve una migliore coordinazione tra Stati membri e istituzioni europee. “Serve una guida politica comune dell’area Schengen”, ha dichiarato. “Non c’è l’intenzione di fare marcia indietro sulla libera circolazione: reintrodurre i controlli deve essere solo l’ultima risorsa”, ha concluso Ursula von der Leyen.