Colpo di Stato in Mali, la condanna Ue. Borrell e Michel annunciano sanzioni

Polizia antisommossa maliana mentre si appresta a disperdere i manifestanti che protestano nella capitale Bamako contro il golpe militare, il 25 maggio 2021. [EPA-EFE/HADAMA DIAKITE]

Le vicende del paese dell’Africa occidentale, di nuovo alle prese con un colpo di stato in meno di un anno, sono state tra gli argomenti del Consiglio europeo il 24 e 25 maggio.

La nuova crisi politica in Mali, con i soldati che hanno arrestato il presidente Bah Ndaw e il primo ministro Moctar Ouane, alla guida del governo di transizione, ha generato una dura reazione dell’Unione europea.

“Quello che è successo è grave e serio e siamo pronti a considerare le misure necessarie”, ha detto il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ai giornalisti dopo il vertice dei 27 leader degli stati membri, mentre l’alto rappresentante Ue Josep Borrell ha annunciato che “saranno adottate sanzioni contro coloro che intralciano la transizione”.

Precedentemente, una dichiarazione congiunta di Nazioni Unite, Unione Africana, Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, Unione Europea e Stati Uniti aveva condannato gli arresti e chiesto la “libertà immediata e incondizionata” di Ndaw e Ouane.

Nel paese dell’Africa occidentale, si tratta del secondo colpo di Stato a neanche un anno di distanza. Nell’agosto 2020 il presidente maliano Ibrahim Boubacar Keïta era stato costretto ad annunciare le sue dimissioni dai colonnelli golpisti. In quel periodo i golpisti hanno creato un “Comitato nazionale per la salvezza del popolo” con alla guida Ndaw e Ouane, oggi agli arresti.

Partenariato Ue-Africa, il Parlamento Ue chiede una cooperazione alla pari

Adottato un rapporto al Parlamento europeo che mira a impostare relazioni che non siano sbilanciate sulla gerarchia del donatore sul ricevente. L’agenda europea nel continente: Tigrè, questione jihadista in Mozambico e pirateria.

Una serie di più robuste azioni in sostegno dei …

Molti dubitano che il governo militare abbia la volontà, o la capacità, di poter realizzare in tempi brevi quei provvedimenti che erano stati promessi entro diciotto mesi dalla presa del potere nell’agosto scorso.

In seguito al golpe del 2020 era stata sospesa temporaneamente la missione di addestramento Ue dei militari maliani. Borrell in quel momento precisò che i vertici militari alla guida del colpo di Stato non erano stati addestrati dall’Unione.

Il Mali è un Paese strategico per il monitoraggio delle migrazioni verso l’Europa e per la lotta contro il terrorismo jihadista, fattori che contribuiscono a mantenere alta la tensione nella nazione.

Il movimento di opposizione M5 (che ha guidato le proteste contro Keita nel 2020) nel mese di maggio ha sollecitato lo scioglimento del governo provvisorio, chiedendo un organismo maggiormente legittimato.

Semestre portoghese Ue e Africa: le preoccupazioni di Lisbona per la base cinese nell'Atlantico

Il Portogallo, per mezzo del suo ministro della Difesa, ha espresso preoccupazione per un insediamento militare che Pechino vorrebbe stabilire nell’area meridionale dell’Oceano che bagna la costa occidentale africana.

La Cina prosegue spedita la sua corsa in Africa anche in campo …

Ma anche nel M5 ci sono importanti divisioni. Lunedì 24 maggio due membri del partito Unione per la Repubblica e la Democrazia (parte della coalizione M5) sono stati nominati ministri ad interim. Scelta contestata dagli altri schieramenti del movimento.

Gli attriti si stanno avvertendo anche in campo civile. Il più grande sindacato del paese, l’Untm, ha indetto una seconda settimana di scioperi, sempre lunedì, dopo che i negoziati sui salari con il governo provvisorio hanno avuto un esito negativo.

La partita africana sta diventando sempre più importante per l’Unione europea. Durante l’anno del Covid-19, l’Ue ha cercato di recuperare il terreno perso anche a causa della pandemia. Anche il semestre di presidenza portoghese si sta concentrando molto sull’Africa, un territorio dove si giocano partite geopolitiche sempre più consistenti e dove l’Europa non può permettersi di rimanere spettatrice.