Cipro del Nord al bivio tra Erdogan e Nicosia

Alberghi distrutti e abbandonati nella zona occupata dai turchi, nella città costiera di Varosha a Famagosta, occupata nel 1974, sull'isola di Cipro. EPA/KATIA CHRISTODOULOU

La parte settentrionale dell’isola, controllata dalla Repubblica turca separatista, è andata al voto domenica tra il candidato più aperto verso la Repubblica di Cipro e quello nazionalista che si ritiene sia sostenuto da Erdogan: sarà ballottaggio il 18 ottobre. Intanto la Turchia torna a trivellare in acque greche.

Nella parte settentrionale di Cipro, territorio controllato da uno Stato separatista turco riconosciuto solo da Ankara, si è votato domenica 11 ottobre per la scelta del nuovo leader nazionale, mentre si fanno forti le accuse di ingerenze da parte del presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan.

Le elezioni hanno messo in competizione l’attuale presidente (e favorito) del Partito socialdemocratico (Tdp) Mustafa Akıncı, che sostiene la riunificazione di Cipro come membro dell’Ue, con il nazionalista di destra Ersin Tatar, dell’Ubp (Partito di unità nazionale),  sostenuto da Erdoğan.

Secondo le stime preliminari della commissione elettorale, Tatar ha ottenuto intorno al 33% dei voti, seguito da Akıncı con circa il 29,8%. Il sistema prevede una soglia di sbarramento al 50%, che non è stata raggiunta da nessuno degli 11 candidati. Quindi la sfida sarà tra i due principali contendenti, che si affronteranno in un secondo turno il 18 ottobre.

Il voto presidenziale nell’autoproclamata Repubblica Turca di Cipro del Nord si è svolto in mezzo a forti tensioni sull’isola divisa tra turchi e groco-ciprioti, oltre che nel più ampio panorama del Mediterraneo orientale. Ovviamente a completare il quadro dei vari disagi anche il Covid-19, per le quali sono state prese le dovute precauzioni.

La commissione ha dichiarato che, ad un’ora dalla chiusura dei seggi avvenuta alle 18, ha votato il 55% dei quasi 199.000 elettori.

“Questa elezione è cruciale per il nostro destino”, ha detto Akıncı dopo aver votato, lamentandosi dell’ingerenza politica turca.

Il voto è arrivato tre giorni dopo che le truppe turche hanno fatto infuriare la Repubblica di Cipro, membro dell’Unione europea, e molti cittadini turco-ciprioti, riaprendo l’accesso pubblico alla città fantasma di Varosha, recintata dal mare, per la prima volta da quando le forze turche hanno invaso il nord nel 1974.

Questa mossa ha suscitato manifestazioni guidate dalla maggioranza grecofona di Cipro, che esercita la sua autorità sui due terzi meridionali dell’isola, separati dal nord da una zona cuscinetto controllata dall’Onu.

La TRNC, che oggi ha una popolazione stimata di 300.000 abitanti, è stata istituita dopo l’occupazione del nord da parte della Turchia in reazione a un colpo di stato che mirava ad annettere Cipro alla Grecia.

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Esat Tulek, un funzionario pubblico in pensione di 73 anni, ha detto durante il voto: “In realtà stiamo scegliendo il presidente che negozierà con i greco-ciprioti sul futuro di Cipro”.

La pressione di Ankara

Le elezioni si svolgono in mezzo alle tensioni nel Mediterraneo orientale per il previsto sfruttamento degli idrocarburi tra la Turchia, da un lato, e la Grecia e il suo stretto alleato Cipro, dall’altro.

Erdoğan ha annunciato la scorsa settimana, insieme a Tatar, la parziale riapertura di Varosha (Maras, in turco),località balneare della città di Famagosta che un tempo attirava le star di Hollywood prima di essere abbandonata dagli abitanti greco-ciprioti durante l’invasione turca del ’74, abbandonando case e alberghi, mandando tutto in rovina.

La mossa di riaccogliere i visitatori nell’area abbandonata e sovraffollata è stata condannata da Akıncı e da altri candidati, che l’hanno vista come un’interferenza turca alle elezioni.

L’apertura di giovedì scorso è stata fortemente criticata anche dalla Repubblica di Cipro, dall’Unione europea e dalle Nazioni unite.

Kemal Baykalli, fondatore del gruppo non governativo Unite Cyprus Now, ha dichiarato all’Afp: “La questione principale di queste elezioni è come definiremo il nostro rapporto con la Turchia”.

Undici candidati si sono presentati alle urne, con il primo classificato Akıncı, 72 anni, un socialdemocratico che favorisce l’allentamento dei legami con Ankara, guadagnandosi l’ostilità di Erdoğan. “Ci sono due situazioni che non sono normali”, ha detto Akıncı dopo il voto. Una riguarda la nostra salute, c’è una pandemia”. “E la seconda è la nostra salute politica, la salute della comunità, e qui parlo dell’intervento della Turchia”.

Le trattative per la riunificazione si sono arenate durante il mandato di Akıncı, in particolare sulla questione del ritiro di decine di migliaia di soldati turchi di stanza nella TRNC.

“Onore ferito”

Il nazionalista Tatar, 60 anni, attualmente “primo ministro” del nord, domenica ha insistito sul fatto che “la TRNC e il suo popolo formano uno Stato”. “Ci meritiamo di vivere sulla base di un’uguale sovranità”, ha detto Tatar lisciando il pelo ai suoi sostenitori.

Yektan Turkyilmaz, ricercatore del Forum Transregionale Studien di Berlino, ha detto che molti turco-ciprioti si sono sentiti “nella loro identità e del loro onore” da quella che considerano un’interferenza di Ankara.

Le elezioni si sono svolte nel bel mezzo di una crisi economica, aggravata dalla pandemia, che ha in gran parte chiuso il settore del turismo e ha portato alla chiusura dell’aeroporto di Ercan a nord e dei valichi di attraversamento a sud dell’isola.

Il virus è costato quattro vite umane e più di 800 casi di Covid-19 sono stati confermati nella Repubblica turca.

Gli screzi greco-turchi a completare il contesto di tensione

E in un quadro che interessa più generalmente il Mediterraneo orientale e in particolare i tesi rapporti tra Grecia e Turchia, si è creata una nuova situazione di stallo per i tanto attesi colloqui esplorativi tra i due Paesi. A causarla è stata la decisione di Ankara di riprendere la politica ‘guastatrice’ e provocatoria degli ultimi mesi, rimandando la nave Oruç Reis sulla piattaforma continentale greca, a sud dell’isola di Kastelorizo, per fare rilevamenti utili all’estrazione di gas. Fattore questo che con altissime probabilità bloccherà l’avvio del dialogo.

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