Caso Pegasus, al via la commissione d’inchiesta del Parlamento europeo

Il Citizen Lab dell’Università di Toronto ha pubblicato una ricerca in cui spiega che almeno 65 cittadini spagnoli sono stati spiatei con Pegasus e un altro software-spia. [Shutterstock / mundissima]

Dopo le rivelazioni sull’utilizzo del software-spia Pegasus nei confronti di esponenti dei partiti indipendentisti catalani, martedì 19 aprile la Commissione di inchiesta del Parlamento europeo sull’utilizzo degli spyware ha iniziato i suoi lavori chiedendo che l’utilizzo di Pegasus sia vietato nei confronti di politici, giornalisti e avvocati.

Il Parlamento aveva deciso di creare la Commissione, formata da 38 eurodeputati e con un mandato di un anno, in seguito alle inchieste che avevano rivelato come i governi di Ungheria e Polonia avessero utilizzato il software, sviluppato dalla compagnia israeliana NSO, per spiare giornalisti, pubblici ufficiali ed esponenti delle forze di opposizione.

La più recente rivelazione riguardo all’utilizzo del software è arrivata lunedì 18, quando il Citizen Lab dell’Università di Toronto ha pubblicato una ricerca in cui spiega che almeno 65 cittadini spagnoli sono stati spiati con Pegasus e un altro software-spia, Candiru. Tra le vittime ci sono il presidente del governo regionale della Catalogna, Pere Aragonès, oltre a eurodeputati, giuristi e attivisti per l’indipendenza catalana e membri delle loro famiglie.

Il Citizen Lab ha affermato  di non poter “attribuire in modo definitivo le operazioni a un’entità specifica”, ma i ricercatori hanno concluso che “forti prove circostanziali suggeriscono un nesso con le autorità spagnole”.

“Tutte le intercettazioni delle comunicazioni sono effettuate su ordine del tribunale e nel pieno rispetto della legalità”, ha affermato il ministero dell’Interno spagnolo, mentre fonti dell’intelligence di Madrid hanno riferito a Cadena Ser che qualsiasi attività di spionaggio viene effettuata nel pieno rispetto della legge.

Sempre lunedì, il New Yorker ha rivelato che Pegasus è stato usato per infettare un telefono sulla rete di Downing Street, la residenza del Primo ministro britannico, nel luglio 2020. I ricercatori di Citizen Lab ritengono che l’hacking provenisse dagli Emirati Arabi Uniti.

Ungheria e Polonia

Lo scandalo relativo al software Pegasus e alle attività di NSO era esploso a luglio 2021, quando un consorzio di 17 testate internazionali avevano pubblicato un’ampia inchiesta – condotta in collaborazione con Amnesty International e l’ong giornalistica Forbidden Projedcts – nella quale si denunciava l’utilizzo dei sistemi informatici per spiare gli smartphone prodotti dalla compagnia israeliana nei confronti non solo di criminali e terroristi, ma anche di giornalisti, membri di organizzazioni per i diritti umani, dirigenti d’azienda.

L’inchiesta aveva avuto inizio dopo che Amnesty e Forbidden Project avevano avuto accesso a una lista di 50.000 numeri di persone potenzialmente spiate tramite Pegasus. Tra i Paesi che avrebbero cercato di accedere al sistema di spionaggio comparivano Azerbaijan, Bahrain, Kazakistan, Messico, Marocco, Ruanda, Arabia Saudita, India, Emirati Arabi Uniti e Ungheria.

Il coinvolgimento di Budapest – confermato in seguito dall’Autorità ungherese per la protezione dei dati – aveva fatto dire alla presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che la vicenda “è completamente inaccettabile. Sarebbe contro qualsiasi regola. Nella UE c’è la libertà di stampa ed è uno dei valori fondamentali dell’Unione europea”. E aveva spinto il commssario alla Giustizia, Didier Reynders, ad annunciare un’inchiesta dell’esecutivo UE sulla questione.

Caso Pegasus, attivisti e giornalisti spiati dai governi. Von der Leyen: "Se è vera, vicenda inaccettabile"

L’inchiesta giornalistica ha svelato come diversi governi, tra cui quello ungherese, unico nell’Ue, usassero il software israeliano per spiare giornalisti, politici e attivisti.

“La vicenda è totalmente inaccettabile, se è vera”. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha …

Nei mesi seguenti sono poi emersi altri episodi relativi a Pegasus che hanno coinvolto – direttamente o indirettamente – alcuni Stati membri dell’UE: dalle rivelazioni della MIT Techonology Review secondo cui la Francia avrebbe contattato NSO per acquistare il software-spia salvo rinunciare all’ultimo momento (notizia smentita dal governo di Parigi), allo spionaggio ai danni di alcuni diplomatici finlandesi operanti all’estero e di alti funzionari europei tra cui lo stesso Reynders.

Lo scorso gennaio, infine, il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza aveva scritto che l’acquisto di Pegasus da parte del governo di Varsavia sarebbe stato illegale perché finanziato con le risorse del fondo che raccoglie i soldi delle multe dei tribunali, e che dovrebbe essere destinato ad aiutare le vittime dei crimini. A dicembre 2021, erano emerse rivelazioni sull’utilizzo del software contro diversi sponenti dell’opposizione: accuse respinte dal governo polacco, e su cui la magistratura aveva deciso di non aprire un’indagine.

La Commissione d’inchiesta

 Poco prima della riunione inaugurale, il quadro in cui si muoverà la Commissione d’inchiesta è stato presentato in una conferenza stampa da alcuni eurodeputati. “Stiamo assistendo al fatto che in Europa le regole della rule of law sono state violate non solo dai soliti due paesi”, ha detto il belga Philippe Lamberts (Verdi) riferendosi a Polonia e Ungheria, “ma da molti altri paesi” che “si stanno prendendo la licenza” di violare “le libertà fondamentali. Anche se abbiamo una guerra alle porte” dell’Europa, “non c’è motivo di cedere nel rispetto dello stato di diritto. La Commissione Europea deve agire, e agire in modo deciso” contro chi vìola i diritti dei cittadini.

Il caso catalano, ha spiegato la spagnola Diana Riba (Verdi) “è una violazione dell’immunità parlamentare, un crimine ai danni di tutto il Parlamento europeo e ai danni di 50 milioni di cittadini europei”: per questo, lo Stato spagnolo dovrà fornire rapidamente “chiarimenti” e “prendersi la responsabilità” dell’accaduto. Ma Pegasus è stato usato anche contro cittadini di altri paesi dell’UE, “per questo la Commissione è di estrema importanza. Abbiamo bisogno di un quadro giuridico per far fronte allo spionaggio di massa e penso che la Commissione potrà svolgere un ruolo fondamentale”.

La tedesca Hannah Neumann (Verdi), infine, ha illustrato alcune indicazioni sulle misure da mettere in atto contro l’abuso nell’utilizzo dei software-spia, “che anche nell’Unione Europea possono facilmente essere utilizzati in modo distorto per motivi politici”.

Neumann ha chiesto che il Parlamento UE, nella prossima sessione, prenda posizione ribadendo l’importanza delle libertà politiche e dell’immunità parlamentare e che vengano introdotte misure per proteggere gli eurodeputati da nuovi attacchi informatici. La Commissione d’inchiesta e il Parlamento, ha affermato, si aspettano piena collaborazione degli Stati membri all’indagine su Pegasus.

“Chiediamo poi che l’utilizzo di Pegasus sia vietato nei confronti di politici, giornalisti e avvocati”, che la presidente del Parlamento UE, Roberta Metsola, e quelli di tutti i parlamenti dei 27, chiedano pubblicamente ai governi e ai servizi segreti “che ogni interferenza nei confronti dell’attività dei rappresentanti politici è inaccettabile e non sarà più tollerata”. Infine, ha concluso la parlamentare, “ci aspettiamo vivamente che il Consiglio Europeo condanni questi atti di sorveglianza politica ingiustificata”.