Bulgaria e Macedonia del Nord: continua lo scontro. Allargamento Ue sempre più difficile, ma Skopje crede nei negoziati

Un cittadino pro-Ue manifesta per le strade di Skopje, in Macedonia. [EPA/GEORGI LICOVSKI]

Nella riunione del consiglio Affari generali Sofia ha relazionato sul contrasto ai colloqui di adesione nord macedoni. Borrell: “Senza accordo la decisione spetterà al Consiglio”, mentre giovedì il primo ministro Zaev ha detto di voler andare avanti nelle trattative con i bulgari. 

La questione bulgaro-nord macedone è finita sul tavolo del consiglio degli Affari generali dell’Unione europea (che si occupa di questioni relative all’allargamento), dopo che alcuni paesi dell’Unione hanno fatto pressioni perché Sofia rendesse conto del veto, posto nel novembre 2020 proprio all’inizio della ‘cornice’ negoziale di adesione, contro l’ingresso della Macedonia del nord nell’Ue. La mossa ha colpito indirettamente anche l’Albania, l’altro candidato all’adesione ai Balcani occidentali, che sta compiendo progressi nel suo percorso verso l’Ue in tandem con Skopje.

L’ambasciatore permanente bulgaro Dimitar Tsanchev ha tentato di spiegare ai ministri Ue la decisione della Bulgaria di porre il veto che aggiunge ulteriori tensioni negli ‘inquieti’ Balcani occidentali.

Il tutto nel giorno in cui il presidente bulgaro Rumen Radev ha nominato un governo provvisorio, guidato dal generale Stefan Yanev (consigliere presidenziale per la Difesa) in vista delle elezioni anticipate dell’11 luglio, dopo che quelle di aprile hanno di fatto consegnato una situazione senza vincitori né vinti, anche se hanno certificato il declino del premier uscente Boyko Borissov.

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Il diniego bulgaro all’ingresso macedone ha suscitato sorpresa, in quanto Sofia era stata promotrice dell’allargamento alla parte occidentale della macroregione balcanica. Sostegno che aveva anche manifestato nel vertice speciale del 2018, organizzato quando la Bulgaria era alla guida del semestre di presidenza Ue.

Tra Bulgaria e Macedonia del nord sussistono contese relative alla ‘storia comune’ che caratterizza i due Paesi, con gli eventi bellici novecenteschi a fare da sfondo a questioni irrisolte.

Il disatteso obbiettivo di un accordo bilaterale tra i due Stati, nel 2017, ha di fatto arrestato il lavoro di una commissione mista incaricata di chiarire le diatribe storiche. Nel 2019, il parlamento di Sofia ha adottato all’unanimità una posizioni in cui avvertiva che non sarebbero state tollerate distorsioni di eventi storici o di documenti nonché del ruolo e delle opinioni degli storici bulgari, scatenando le critiche di diversi paesi dell’Unione, come ad esempio l’Austria.

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Nella riunione con i ministri dell’Ue, come riporta Euractiv.com, Tsanchev ha detto che la Bulgaria è “l’ultimo paese che bisogna convincere del fatto che i Balcani occidentali un giorno dovrebbero diventare parte dell’Ue”.

“Purtroppo, stiamo affrontando un problema” che “non è un problema bilaterale, come alcuni di voi ovviamente pensano”, ha aggiunto. Esso “si riferisce ai principi su cui si basa e opera la nostra Unione”, ha spiegato l’ambasciatore.

Secondo le posizioni espresse da Tsanchev, saremmo di fronte al primo caso nella storia dell’allargamento in cui un paese candidato avrebbe preteso di determinare le condizioni per avviare i negoziati di adesione all’Ue.

“Per la prima volta, abbiamo un paese candidato che dichiara di voler diventare membro dell’Ue, ma senza rinunciare alla sua ideologia ma senza rinunciare alla sua ideologia di costruzione dello stato, risalente all’era comunista”, ha aggiunto l’ambasciatore. Il diplomatico bulgaro però, come evidenzia Euractiv, non ha dunque spiegato agli altri partner Ue quali siano le ragioni profonde che si celano dietro l’ostilità di Skopje.

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Zoran Zaev, primo ministro della Macedonia del nord, è stato ospite della Commissione europea questa settimana. Martedì 11 maggio, ha affermato che doveva “trasmettere ai funzionari dell’Ue il messaggio che la Macedonia sta lavorando sodo”. “Vogliamo dare la nostra giusta quota al futuro dell’Europa”, ha aggiunto il leader socialdemocratico ed europeista.

“Non vogliamo più di quanto meritiamo, vale a dire tenere la prima conferenza intergovernativa il prima possibile – ha detto Zaev dopo i colloqui con l’alto rappresentante della politica estera Ue Josep Borell – .Una battuta d’arresto per la Macedonia del Nord sarà un messaggio di scoraggiamento per l’intera regione dei Balcani occidentali”. Il politico macedone non avrebbe però fatto esplicito riferimento ai problemi con la Bulgaria. Borrell, invece, ha detto che “se non ci sarà accordo” tra le due contendenti, “la decisione spetterà al Consiglio (europeo, ndr)”.

Una questione, quella tra i due paesi, che, in assenza di positivi e concreti segnali a livello bilaterale, difficilmente troverà una via risolutiva. Anche se dalle elezioni di luglio in Bulgaria dovesse emergere una nuova maggioranza, in mancanza di un solido percorso di conciliazione, le cose non cambieranno.

Da parte nord-macedone c’è però la volontà di proseguire nelle negoziazioni. Il primo ministro macedone Zaev, dal Forum economico di Delfi ad Atene, giovedì 13 maggio, ha annunciato che i negoziati con la Bulgaria andranno comunque avanti, indipendentemente dall’attuale situazione politica di Sofia.