Borrell: “L’Ue sosterrà l’Ucraina solo se rispetta lo Stato di diritto”

Una foto messa a disposizione dal Servizio stampa presidenziale mostra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky dare il benvenuto all'Alto rappresentante dell'Unione europea per gli affari esteri, Josep Borrell, a Kiev, Ucraina, il 22 settembre 2020. [EPA-EFE/PRSIDENTIAL PRESS SERVICE HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES]

L’Alto rappresentante dell’Ue chiarisce che il sostegno europeo è legato alla necessità di riformare il Paese. E commentando il giuramento di Lukashenko come presidente della  Bielorussia ribadisce: “È illegittimo”.

L’Alto rappresentante dell’Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell ha dichiarato che il sostegno europeo all’Ucraina continuerà, ma “è anche legato all’urgente necessità di rafforzare lo Stato di diritto e di sviluppare la lotta alla corruzione”. La preoccupazione per la situazione nel Paese è infatti in crescita, come testimoniano anche i ritardi nelle riforme dall’Ue. La Commissione europea intanto attacca duramente il presidente bielorusso Lukashenko, e continua a considerare non legittime le elezioni dello scorso 9 agosto.

Negli ultimi sei anni, l’Ucraina ha ricevuto un sostegno “senza precedenti” di 14 miliardi di euro da parte del Unione europea, durante un decennio difficile, durante il quale sono esplose una rivoluzione e una guerra finora ha causato 13.000 morti e 2,4 milioni di sfollati.

Il Paese è stato anche duramente colpito dal coronavirus e ha visto il proprio PIL crollare dell’11,4% nel secondo trimestre dell’anno, mentre è esploso un nuovo picco di casi dall’inizio dell’autunno.

“Tuttavia, non tutte le reali difficoltà dell’Ucraina sono legate a Covid-19”, ha scritto nel suo blog l’Alto rappresentate dell’Ue, Josep Borrell, dopo la sua prima visita nel Paese, lo scorso 22 settembre.

Nonostante un inizio promettente, sembra infatti che la spinta riformatrice dell’attuale maggioranza parlamentare, guidata dal presidente Volodymyr Zelenskiy, si sia esaurita. Il governo dell’ex comico ha infatti interrotto la spinta politica per riformare un sistema giudiziario notoriamente corrotto e per rafforzare gli stessi organi anti-corruzione.

“I primi mesi di mandato erano stati caratterizzati da un “regime turbo” con il Parlamento che ha rapidamente adottato riforme da tempo bloccate. Tuttavia, secondo molti osservatori, il ritmo delle riforme è rallentato di recente, anche per quanto riguarda l’attuazione degli impegni dell’Accordo di associazione (all’Ue)”, ha scritto Borrell.

L’Alto rappresentante ha aggiunto che il rimpasto di governo di primavera ha “inviato segnali preoccupanti sulla disponibilità a resistere agli interessi acquisiti”.

“Detto questo, il presidente Zelenskiy continua ad essere una fonte di speranza: i cittadini si aspettano ancora da lui riforme e il rispetto delle promesse di cambiamento per le quali è stato eletto”.

“Come ho detto al presidente (dell’Ucraina), l’Unione europea non è un ente di beneficenza o un bancomat: il modo migliore per sostenere l’Ucraina è aiutare a riformare il Paese. Ma solo gli ucraini stessi possono attuare quelle riforme”, ha aggiunto Borrell.

Questi ha lamentato, ad esempio, la mancanza di “un procedimento penale nel caso PrivatBank”, riferendosi a un buco di 5,6 miliardi di dollari lasciato nelle finanze della più grande banca ucraina, a causa delle pratiche di prestito attuate sotto la proprietà dell’oligarca Ihor Kolomoisky.

A luglio, l’Ue ha firmato un accordo con l’Ucraina per 1,2 miliardi di euro sotto forma di prestiti molto favorevoli, volti a migliorare le finanze del Paese in difficoltà, a complemento del sostegno del Fondo monetario internazionale (Fmi).

Tuttavia, la Commissione europea aveva anticipato che il programma di prestiti “potrebbe essere messo a repentaglio” qualora il Fmi considerasse “fuori strada” il governo di Kiev, rispetto agli accordi presi.

Borrell ha “ricordato” a Zelensky che i prestiti prevedono condizioni “relative al rafforzamento dello stato di diritto e alle riforme anticorruzione”.

“Ho insistito in particolare sulla necessità di garantire alle autorità anticorruzione processi di selezione trasparenti, basati sul merito e depoliticizzati”.

A destare preoccupazione in questo senso sono gli episodi politici che si sono succeduti nella scorsa settimana. L’elezione di un nuovo procuratore capo anticorruzione ha infatti destato polemiche, in quanto ritenuto da molti non dotato della necessaria esperienza e integrità anticorruzione”. Inoltre la Corte Costituzionale dell’Ucraina ha recentemente eliminato diverse disposizioni legislative, indebolendo dunque fortemente il National Anti-corruption Bureau of Ukraine (Nabu), organo fortemente sostenuto dai Paesi occidentali e considerato da questi essenziale per riformare le istituzioni e la politica dell’Ucraina.

Il capo della commissione anticorruzione del Parlamento ucraino, Anastasiia Radina, ha denunciato “che alcuni oligarchi ucraini si sono alleati con le forze filo-russe dentro e fuori il parlamento per attaccare le istituzioni anticorruzione”.

“Devo dire, a mio parere, che penso sia giunto il momento che l’Unione europea usi le leve che ha a disposizione: la leva della micro assistenza finanziaria, la leva dell’assistenza politica e diplomatica che viene data all’Ucraina”, ha detto l’ex attivista anti-corruzione in un evento di mercoledì.

“La mia sensazione è che se questa leva viene trascurata in questa fase, semplicemente non ci sarà più una leva politica per dialogare con questo governo fintanto che rimarrà in piedi”.

Lukashenko “non ha alcuna legittimità democratica”

Dopo aver assistito invece alla celebrazione ufficiale per l’inizio del suo nuovo mandato presidenziale, messa in scena da Aleksandr Lukashenko, in Bielorussia, l’Ue ha ritenuto opportuno reagire con chiarezza.

In un comunicato stampa pubblicato il 24 settembre, la Commissione europea ha ribadito “ancora una volta che le elezioni presidenziali bielorusse del 9 agosto non sono state né libere né eque”. Ne consegue allora che “l’Unione europea non riconosce i loro risultati falsificati”.

L’atteggiamento di Lukashenko viene allora interpretato dalla Commissione come un ulteriore modo per aumentare la tensione, andando esplicitamente contro le posizioni espresse dall’Ue e ciò obbliga l’Unione a “rivedere le proprie relazioni con la Bielorussia”.

“La posizione dell’Unione europea è chiara: i cittadini bielorussi meritano il diritto di essere rappresentati da coloro che scelgono liberamente attraverso nuove elezioni inclusive, trasparenti e credibili”.

La Commissione ha dunque ribadito la propria vicinanza ai manifestanti e alle opposizioni che stanno da più di un mese chiedendo nuove e libere elezioni e, al contempo, chiede l’immediato rilascio dei prigionieri politici e la cessazione di ogni forma di violenza.