Bioterrorismo, il Covid-19 ha aumentato il rischio di attacchi biologici in Europa?

Secondo gli esperti, la pandemia di coronavirus potrebbe convincere i gruppi terroristici a utilizzare armi biologiche in futuro. [EPA-EFE/PAOLO SALMOIRAGO]

La lotta globale per affrontare la pandemia COVID-19 ha esposto la vulnerabilità delle società alle minacce biologiche naturali e antropiche, spingendo così gli esperti ad allertare su un potenziale aumento dell’uso di armi biologiche, come virus o batteri, in un mondo post-coronavirus.

Il Comitato antiterrorismo del Consiglio europeo (CDCT) è stato uno dei primi ad avvertire che la pandemia di coronavirus avrebbe potuto incrementare l’uso di armi biologiche da parte dei terroristi.

“La pandemia di COVID-19 ha portato alla luce quanto la società moderna sia vulnerabile davanti a infezioni virali e al loro potenziale distruttivo” , ha dichiarato il comitato nel comunicato dello scorso maggio, aggiungendo che l’uso deliberato di agenti patogeni come atto di terrorismo “potrebbe rivelarsi estremamente incisivo”.

I danni a sfavore dell’umanità e dell’economia potrebbero essere nettamente superiori a quelli che vengono provocati da attacchi terroristici “tradizionali”. Il comitato ha sollecitato i suoi 47 stati membri a essere allenati e preparati ad affrontare un possibile attacco da parte di armi biologiche.

Ma il comitato ha aggiunto che non si hanno prove evidenti “di un elevato rischio di attacco bioterroristico a causa della pandemia”

“Tutti i paesi sono esposti al bioterrorismo, e i danni a esso collegati sono rapidi e potenzialmente globali”, ha detto un portavoce del Consiglio europeo a EURACTIV a proposito delle esperienze acquisite in seguito all’attuale crisi.

Tuttavia, secondo il nuovo rapporto redatto da Pool Re, compagnia assicurativa contro il terrorismo che collabora con il governo del Regno Unito, e Andrew Silke, professore alla Cranfield University, la pandemia da Covid-19 sta avendo un impatto significativo sul terrorismo mondiale.

“La vera preoccupazione è che il Covid-19  potrebbe riorientare i terroristi verso l’uso di armi chimiche, biologiche, radioattive e nucleari”, ha dichiarato Silke nel rapporto.

Stando a quanto dice Silke, alcuni movimenti terroristici si sarebbero interessati al bioterrorismo ma pochi attacchi da essi pianificati hanno avuto esito positivo grazie all’impiego di questo tipo di armi.

Il rapporto afferma che l’enorme impatto del Covid-19 “potrebbe riaccendere un certo interesse verso le armi biologiche” proprio perché “la pandemia lascerà i governi e le risorse di sicurezza gravemente danneggiati”.

“Di conseguenza, sarà compito del governo, dell’intelligence e delle forze dell’ordine di concentrarsi sulle priorità tradizionali come la lotta al terrorismo, adesso compromessa” conclude il rapporto.

C’è bisogno di più cooperazione.

“Siamo consapevoli delle crescenti preoccupazioni, in molti settori, su un possibile aumento di minacce di questo genere” ha detto a EURACTIV Mike Catchpole, direttore scientifico presso il Centro europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC).

Uno dei principali scopi del comitato, sin dalla sua nascita, avvenuta nel 2005, è stato quello di valutare possibili pericoli di emissione deliberata di agenti biologici.

Catchpole ha affermato a EURACTIV che tali pericoli “richiedono una comunità europea più unita” ma ha enfatizzato che “è improbabile che le emissioni deliberate siano della stessa portata, in termini di impatto geografico, dell’attuale pandemia del nuovo virus respiratorio”.

Riguardo alle esperienze acquisite dall’attuale pandemia, Catchpole ha detto che “l’esperienza maturata grazie al COVID-19 ha evidenziato l’importanza di piani d’emergenza, in particolare la consapevolezza degli scenari che potrebbero venirsi a creare e dei mezzi necessari per contrastarli”.

Secondo Catchpole, le autorità sanitarie dovrebbero essere preparate meglio, non solo in previsione di una futura pandemia, ma anche contro il bioterrorismo e altre minacce alla salute pubblica.

“Tutto ciò richiede un intervento rapido – a volte sono solo allarmismi e non possibili minacce – ma uno dei principi cardini di questi piani di preparazione è un’allerta precoce a ciò che potrebbe diventare una minaccia, senza aspettare che sovrasti il sistema” ha dichiarato.

Uno dei settori è quello relativo alle unità di terapie intensive e di fornire protezioni adeguate per il personale sanitario.

“Altro punto importante è la necessità di continuare a rafforzare la collaborazione a livello operativo e strategico tra il settore sanitario, della sanità pubblica, clinico e altri settori, in particolare quello della sicurezza e delle forze dell’ordine”, ha aggiunto.

Il piano d’emergenza della NATO

Nella prima fase della pandemia, mentre l’Europa ha lottato per trovare una risposta per contrastarla, il Primo Ministro bulgaro Boyko Borissov ha criticato l’UE per le mancate precauzioni contro le minacce biologiche.

Gli ufficiali della NATO hanno sottolineato a EURACTIV che, contro la minaccia del bioterrorismo, sono valide le strategie politiche messe in atto nel 2009 per prevenire la proliferazione delle Armi di Distruzione di Massa (ADM)  e le minacce della minacce chimiche, biologiche, radioattive e nucleari (CBRN), che sono state riconfermate nel luglio 2018 quando ha avuto luogo il Summit.

Tuttavia, secondo gli esperti, il piano d’emergenza della NATO in materia ha ricevuto meno attenzioni, rispetto ad altre minacce negli scorsi anni, anche se la Coalizione ha un battaglione di difesa contro le CBRN, altamente addestrato ed equipaggiato a dovere per poter contrastare attacchi e/o manifestazioni di quel genere.

Il battaglione si prepara non solo a scontri armati ma anche a schierarsi contro situazioni di crisi, quali catastrofi naturali e incidenti industriali.

Sono pochissimi i paesi NATO preparati ad affrontare questo genere di minacce come priorità, sia in ambito civile che militare. Al momento, solo la Repubblica Ceca possiede un centro di addestramento contro le armi chimiche.