Bielorussia, il Parlamento Ue chiede di sostenere chi sta lottando per la democrazia

epa08624194 La leader dell'opposizione bielorussa Svetlana Tikhanovskaya (sugli schermi) parla in videoconferenza mentre la commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo tiene una riunione straordinaria sulla situazione politica in Bielorussia a Bruxelles, Belgio, il 25 agosto 2020. EPA-EFE/OLIVIER HOSLET

Il Parlamento si esprime unanimemente contro il regime di Aljaksandr Lukashenko, in Bielorussia, e chiede che siano attivate sanzioni contro il governo, macchiatosi di repressioni, torture e di brogli elettorali. Ad essere richiesto è però anche un attivo sostegno alla società civile bielorussa che sta lottando per la democrazia.

“Aljaksandr Lukashenko non è il presidente della Bielorussia”, ha affermato l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, in apertura del suo intervento di fronte al Parlamento europeo. La Commissione non riconosce infatti la validità delle elezioni dello scorso 9 agosto, ricorda il vicepresidente.

L’alto rappresentate ha condannato gli arresti di oltre 7000 manifestanti ed oppositori politici in Bielorussia, a cui si aggiungono almeno 500 casi accertati di torture. La reazione dell’Ue non può allora che essere decisa e compatta, di fronte a tali palesi crimini, secondo Borrell, che ha esposto agli europarlamentari le quattro principali linee d’azione su cui intende agire la Commissione.

C’è innanzitutto la volontà di intraprendere sanzioni contro chi si è macchiato di violenza e della falsificazione dei risultati elettorali. Gli organi del Consiglio stanno infatti preparando, in vista del prossimo incontro tra i leader europei, un primo pacchetto di sanzioni ad hoc, che potrebbero, in una seconda fase, essere anche inasprite se la situazione politica della Bielorussia non dovesse evolvere secondo gli auspici dell’Ue.

La Commissione ha poi intenzione di lavorare affinché cessi quanto prima l’escalation di violenza nel Paese. In questo senso è cruciale l’avvio di un dialogo costruttivo, magari anche grazie alla mediazione dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che ha già inviato un proprio rappresentante in Bielorussia. Naturalmente il dialogo è reso complesso dall’aperto sostegno che la Russia di Vladimir Putin ha offerto a Lukashenko.

Tra gli obiettivi dell’Ue, oltre alla via diplomatica, c’è allora anche il sostegno alle innumerevoli forza della società civile che hanno avuto e stanno avendo il coraggio di combattere il regime.

Quest’ultimo sarà colpito, nelle intenzioni della Commissione, non solo direttamente, tramite sanzioni, ma anche indirettamente. L’Ue, afferma Borrell, è infatti pronta a sospendere alcune delle collaborazioni strategiche in essere con la Bielorussia, in maniera mirata, così da tutelare comunque gli interessi del popolo bielorusso.

Le posizioni del Parlamento

A sostenere la linea della Commissione è sostanzialmente tutto l’arco parlamentare. In favore delle sanzioni si è espresso il Partito popolare europeo (Ppe), tramite Michael Gahler, che non risparmia neanche un attacco a Putin, al quale viene chiesto di rispettare la volontà del popolo bielorusso e di interrompere violenza operazioni di propaganda mirata al controllo politico del Paese. Per il Ppe è centrale anche il ruolo che l’Ue può e deve giocare lanciando un piano per rilanciare la Bielorussia anche dal punto di vista socioeconomico.

Sulla stessa linea anche la presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), Iratxe García Pérez, che chiede l’immediata liberazione dei prigionieri politici e la convocazione di nuove elezioni. Tra le questioni inaccettabili, per la leader di S&D, c’è anche il rifiuto culturale, da parte del regime di Lukashenko, di uno dei cardini valoriali dell’Unione: il rispetto delle pari opportunità. Il presidente bielorusso si è infatti espresso contro le posizioni femministe, dichiarandole “occidentali” e quindi contrari alla tradizione bielorussa. García Pérez denuncia tale narrazione sottolinea anche il ruolo che proprio le donne stanno giocando nell’opposizione al regime, a partire da figure come Svetlana Tikhanovskaya o Maria Kolesnikova.

La presidente del gruppo S&D chiede allora che il ruolo delle opposizioni bielorussia venga riconosciuto ufficialmente dall’Ue, anche con l’assegnazione del premio Sacharov, conferito dal Parlamento europeo a persone o organizzazioni che lottano per i diritti umani e le libertà fondamentali.

Toni molto simili sono quelli espressi dal presidente del gruppo Renew Europe, Dacian Cioloș, che sostiene sia le sanzioni, che l’appoggio politico ed economico alla società civile bielorussa.

Dello stesso avviso anche il gruppo dei Verdi che, tramite Viola Von Cramon-Taubadel, chiede anche l’istituzione di una commissione internazionale per indagare contro chi commette violenze e torture. Secondo Von Cramon-Taubadel l’Ue deve essere in grado di ridare speranza ai cittadini bielorussi, facendo di tutto affinché possano vivere, in un prossimo futuro, in un Paese libero, in cui siano tutelati i diritti e le libertà fondamentali.

Un invito al dialogo arriva anche dal gruppo di Identità e Democrazia, che chiede sia data voce ai cittadini bielorussi, senza che ci siano forzature in nessun senso.

I Conservatori e Riformisti, tramite Anna Fotyga, denunciano invece la minaccia in essere per la sovranità bielorussa e chiedono nuove elezioni nel Paese.

Voce fuori dal coro è invece quella della sinistra europea (GUE/NGL) che, per bocca dell’onorevole Manu Pineda, accusa l’Ue di essere troppo asservita alla politica estera degli Stati Uniti. La mancanza di una vera politica estera europea è la causa, secondo Pineda, di una complicità europea nel favorire il conflitto tra Usa e Russia.

Oltre alle posizioni del Parlamento, l’alto rappresentante Borrell ha ricevuto, nelle ultime ore, anche una petizione europea promossa dagli Young European Federalists (JEF Europe). Nel documento, inviato anche al Commissario europeo per l’allargamento e la politica di vicinato, Olivér Várhelyi, sono richieste azioni concrete dell’Ue contro il regime bielorusso e per sostenere una transizione democratica nel Paese. A sostenere la petizione della Jef Europe sono stati cittadini di più di 30 Paesi, andando quindi anche al di là dei confini dell’Ue.

L’ampio sostegno politico, dentro e fuori le istituzioni, offre allora all’Ue una grande opportunità politica per tornare protagonista anche nelle questioni di politica estera. La questione bielorussa, se combinata ai rapporti con la Russia, alle tensioni con la Turchia, ai negoziati con la Cina, offre una perfetta cartina di tornasole per valutare se l’Ue sarò veramente in grado di recitare un ruolo da protagonista nel nuovo mondo post Covid, o se si limiterà, come troppo spesso è accaduto, a giocare di rimessa.