Belgio, diplomatico dell’Iran a processo per terrorismo. Pianificò un attacco contro un raduno di dissidenti

Una manifestazione Ncri contro il governo dell'Iran nel 2019 a Berlino. EPA-EFE/JENS SCHLUETER

Per la prima volta un Paese dell’Ue mette sotto giudizio un esponente della diplomazia iraniana accusato, insieme ad altri connazionali, di aver pianificato un attentato contro i manifestanti di un gruppo di opposizione in esilio.

Un attacco terroristico contro un raduno in Francia del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (Ncri), ecco cosa stavano organizzando secondo l’accusa quattro iraniani finiti a processo ad Anversa venerdì 27 novembre.

Tra questi anche il funzionario dell’ambasciata dell’Iran a Vienna Assadolah Assadi, arrestato in Germania nel 2018 su mandato delle autorità belghe, che risulta così il primo diplomatico iraniano a passare sotto giudizio in un Paese dell’Unione Europea, il Belgio, come riporta Euractiv.com.

Il comizio degli esuli preso di mira, al quale parteciparono delegazioni da diverse parti d’Europa, anche dall’Italia, si tenne nel comune metropolitano parigino Villepinte il 30 giugno 2018 e vide l’intervento di apertura dell’ex sindaco di New York Rudolph Giuliani, membro dello staff del presidente Usa uscente Donald Trump e suo avvocato.

Il caso non è isolato: a questo tentato attacco terroristico si aggiungono due omicidi avvenuti nei Paesi Bassi nel 2015 e nel 2017 e un assassinio sventato in Danimarca. Si tratta di azioni che, dicono alcuni Paesi europei, sarebbero state organizzate direttamente dall’Iran per reprimere le voci di dissenso all’estero.

Da Teheran però hanno negato ogni coinvolgimento, sostenendo che le accuse fossero destinate a danneggiare i rapporti Ue-Iran.

I rapporti Ue-Iran

L’Unione Europea, non avendo una delegazione in Iran, è rappresentata dallo Stato membro che detiene la presidenza del Consiglio europeo (attualmente la Germania).

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Le relazioni sono coordinate dalla “Task force Iran”, istituita dopo la conclusione degli accordi sul nucleare iraniano (Jcpoa) nel 2015, che risponde al Servizio europeo di azione esterna (Seae) sotto l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza.

I rapporti con lo Stato che si affaccia sul golfo Persico sono sostanzialmente basati su un approccio equilibrato e globale, incentrato su diverse forme di cooperazione che includono, tra le altre, quella economica, dell’energia, dei cambiamenti climatici, fino alle questioni umanitarie e di immigrazione.

Gli obiettivi generali di queste relazioni partono da una dichiarazione congiunta del 16 aprile 2016, che ha portato alla revoca, da parte del Consiglio europeo, di tutte le sanzioni economiche e finanziarie dell’Ue sul nucleare, lasciando in vigore alcune altre restrizioni, tra cui quelle in risposta a gravi violazioni dei diritti umani.

Negli ultimi anni, soprattutto in tempi più recenti, non sono mancate occasioni in cui l’Ue è intervenuta in supporto all’Iran, in particolar modo quando si sono levati attacchi dall’amministrazione statunitense guidata da Trump, risultata molto aggressiva nei confronti del Paese asiatico.

Una ultima occasione, nell’agosto scorso, è stata quando l’Ue ha stoppato gli Usa sulle sanzioni sul nucleare contro l’Iran, con il segretario di Stato Pompeo che ha persino accusato l’Unione di parteggiare per gli Ayatollah.

Certo, il processo di Anversa potrebbe mettere in evidenza una serie di questioni irrisolte che rischiano di compromettere i rapporti diplomatici Ue-Iran.