Balcani, gli Stati Uniti spingono per l’adesione all’Ue dopo il “non paper” sulla Bosnia

Donne albanesi-kosovare danno fiori ai soldati Usa della missione Nato in Kosovo (Kfor), nel giorno di insediamento del presidente Biden a Washington. [EPA-EFE/VALDRIN XHEMAJ]

Washington ha espresso il suo sostegno al percorso verso l’integrazione Ue, sottolineando che “le recenti speculazioni” sul cambiamento dei confini nei Balcani rischiano di far precipitare la regione nell’instabilità.

La diffusione del non-paper sloveno sulla Bosnia-Erzegovina ha fatto tremare le cancellerie delle due sponde dell’Atlantico, tanto che gli Stati Uniti, molto attenti alle vicende che si alternano nella regione balcanico-occidentale, hanno espresso pieno sostegno per gli sforzi di adesione all’Ue dei paesi dell’area.

Il portavoce del dipartimento di Stato americano Ned Price ha detto che “le recenti speculazioni ingiustificate sul cambiamento dei confini nei Balcani lungo le linee etniche rischiano di favorire l’instabilità nella regione ed evocano ricordi di tensioni passate”.

Price ha sottolineato che gli Usa manterranno l’impegno a sostenere i sei paesi dei Balcani occidentali nel loro percorso verso l’integrazione europea e l’adesione alle principali istituzioni europee e atlantiche, aggiungendo che il futuro della regione “deve essere basato sul buon governo, lo stato di diritto, una democrazia multietnica e il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali”.

Slovenia, il caso del non paper sulla "dissoluzione pacifica" della Bosnia-Erzegovina

Secondo il sito Politicki.ba, che cita fonti di Lubiana e Bruxelles, Janša avrebbe consegnato al presidente del Consiglio europeo Michel un ‘non-paper’ in cui si sottolineerebbe la necessità di porre fine alla dissoluzione della Jugoslavia. Ma il premier sloveno smentisce.

La …

La preoccupazione dell’Occidente è concentrata sulle mire russe e cinesi nella regione, che vede alcuni stati, Serbia in primis, condividere storiche relazioni con le due potenze. Da non trascurare poi anche l’influenza turca su alcune nazioni, specialmente quelle a forte presenza di fedeli musulmani.

”Siamo impegnati ad aiutare i paesi dei Balcani occidentali a promuovere i loro partenariati economici – ha proseguito Price –, a raggiungere gli obiettivi climatici, a resistere alle manipolazioni energetiche della Russia sviluppando un vario sistema di risorse energetiche pulite e a combattere la corruzione e il crimine organizzato”

“Vogliamo anche aiutare la regione nel suo percorso verso la crescita economica, proteggendo allo stesso tempo le sue infrastrutture e industrie dalle pratiche scorrette della Cina”, ha aggiunto, evidenziando che Washington continuerà “a sostenere l’apertura dei negoziati di adesione all’Ue” con l’Albania e la Macedonia del Nord nel prossimo giugno.

Come riporta Euractiv.com il non-paper sloveno, “proporrebbe di incorporare parti della Bosnia alla Serbia e alla Croazia, insieme all’unificazione di Kosovo e Albania; il tutto per accelerare l’integrazione della regione nell’Ue”. Questo però ha fatto riemergere le vecchie ferite della regione balcanica, mai del tutto rimarginate, in particolare in Bosnia-Erzegovina.

I Balcani occidentali chiamano l’Europa: c’è bisogno di cambiamento

Nei Balcani sta crescendo la consapevolezza che l’Unione europea possa non essere l’unico partner disponibile. Da parte di Bruxelles occorre una certa dose di ottimismo pragmatico e realismo geopolitico sull’allargamento, che dovrebbe essere al centro anche della Conferenza sul futuro …

Il contenuto dei documenti, nonostante alcuni interrogativi sulla loro autenticità e veridicità, ha allarmato gli attori regionali, che hanno visto potenzialmente minacciata l’integrità territoriale dei loro rispettivi paesi.

Anže Logar, il ministro degli Esteri sloveno, che assumerà la presidenza di turno dell’Ue il 1° luglio, ha detto che il fantomatico documento non ufficiale sui Balcani occidentali non esiste e che la discussione su di esso ha danneggiato tanto la Slovenia che la Bosnia-Erzegovina.

Ad ogni modo, il testo ha imposto tutta una serie di prese di posizione e di smentite. Giovedì 22 aprile, ad esempio, il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas ha chiaramente respinto l’idea di ridisegnare i confini nei Balcani occidentali lungo le linee etniche e ha detto che l’idea è stata “rimessa in un cassetto”.

Gli ha fatto eco il portavoce capo della Commissione europea Eric Mamer, che ai giornalisti, lunedì 26 aprile a Bruxelles, ha detto che “non siamo assolutamente a favore di qualsiasi cambiamento dei confini”.

Allargamento Ue ai Balcani occidentali: le incognite del 2021

Il processo di adesione degli Stati è moribondo o redivivo? Una domanda posta all’interno del rapporto speciale di Euractiv, dove vengono affrontate le problematiche aperte nell’inquieta regione sud europea.

Nel rapporto speciale “Cosa aspettarsi dalla politica dell’Ue nel 2021?” pubblicato su …

Nel mezzo dei vari tentativi di abbassare la tensione che si era improvvisamente alzata, riporta sempre Euractiv.com, “è spuntato un altro documento fantasma, questa volta attribuito a Germania e Francia, dove si parla del riconoscimento reciproco tra Kosovo e Serbia, altro nodo irrisolto della complessa tela balcanica”. In questo non-paper si tratterebbe della creazione di un distretto autonomo nel Kosovo settentrionale popolato da serbi.

L’ambasciatore tedesco in Kosovo, Jörn Rohde, ha negato immediatamente l’esistenza del carteggio, assicurando il “pieno sostegno” di Berlino al dialogo Serbia-Kosovo guidato dal rappresentante speciale dell’Ue Miroslav Lajcak.

Secondo l’Ue, d’altra parte, gli attori regionali devono prima risolvere i conflitti di vicinato e fare passi in avanti rispetto alle riforme democratiche, che non sempre vengono portate avanti, con alcuni Paesi che negli anni hanno fatto purtroppo notevoli passi indietro. Di sette Stati che popolano l’area, solo uno (la Croazia) è membro della Ue.