Alexei Navalny arrestato in Russia. Le reazioni dei leader europei

I concitati momenti dell'arresto dell'oppositore russo Navalny, qui insieme alla moglie che cerca di assisterlo, il 17 gennaio 2021 a Mosca. EPA-EFE/KIRA YARMYSH

Massiccia ondata di solidarietà e protesta contro la nuova detenzione del principale oppositore anti-Cremlino, tornato in patria cinque mesi dopo l’avvelenamento. L’assordante silenzio dei nazional-sovranisti.

Il dissidente anti-Putin Alexei Navalny è stato arrestato nella giornata di domenica 17 gennaio, dopo essere atterrato a Mosca, più precisamente dirottato (doveva arrivare all’aeroporto Vnukovo, invece è stato portato a Sheremetevo) per non farlo incontrare con i sostenitori che lo attendevano (alcuni dei quali arrestati). Lì è stato prelevato immediatamente dalle autorità russe e portato in una località di cui non si è a conoscenza.

Navalny è attualmente il più forte oppositore del Cremlino e nell’estate scorsa è stato vittima di un avvelenamento, le cui prove stanno portando a confermare sempre più il coinvolgimento dei servizi di intelligence russi. Il militante anti-corruzione e pro-democrazia, dopo essersi sentito male in volo, fu trasportato in un ospedale russo in condizioni gravi e senza chiare misure di sicurezza, viste le inattendibili diagnosi diffuse dai medici e i rischi per la sua incolumità.

Con una operazione di trasferimento degna dei più intensi anni della Guerra fredda, Navalny ha trovato asilo a Berlino, ricevendo le cure necessarie per ristabilirsi. Per la vicenda l’Ue ha indetto sanzioni contro alcuni personaggi russi coinvolti.

Inoltre, a dicembre le autorità russe avevano dato uno sbrigativo ultimatum al dissidente, fissando giorno e orario in cui sarebbe dovuto tornare per scontare una pena dai contorni poco chiari. Navalny non ha assecondato il diktat ed è rientrato in patria come farebbe un libero cittadino. Ad aspettarlo però c’erano le manette e addirittura non gli è stata data l’opportunità di incontrare il suo avvocato, che ha trovato il ‘muro’ ostruzionistico della polizia russa.

Caso Navalny, l'Unione europea condanna la Russia

Dopo il fermo annuncio di Angela Merkel, i rappresentanti dei governi europei e delle istituzioni Ue hanno criticato con decisione l’avvelenamento dell’oppositore politico e hanno chiesto spiegazioni a Mosca. Ursula von der Leyen: “Atto spregevole e vile”.

L’ipotesi che Alexei Navalny, …

Le reazioni dall’Europa non si sono fatte attendere. Per il presidente del Consiglio europeo Charles Michel “l’arresto di Alexei Navalny al suo arrivo a Mosca è inaccettabile”. “Chiedo alle autorità russe di rilasciarlo immediatamente”, ha aggiunto il politico belga. Mentre per l’alto rappresentante Ue Josep Borrell “le autorità russe devono rispettare i diritti” e “rilasciarlo immediatamente”. “La politicizzazione dell’apparato giudiziario è inaccettabile”, ha detto poi il capo della diplomazia europea.

Per il presidente del Parlamento europeo David Sassoli si tratta di “un’offesa alla comunità internazionale, all’Europa che ha contribuito a salvargli la vita. Chiediamo alle autorità russe il suo immediato rilascio”. Infine ha lanciato l’invito all’Europarlamento. In mattinata sono giunte anche le parole della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che “condanna” la detenzione dell’oppositore politico considerata “contraria agli impegni internazionali della Russia”.

Solidarietà e denuncia da un’altra dissidente, la bielorussa Svetlana Tsikhanouskaya che si batte contro il regime (filo-russo) di Lukashenko, la quale ha definito l’arresto “un passo pericoloso per privare i russi di alternative politiche”, ricordando come la Bielorussia conosca i risultati di tali trattamenti agli oppositori politici. “Questo non è nell’interesse del popolo russo e del Paese”, ha aggiunto.

L'Ue chiede un'indagine "indipendente e trasparente" sul caso Navalny

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La prima a chiedere alla Russia un’inchiesta completa, che portasse all’individuazione sul piano legale dei responsabili dell’avvelenamento di Alexei Navalny era stata …

In Italia, il primo dal Governo ad esprimere vicinanza è stato il ministro per gli Affari europei Enzo Amendola che, in un profondo messaggio (citando Tucidide), ha affermato: “Sicuramente i più coraggiosi sono coloro che hanno la visione più chiara di ciò che li aspetta, così della gloria come del pericolo, e tuttavia l’affrontano”.

Ad esprimere solidarietà anche altri esponenti dell’esecutivo, tra cui i ministri degli Esteri Luigi Di Maio e della Difesa Lorenzo Guerini che hanno chiesto il “rilascio immediato”.

In tanti però non hanno espresso alcuna forma di condanna, rimanendo in assordante silenzio: dal premier ungherese Orbán fino agli altri politici nazional-sovranisti di vari Paesi, come Le Pen, Salvini, Meloni, Baudet e Wilders.