Afghanistan, l’inviato Ue sui colloqui di pace: “Bisogna fare di più, il tempo sta scadendo”

Soldati Usa in una foto di repertorio assistono a una sessione di addestramento per l'esercito afghano a Herat, Afghanistan. [Jalil Rezayee/EPA/EFE]

Secondo Niklasson è necessario mettere sul tavolo proposte sostanziali sui piani di ciascuna parte, che però i talebani non hanno ancora fornito.

In Afghanistan è in corso il ritiro delle truppe Nato presenti nel paese asiatico, in diverse fasi, da quasi vent’anni a seguito dell’attacco alle Torri gemelle di New York dell’11 settembre 2001. Ma c’è forte preoccupazione per il vuoto che potrebbe crearsi dopo che le truppe occidentali si saranno ritirate.

Nella mattinata di mercoledì 16 giugno (secondo gli orari europei), l’inviato dell’Unione Europea per l’Afghanistan Tomas Niklasson ha ammonito: il tempo per i negoziati di pace si sta esaurendo e c’è bisogno di un maggiore sforzo per promuovere le discussioni.

Nelle ultime due settimane, mentre le forze internazionali si stanno ritirando dalla nazione devastata dalla guerra civile, il governo afgano e i negoziatori talebani si sono incontrati a Doha, capitale del Qatar, per discutere il processo di pace.

I colloqui erano iniziati a settembre 2020, ma i negoziati, che già andavano a rilento, si sono arenati ad aprile, quando gli Stati Uniti hanno annunciato che avrebbero ritirato le loro forze armate entro l’11 settembre, data simbolica, dopo la scadenza che l’amministrazione Trump aveva concordato (con i talebani) per il Primo maggio scorso.

“Mentre parliamo il tempo si sta accorciando”, ha detto all’agenzia Reuters Niklasson durante una visita nella capitale del Pakistan Islamabad, avvertendo che “non c’è stato alcun progresso, o molto poco, in sostanza”. “Da questo punto di vista bisogna fare di più”, ha aggiunto.

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Il portavoce dei talebani Suhail Shaheen ha annunciato su Twitter, martedì 16 giugno, che entrambi i gruppi di negoziazione si sono incontrati per discutere “la ricalibratura dell’ordine e della sequenza delle sessioni di colloqui”, ma l’inviato Ue sostiene che, per mostrare un vero progresso, è necessario mettere sul tavolo proposte sostanziali. Proposte che, però, i talebani non hanno ancora fornito.

“È possibile che una proposta dei Talebani sia massimalista, forse metterebbero solo un emirato islamico sul tavolo, che va benissimo per i negoziati e poi si può vedere dove si possono sviluppare compromessi che dovranno essere fatti da entrambe le parti”, ha detto Niklasson.

L’altro portavoce talebano, Zabihullah Mujahid, ha detto invece che il gruppo aveva un piano scritto, ma non lo avrebbe condiviso né pubblicamente, né con gli stranieri e lo avrebbe conservato in caso di negoziati di maggiore sostanza.

L’inviato Ue, durante le riunioni a Islamabad di questa settimana, ha detto di essere fiducioso che il Pakistan voglia incoraggiare un accordo di pace negoziato nel vicino Afghanistan, cosa che sarebbe nell’interesse dell’ex colonia britannica, ma ha ribadito che dovrebbe usare tutta la sua influenza per incoraggiare i Talebani a consegnare una proposta di pace scritta.

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Il Pakistan è sempre stato più o meno direttamente coinvolto nelle vicende afgane dai tempi dell’invasione sovietica (1979-‘89), ma i rapporti di Islamabad con i talebani sono stati criticati in passato dall’Occidente. Le nazioni straniere presenti in Afghanistan, però, Washington compresa, hanno riconosciuto al Paese di aver lavorato, negli ultimi anni, per portare gli insorti al tavolo dei negoziati.

Il ministro degli Esteri pakistano ha detto nei giorni scorsi che c’era pieno sostegno per il processo di pace afgano, ma non voleva essere considerato il “capro espiatorio” nel caso di fallimento dei negoziati.

“Vedo finora pochi progressi” per “una proposta”, ha detto Niklasson, ammettendo di non sapere se questo accade “perché non c’è una leva sufficiente o perché la leva che c’è non è stata usata”. “Ma ho fiducia che il Pakistan si renda conto dell’importanza e dell’urgenza della situazione e che è nel suo interesse usare la leva che ha”, ha concluso il portavoce Ue.