Afghanistan, i Paesi nordici danno asilo almeno ai loro collaboratori e interpreti

Aspettano di attraversare il confine col Pakistan. Le autorità pakistane hanno riaperto il confine con l'Afghanistan il 13 agosto dopo diversi giorni di chiusura. EPA-EFE/AKHTER GULFAM

I paesi nordici offrono asilo al personale afgano che in questi anni ha attivamente collaborato con loro mentre la Francia sospende le espulsioni di migranti. 

Basta aver visto qualche film o qualche serie tv americana sulle forze armate per capire il ruolo fondamentale giocato dal personale locale nelle missioni di guerra (o di “pace”) e per capire quanto rischiano se non ottengono in cambio la possibilità di essere trasferiti nel Paese che hanno aiutato. Interpreti, traduttori, autisti, persone che conoscono il territorio sono stati indispensabili per le truppe stranire impegnate in Afghanistan in vent’anni di guerra. Nel momento in cui i contingenti NATO abbandonano il Paese, con l’avanzata talebana, diventano il bersaglio più facile per ritorsioni e vendette. Per questo, insieme ai soldati americani, britannici e tedeschi, sono stati imbarcati sugli aerei diretti lontano dall’Afghanistan anche gli interpreti, le guide, gli autisti.
Non tutti i Paesi europei però hanno avuto la stessa accortezza. Emblematico è il caso dell’Olanda: un gruppo di trenta poliziotti olandesi ha lanciato un appello dalle colonne del quotidiano Trow, sostenuto anche da Amnesty International, per sollecitare il governo a portare urgentemente in Olanda tutti i collaboratori che ora rischiano di essere falcidiati dai talebani.

In direzione diversa si stanno muovendo i Paesi del Nord Europa: “Abbiamo la responsabilità comune di aiutare gli afgani che ora sono minacciati a causa dei loro legami e del loro contributo all’impegno della Danimarca in Afghanistan”, ha detto il ministero degli Esteri danese in una dichiarazione mercoledì. Una presa di posizione resa necessaria dall’avanzata più veloce del previsto delle milizie talebane e dalla diffusione della notizia per cui centinaia di afghani che hanno lavorato per le forze d’oltremare, e le loro famiglie, sarebbero già state uccise.
Agli afgani che hanno lavorato per le forze armate o l’ambasciata danese sarà offerta l’evacuazione in Danimarca e un permesso di soggiorno di due anni, ha detto il ministero. Si parla ad ogni modo di un numero molto esiguo di persone, circa 45.
Sulla stessa linea anche Finlandia e Svezia: il ministro degli Esteri finlandese Pekka Haavisto ha detto che il governo stava esplorando i modi per evacuare “almeno decine” di afgani che hanno lavorato per la nazione nordica.

Afghanistan, l'avanzata talebana induce Olanda e Germania a cambiare linea sui rimpatri

Le milizie talebane stanno riprendendo il controllo del Paese con una velocità che nessuno si immaginava: in meno di una settimana hanno conquistato una decina di capoluoghi di provincia, tra cui il nodo commerciale di Kunduz. La situazione induce i …

 

Per quanto riguarda invece i civili che in questi anni hanno abbandonato autonomamente il Paese per raggiungere l’Europa, nei giorni scorsi è scoppiata la polemica sui rimpatri forzati. Dopo l’annuncio del cambio di rotta sulla questione da parte di Germania e Olanda, la Francia ha fatto sapere di aver già sospeso il mese scorso l’espulsione dei migranti afgani le cui domande d’asilo erano state respinte.
La situazione nel Paese, infatti, sembra già completamente fuori controllo. Al punto che americani e britannici stanno organizzando rapidamente la loro evacuazione da Kabul. Il giornalista Jerome Starkey scrive che centinaia di parà piomberanno a Kabul per evacuare l’ambasciata britannica e fino a 4.000 inglesi, collaboratori e personale dell’ambasciata.

Debole, come sempre, la posizione dell’Alto Rappresentante della Politica estera e di sicurezza dell’Ue, Borrell: “L’UE condanna le crescenti violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, in particolare nelle zone controllate dai talebani e nelle città. L’UE invita i talebani a riprendere immediatamente colloqui sostanziali, regolari e strutturati e chiede inoltre la cessazione immediata delle violenze in corso e un cessate il fuoco globale e permanente”. In caso contrario, “i talebani dovranno affrontare il non riconoscimento, l’isolamento, la mancanza di sostegno internazionale”. Un’affermazione che mostra tutta la debolezza dell’UE sullo scacchiere internazionale, considerando che l’avanzata talebana è in qualche modo il frutto degli accordi di Doha con Washington e considerando le recenti affermazioni della Cina circa la propria volontà di estendere il corridoio economico Cina-Pakistan all’Afghanistan e di investire massicciamente nelle risorse sotterranee e nel potenziale idroelettrico.