Acqua contesa: l’Etiopia vuole andare avanti con il riempimento della diga, ma l’Egitto la ammonisce

Le rive egiziane del Nilo nei pressi del villaggio di Gharb Suhil, ad Assuan. [Haled Elfiqi/EPA/EFE]

Il presidente egiziano Al-Sisi ha lanciato un chiaro messaggio ad Addis Abeba, mentre anche il Sudan manifesta rimostranze sui seri problemi all’approvvigionamento idrico. I rischi di una escalation armata.

Continuano le tensioni sulla diga etiope tra Addis Abeba da un lato ed Egitto e Sudan dall’altro. La ‘Grand Ethiopian Renaissance Dam’ è considerata come una minaccia all’approvvigionamento idrico e Il Cairo e Khartoum stanno facendo sentire la loro voce.

L’Etiopia però considera essenziale la grande infrastruttura per l’elettrificazione e lo sviluppo del Paese. Il riempimento è iniziato l’anno scorso, con l’annuncio nel luglio 2020 di aver raggiunto l’obiettivo di 4,9 miliardi di metri cubi (abbastanza per testare le prime due turbine della diga, passo fondamentale verso la produzione effettiva di energia). Il serbatoio ha una capacità di 74 miliardi di metri cubi: l’obiettivo è quello di imprigionare altri 13,5 miliardi di metri cubi quest’anno.

La conclusione dell’ultimo giro di colloqui a Kinshasa, di martedì 6 aprile, non ha prodotto alcuna risoluzione alle dispute sulla diga in rapporto al corso del Nilo. Il fiume più lungo del mondo gode di una vasta fascia di fertilità intorno alle sue sponde, fornendo acqua ed elettricità ai dieci paesi che attraversa. I tributari principali, il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro, convergono nella capitale sudanese per poi scorrere a nord attraverso l’Egitto ed infine entrare nel Mediterraneo.

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Nello scorso fine settimana sanguinosi combattimenti al confine tra i due paesi: sullo sfondo la questione del bacino idrico etiope sul Nilo azzurro, sul quale i sudanesi ammoniscono Addis Abeba. Borrell invia il ministro degli Esteri finlandese Haavisto.

Le autorità sudanesi …

Il ministro dell’acqua etiope Seleshi Bekele ha detto, in una conferenza stampa tenutasi mercoledì, che l’Etiopia continuerà a riempire l’enorme serbatoio della diga durante la prossima stagione delle piogge, che normalmente inizia a giugno o luglio. Ma l’omonimo sudanese Yasser Abbas ha avvertito che il suo paese è pronto ad irrigidire la posizione, ricorrendo nuovamente a fare pressione sugli alti livelli internazionali.

“Per il Sudan, tutte le opzioni sono possibili, compreso il ritorno (della questione) al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’irrigidimento della politica… (se) l’Etiopia si imbarca in un secondo riempimento (della diga) senza accordo”, ha detto il ministro di Khartoum ai giornalisti.

Non si è fatta attendere anche la reazione egiziana, con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi che ha messo in guardia l’Etiopia. “Ai nostri fratelli etiopi dico: non toccate una goccia d’acqua dell’Egitto, perché tutte le opzioni sono aperte”, ha detto il rais d’Egitto Sisi, facendo eco ai commenti della scorsa settimana.

Instabilità e i rischi di un conflitto armato

A febbraio ci sono stati scontri al confine tra Etiopia e Sudan per la regione Al-Fashqa, un’area prevalentemente fertile contesa dai due paesi dove sono caduti circa una cinquantina di soldati etiopi. Sullo sfondo dei combattimenti la questione della diga per la quale Egitto e Sudan hanno chiesto un accordo trilaterale sulle operazioni prima di iniziare il riempimento del serbatoio.

Ma l’Etiopia sostiene che il riempimento è un passaggio naturale della costruzione del bacino e che, quindi, è impossibile da rimandare. Nel 2020 le proteste sudanesi hanno denunciato che il processo di saturazione idrica ha causato carenze d’acqua sul territorio nazionale finanche nella capitale Khartoum.

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Prosegue la crisi umanitaria nel …

Il ministro Seleshi ha contestato le posizioni del Sudan, ma ha fatto sapere che Addis Abeba condividerà i dati con il Sudan durante il riempimento di quest’anno, aggiungendo che i funzionari “non vogliono essere resi responsabili di problemi che non abbiamo creato”.

Tuttavia, si è lamentato che a Kinshasa, Sudan ed Egitto, hanno trascorso la maggior parte del tempo spingendo per un maggiore coinvolgimento nei negoziati degli osservatori di Ue, Usa e Sudafrica, un aspetto non gradito all’Etiopia che sostiene come una eccessiva presenza nelle trattative avrebbe minato il processo della presidenza congolese (Repubblica Democratica del Congo) dell’Unione Africana.

Il ministero degli esteri etiope, martedì, ha fatto sapere di aspettarsi che i colloqui riprendano alla fine di aprile. Un passaggio, questo, considerato dall’Egitto come l’‘ultima spiaggia’ per raggiungere un accordo, visto che Sisi non ha esitato a dire che il contesto della regione è caratterizzato da “un’instabilità inimmaginabile” intorno progetto.

Per il ministro degli Esteri del Sudan, Mariam al-Sadiq al-Mahdi, l’Etiopia “minaccia il popolo del bacino del Nilo, e il Sudan direttamente”, ma rispetto alla forte dichiarazione sudanese rilasciata alla stampa Seleshi ha minimizzato la possibilità che le tensioni sulla diga portino a un conflitto, sostenendo che “questo tipo di pensiero non è necessario, ed esagerare questo tipo di cose non giova a nessun paese”. Un aspetto da non sottovalutare vista l’ulteriore instabilità provocata dalla guerra del Tigré, che coinvolge anche l’Eritrea, oltre alle tensioni lungo la vasta fascia del Sahel e del Corno d’Africa.