Armenia-Azerbaigian, Borrell chiede di cessare gli scontri armati

Una parata militare a Baku, Azerbaigian. [zef art/Shutterstock]

In un vertice telefonico a tre, mercoledì 22 luglio, con i ministri degli Esteri dell’Azerbaigian e dell’Armenia, l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, ha chiesto la fine degli scontri armati dopo l’esplosione delle tensioni della scorsa settimana lungo il confine di Stato internazionale tra i due Paesi.

Dopo i colloqui bilaterali all’inizio della settimana scorsa, nella prima chiamata che ha riunito lo spagnolo e Jeyhun Bayramov, il neo nominato ministro degli Esteri azero e il suo omologo armeno Zohrab Mnatsakanyan, l’alto rappresentante dell’Ue ha esortato entrambe le parti “ad astenersi da azioni e retorica che provochino tensioni, in particolare da ogni ulteriore minaccia alle infrastrutture critiche della regione”.

Giovedì scorso (16 luglio), Baku ha ricordato la sua capacità di colpire la centrale nucleare armena di Metsamor, dopo che Yerevan a sua volta avrebbe segnalato di poter colpire la diga di Mingachevir  in Azerbaigian. L’Armenia ha poi negato di aver fatto tali minacce.

Un funzionario di alto livello dell’Azerbaigian aveva scritto su EURACTIV che l’Armenia stava creando ostacoli al normale funzionamento delle linee di energia e di trasporto, come la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars, che collega l’Asia e l’Europa e viene chiamata “Via della seta di ferro”, l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan e il gasdotto del Caucaso meridionale dell’Azerbaigian che convoglia il gas naturale verso il Tap e il Tanap che fornisce all’Europa risorse energetiche alternative.

Le tensioni sono sfociate in combattimenti il 12 luglio. Le due ex repubbliche sovietiche sono bloccate da decenni in un conflitto sul Nagorno-Karabakh, una regione internazionalmente riconosciuta come parte dell’Azerbaigian ma occupata dall’Armenia.

Negli ultimi giorni la situazione è stata relativamente tranquilla, con entrambe le parti che hanno segnalato meno violazioni del cessate il fuoco rispetto alla settimana scorsa.

A differenza dei “soliti” scontri, questa volta gli incidenti si sono verificati su un tratto settentrionale del confine di Stato tra i due Paesi, piuttosto che al confine con il Nagorno-Karabakh.

Questo dettaglio è importante perché, almeno in teoria, l’Armenia potrebbe invocare l’aiuto della Russia nell’ambito dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (Csto) di cui è membro. L’Azerbaigian non fa parte della Csto.

La Russia, tuttavia, ha mostrato scarso interesse verso un’escalation del conflitto e il ministro degli esteri di Mosca, Sergei Lavrov, ha incontrato martedì (22 luglio) gli emissari dell’Azerbaigian e dell’Armenia per discutere la stabilizzazione della situazione al confine e la ripresa dei colloqui sul Nagorno-Karabakh.

Borrell ha incoraggiato entrambe le parti a “riaffermare il loro impegno per il cessate il fuoco e a prendere misure immediate per prevenire un’ulteriore escalation”.

Il rappresentante speciale dell’Ue per la regione e per i territori georgiani sotto il controllo russo, Toivo Klaar, ha twittato mercoledì che il blocco “ha un interesse importante nella risoluzione pacifica dei conflitti nel Caucaso meridionale”.

A seguito di una fragile tregua negoziata dalla Russia nel 1994, la regione del Nagorno-Karabakh è stata sotto il controllo di forze di etnia armena, che secondo l’Azerbaigian comprende truppe fornite dall’Armenia. La rivendicazione dell’indipendenza della regione non è stata riconosciuta da nessun Paese.

La popolazione di etnia azera del Nagorno-Karabakh è stata espulsa dalla propria patria e vive in Azerbaigian come sfollata interna (Idp).

La Russia, gli Stati Uniti e la Francia sono copresidenti del gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), che funge da mediatore nella risoluzione della crisi. Il gruppo sta lavorando da anni per mediare una soluzione alla situazione.