2021: fuga da Londra. La questione scozzese sempre più stringente

Indipendentisti scozzesi ad Edimburgo (febbraio 2020). EPA-EFE/ROBERT PERRY

L’anno dell’entrata in vigore della Brexit sarà caratterizzato con grande probabilità dalla  richiesta di indipendenza della Scozia, con Johnson e Sturgeon che già stanno facendo scintille. Le grane di Londra e gli ostacoli per Edimburgo.

La questione scozzese sarà la grande protagonista del 2021 britannico alle prese con il dopo-Brexit. L’anno del Regno Unito, iniziato con l’entrata in vigore della Brexit, è subito proseguito con il botta e risposta tra il premier inglese Boris Johnson e la premier scozzese Nicola Sturgeon, ormai sempre più lanciata nel portare all’indipendenza la Scozia che non ha digerito l’abbandono dell’Ue ‘imposto’ dagli inglesi.

Gli attriti tra Londra ed Edimburgo non sono nuovi. Nel 2014 un referendum sull’indipendenza scozzese aveva visto la vittoria degli unionisti, ma gli esiti delle consultazioni Brexit del 2016 hanno riacceso con forza i desideri di autodeterminazione oltre il Vallo di Adriano, ormai destinato a divenire una faglia.

La Sturgeon, che è anche leader del Partito nazionale scozzese (Sns), non solo era tornata all’attacco nel 2016, ma ha rimproverato ai governi britannici del dopo-Brexit di non aver pensato a dovere alla Scozia, caratterizzata da forti sentimenti europeisti che hanno portato alla vittoria del Remain laddove batte la bandiera con la croce di Sant’Andrea.

“Sempre più persone in Scozia credono che le nostre aspirazioni possano essere soddisfatte al meglio continuando a contribuire allo sforzo comune e alla solidarietà che l’Ue rappresenta” e “grazie a Brexit, ora possiamo farlo solo come Stato membro indipendente a pieno titolo”, ha affermato la Sturgeon.

Ma il primo ministro Johnson non è favorevole ad un altro referendum e lo ha detto chiaramente anche nel fine settimana appena trascorso.

Scozia, sì a un nuovo referendum sull’indipendenza entro maggio

Nicola Sturgeon, Primo ministro scozzese e leader dello Scottish National Party (Snp), ha annunciato martedì che la Scozia fisserà i termini e le tempistiche per un nuovo referendum sull’indipendenza entro maggio 2021.

“Entro la fine di questo Parlamento presenteremo una proposta …

Certo è vero che Londra non può trascurare la crescente volontà di autodeterminazione a nord del Regno. Recenti sondaggi dimostrano un costante aumento del sostegno all’indipendenza, alimentato anche dalla pandemia di coronavirus che ha acuito le distanze con Edimburgo.

Per accontentare le volontà dei cittadini scozzesi servono anche e soprattutto i dovuti passaggi formali.

Nel 1997 un referendum portò nuovamente i poteri parlamentari ad Edimburgo e l’anno precedente, grazie allo Scotland Act, atto legislativo del Parlamento britannico, venivano devoluti poteri all’assemblea di Holyrood (dal quartiere dove ha sede). Essi devolvevano una forte autonomia alla Scozia, tranne che sulle competenze riguardanti eventuali divorzi tra i regni di Scozia e Inghilterra rimaste al parlamento di Westminster.

In occasione del referendum del 2014 fu approvato dalla Camera dei Comuni, due anni prima, l’Edinburgh Agreement, una disposizione che cedeva temporaneamente all’assemblea scozzese i poteri per indire un referendum sull’indipendenza.

A questo (secondo) giro tale procedura sembra però improbabile e allora Edimburgo potrebbe muoversi in modo unilaterale nella speranza che la Corte Suprema le dia ragione; una scelta del genere significherebbe, almeno teoricamente, interrompere il solco della maggioritaria interpretazione dello Scotland Act. Ma si tratta di un’ipotesi azzardata.

L'indipendenza della Scozia è probabile o inevitabile?

Se il Regno Unito è alle prese con alcune nuove problematiche, anche se prevedibili, legate alla Brexit, una di quelle ‘storiche’ torna con forza alla ribalta: la questione dell’indipendenza della Scozia.

La questione è al centro di una querelle terminologica, che …

Le intenzioni della Sturgeon sono comunque rivolte a procedere con i relativi passaggi tra i due Parlamenti; il problema casomai sarà la maggioranza conservatrice nell’assemblea londinese, che non vede di buon occhio l’indipendentismo scozzese. Probabilmente l’energica leader lavorerà ai fianchi di Johnson per cercare di arrivare ad una seconda possibilità.

Anche se il referendum sull’indipendenza fosse convocato e andasse a buon fine, la Scozia dovrebbe vedersela con tutta una serie di complessità, a partire dalla mancanza di una valuta nazionale (crearla non è facile, come non lo sarebbe rimanere con la Sterlina), anche e soprattutto in chiave di adesione all’Euro, oltre che per le procedure di adesione che richiedono di rispondere a precisi requisiti, con meccanismi certamente non rapidi.

Comunque a maggio si terranno le elezioni per il rinnovo del parlamento scozzese, dove il partito Sns ha attualmente la maggioranza relativa dei seggi (benché sulla questione indipendenza possa contare sui parlamentari dei Verdi che permettono la maggioranza assoluta) e vedremo in base all’esito di quell’appuntamento come si vorrà procedere.

“Per troppo tempo i governi britannici hanno portato la Scozia nella direzione sbagliata”, ha detto la Sturgeon riferendosi in particolare alla Brexit, aggiungendo che “non c’è da meravigliarsi che così tanti scozzesi ne abbiano abbastanza”. E proprio il crescente malcontento popolare dovuto alla Brexit, parallelamente alla gestione della pandemia di Covid-19 da parte di Londra, potrebbe essere più forte di ogni altra cosa.