Stoltenberg (NATO): “Ci saranno conseguenze se la Russia attacca di nuovo l’Ucraina”

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Mentre ci sono buone ragioni per essere preoccupati per le truppe russe vicino all’Ucraina, non ci dovrebbero essere dubbi sulla determinazione della NATO a “difendere tutti gli alleati nella regione”, ha affermato il segretario generale dell’alleanza Jens Stoltenberg a EURACTIV in un’intervista esclusiva.

“Stiamo inviando un messaggio chiaro alla Russia: che ci saranno conseguenze se useranno di nuovo la forza militare contro l’Ucraina”, ha detto Stoltenberg nell’intervista, condotta in vista della sua visita in Lettonia e Lituania il 27-28 novembre e prima di un incontro dei ministri degli esteri della NATO a Riga, che probabilmente si concentrerà sulla Russia.

Alla domanda su cosa farebbe la NATO se la Russia decidesse d’invadere l’Ucraina, Stoltenberg, che si recherà nei paesi baltici insieme al presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ha detto “il primo compito è quello di impedire che ciò accada”.

E su quali conseguenze la Russia potrebbe affrontare se lanciasse un attacco all’Ucraina, il capo della NATO ha indicato: mezzi economici, finanziari e diplomatici. Senza elaborare oltre la riflessione.

Stoltenberg ha confermato che la Russia ha ammassato attrezzature militari, carri armati e truppe pronte a combattere vicino all’Ucraina.

Ci sono pochi dubbi tra i diplomatici dell’UE e della NATO a Bruxelles che il presidente bielorusso Alexander Lukashenko abbia deliberatamente alimentato la crisi dei migranti ai confini dell’UE, con l’appoggio del Cremlino.

“Non c’è certezza sulle intenzioni della Russia, ma quello che sappiamo è che hanno già usato la forza militare contro l’Ucraina”, ha detto Stoltenberg quando gli è stato chiesto se il Cremlino potrebbe usare la crisi di confine bielorussa come una cortina di fumo per preparare un’azione militare contro il paese.

“Lo hanno fatto nel 2014, occupano ancora la Crimea, continuano a destabilizzare l’Ucraina orientale e il Donbas, hanno lanciato diversi cyberattacchi contro l’Ucraina e sono stati responsabili di attività ibride contro l’Ucraina; e ora assistiamo ad una retorica molto aggressiva”, ha detto.

“Se si mette insieme tutto questo, naturalmente, ci sono ragioni per essere preoccupati”, ha detto Stoltenberg, aggiungendo che “non ci dovrebbe essere alcun equivoco sulla determinazione e l’impegno della NATO a difendere tutti gli alleati nella regione”.

“L’aumento della presenza militare della NATO nella parte orientale dell’Alleanza è una diretta conseguenza dell’uso della forza da parte della Russia contro l’Ucraina”, ha detto Stoltenberg, indicando i gruppi tattici della NATO pronti al combattimento in Polonia e nei paesi baltici e l’aumento della spesa per la difesa.

Alla domanda se la NATO prevede di migliorare le capacità militari sul fianco orientale, Stoltenberg ha affermato che l’alleanza starebbe “costantemente valutando la necessità di aggiustare il tiro”.

“Ma penso che ciò che stiamo dimostrando è in realtà una forte volontà di adeguare la NATO in risposta ad un ambiente più esigente in termini di sicurezza “, ha aggiunto.

Nel frattempo, nel Grande Nord, la Finlandia – un partner vicino, ma non membro della NATO – ha un confine terrestre esterno dell’UE di 1.300 chilometri con la Russia e sono emerse preoccupazioni che una simile situazione con i migranti possa verificarsi in futuro.

Alla domanda su come la NATO reagirebbe nel caso in cui Mosca iniziasse una simile “operazione ibrida” su larga scala per inviare i rifugiati attraverso il confine russo-finlandese, Stoltenberg ha detto che la NATO “condividerà le informazioni e le migliori pratiche per essere in grado di affrontare gli attacchi ibridi e informatici”.

Andare oltre?

Nel 2019, i leader della NATO avevano inizialmente concordato di concentrarsi maggiormente sulla sfida della “crescente influenza internazionale” e della potenza militare della Cina, che da allora si è trasformata in un delicato problema di equilibri.

La prospettiva degli Stati Uniti sulla Cina, paese con una forte presenza militare nell’Indo-Pacifico, si è fatta strada solo molto lentamente nella percezione degli alleati europei; molti di essi si sentono più a loro agio nell’etichettare la Russia come “minaccia” e la Cina come “sfida”, evitando così di mettere Mosca e Pechino sullo stesso piano.

Alla domanda se l’attuale situazione della sicurezza possa essere anche il risultato della minore attenzione recentemente prestata dalla NATO Russia, Stoltenberg ha detto “non possiamo permetterci il lusso di scegliere tra combattere il terrorismo o la Russia o la Cina”.

“Negli ultimi anni, abbiamo assistito ad un’enorme trasformazione della NATO, nella quale abbiamo investito molte meno risorse in missioni e operazioni fuori area come l’Afghanistan, e molte più risorse nella difesa collettiva in Europa”, ha detto Stoltenberg.

“Non si tratta di spostare la NATO in Asia, ma di prendere in considerazione che ciò che accade là fuori conta per la nostra sicurezza qui”, ha detto Stoltenberg.

“Dobbiamo renderci conto che tutti noi affrontiamo sfide globali, quindi l’idea che possiamo distinguere o cercare di confinare le minacce a specifiche aree geografiche non funziona più – tutto è intrecciato”, ha aggiunto.

Alla domanda se teme che Washington possa puntare a passare lentamente la responsabilità della sicurezza dell’Europa agli europei e spostare la sua attenzione sempre più verso l’Indo-Pacifico, il capo della NATO ha sottolineato che “la NATO rimarrà un’alleanza regionale”.

“Ma questa regione affronta sfide globali, che hanno portato la NATO più vicino al confine della Cina”, ha detto Stoltenberg, riferendosi all’assertività di Pechino nella cybersecurity, nello spazio e nei sistemi di armamento con missili balistici che potrebbero raggiungere l’Europa.

Ha anche accolto con favore la strategia indo-pacifica recentemente presentata dall’UE, che ha anche riconosciuto la necessità di “un maggiore dispiegamento navale” da parte degli Stati membri dell’UE nella regione.

Tuttavia, Stoltenberg non ha voluto speculare su cosa farebbe la NATO se uno degli Stati membri dell’UE, che è anche membro della NATO, dovesse affrontare una minaccia nell’Indo-Pacifico.

“Questo dipende dal tipo di situazione che ci troveremo di fronte, ma la NATO non diventerà un’alleanza globale e l’articolo 5 della NATO si applica all’Europa o al Nord America”, ha sottolineato.

“Allo stesso tempo, come abbiamo visto, a volte abbiamo bisogno di agire oltre i nostri confini – la prima volta è stata la Bosnia ed Erzegovina, gli alleati della NATO sono andati in Iraq e Siria e la NATO fa parte della coalizione globale per sconfiggere l’ISIS, esattamente lo stesso motivo per cui siamo andati in Afghanistan”, ha concluso.

Evitare di andare da soli

Alla luce del dibattito sull’autonomia strategica dell’UE, Stoltenberg ha anche sottolineato che la NATO è stata il principale fornitore di sicurezza nelle crisi degli ultimi anni.

“La NATO è lì – dalla Bosnia, Kosovo, Libia all’Afghanistan – questa è solidarietà strategica”, ha aggiunto.

“Credo nella solidarietà strategica, il che significa che non credo nella sicurezza del Nord America da solo, non credo nell’Europa da sola, credo nel Nord America e nell’Europa insieme”, ha detto Stoltenberg, aggiungendo “la percezione conta più dell’idea che dovremmo andare da soli in un mondo più competitivo”.

Alla presentazione della Bussola strategica, un primo progetto di come potrebbe essere la futura strategia militare dell’UE, il capo diplomatico del blocco Ue Josep Borrell ha sottolineato che l’Europa dovrebbe diventare un fornitore di sicurezza.

Tuttavia, gli europei dell’est, insieme agli stati membri più transatlantici, hanno sottolineato che qualsiasi nuovo concetto militare dell’UE non dovrebbe evolversi a spese della NATO, ma piuttosto in aggiunta ad essa.

Stoltenberg ha rifiutato di commentare il contenuto della bussola strategica dell’UE, sottolineando il processo in corso della NATO per aggiornare il proprio patto strategico.

“Accogliamo con favore gli sforzi europei sulla difesa; assolutamente sì. Quello che non accogliamo è la duplicazione, sono nuove strutture che competono per le stesse forze”, ha detto il capo della NATO alla domanda sulle ambizioni di difesa dell’UE.

Ha detto anche che più capacità europea, compresi i progetti militari sotto la Cooperazione Strutturata Permanente (PESCO) dell’UE e il Fondo Europeo di Difesa (FES), sarebbero “favorevolmente accolti”, in quanto sarebbero visti come “un modo per fornire nuove capacità di cui abbiamo bisogno”.

“Ma naturalmente, queste capacità dovrebbero essere disponibili anche per le operazioni della NATO, e abbiamo un ottimo esempio in cui UE e NATO hanno lavorato insieme per sviluppare nuova capacità di rifornimento aereo multiruolo”, ha osservato.