Ministro della difesa sloveno: l’Ue imparerà una lezione dall’Afghanistan

Il ministro della difesa sloveno Matej Tonin. [EPA-EFE/ANTONIO PEDRO SANTOS]

Se l’Ue davvero vuole diventare un attore globale credibile in grado di portare sicurezza, deve evitare gli errori del passato e sviluppare forze di intervento militare che possano portare stabilità nell’area di vicinato, ha detto a EURACTIV il ministro della difesa sloveno Matej Tonin.

I suoi commenti sono stati raccolti prima del vertice dei ministri degli esteri e della difesa, tenuto a Bruxelles il 1° e il 2 settembre, che si è concentrato sulla situazione dell’Afghanistan dopo la presa di potere dei talebani.

L’Ue, in funzione dell’attuale situazione afgana, ha ricominciato a considerare la creazione di una risposta militare rapida di 5.000 unità che possa intervenire nei casi di crisi internazionali. Allo stesso tempo, Tonin ha riconosciuto che l’Ue possiede un sistema di gruppi di battaglia da 1.500 persone già pronto all’impiego dal 2007, che non è mai stato usato e che viene ora visto come una mossa sbagliata.

“La proposta iniziale di una forza di 5.000 persone che si addestrano insieme aumenterebbe la preparazione dell’Ue nel rispondere alle crisi, unita a forze dispiegabili rapidamente”, ha detto. “Non ci serve un altro sistema come quello dei gruppi di battaglia”.

“L’Afghanistan ci lascerà sicuramente delle lezioni da imparare, specialmente per il nostro impegno operativo, ma credo che la pandemia di Covid-19 abbia già evidenziato molte aree dove l’Ue deve lavorare per essere più pronta alla prossima crisi”, ha proseguito il ministro della difesa sloveno.

“È evidente più che mai che l’Europa debba fare di più per la sua difesa, migliorare le sue capacità e provvedere autonomamente alla propria sicurezza, difendendo i suoi interessi e reagendo alle minacce in maniera indipendente”, ha detto Tonin.

Alla domanda se la percezione dell’impegno americano alla sicurezza dell’Ue fosse cambiata dopo l’Afghanistan, Tonin ha detto che “è difficile tracciare un parallelo tra la situazione a Kabul e quella tra le nostre relazioni transatlantiche”. Per questo sarebbe necessario rafforzare le relazioni non solo con gli Usa, ma anche con le istituzioni internazionali.

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Lo ‘Strategic Compass’ risolverà la questione

Secono il ministro sloveno l’idea “migliorerebbe l’autonomia strategica” e lo Strategic Compass dell’Ue rappresenta una piattaforma per trovare il consenso su questa proposta. Questi sforzi sono attuati insieme alla Francia per trovare un terreno comune su cui lavorare, ma per avere successo servirà la “volontà politica di tutti i membri”.

Lo Strategic Compass è quanto di più vicino l’Ue abbia a una dottrina militare ed è l’ultimo passo nel tentativo di accelerare gli sforzi per migliorare la cooperazione in materia di difesa e giungere a un’analisi delle minacce comune. Dovrebbe essere approvato nel 2022, sotto la presidenza francese.

Tra gli ambiti di cui si occuperà ci sono la gestione delle crisi, la resilienza, lo sviluppo delle capacità e le partnership. Viene vista dai funzionari e dai diplomatici europei come un tentativo di “riparare la dottrina dell’Ue”.

Con quattro mesi di presidenza ancora da coprire, la Slovenia “si aspetta di vedere una bozza del documento strategico in autunno, possibilmente prima di ottobre”, ha detto Tonin a EURACTIV. Tuttavia, nella fase di valutazione delle minacce, è diventato chiaro che il documento non sarebbe stato un elenco di rischi, in parte perché i governi dell’Ue hanno opinioni diverse sulla loro gravità.

Tonin ha dichiarato che “anche se ci sono priorità divergenti riguardo alcune minacce identificate al momento, lo Strategic Compass dovrebbe comunque fissare delle linee guida politiche e delle scadenze per i prossimi cinque o dieci anni”.

“L’analisi delle minacce e delle sfide comuni è stata anche il primo passo verso una cultura strategica comune. Dovrebbe diventare una pratica di tutti e dovremmo aggiornarla regolarmente”, ha aggiunto il ministro. “Deve essere un documento chiaro e fattibile, che non possa essere ‘annacquato’ a livello nazionale”.

Secondo Tonin, le discussioni hanno portato a galla alcune idee innovative, come la creazione di una toolbox europea per contrastare minacce ibride, disinformazione e altri tipi di manipolazione, così come l’idea di garantire l’accesso a beni comuni come lo spazio aperto, il mare o anche il cyberspazio.

“Insieme agli effetti dei cambiamenti climatici, questi sono temi che non sono stati mai considerati finora nelle discussioni su sicurezza e difesa”, ha aggiunto. “Quello che è importante per lo Strategic Compass è che sia un documento pratico ed efficiente che fornisca linee guida per gli stati membri negli anni a venire”, ha concluso Tonin.

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Coalizione dei volenterosi

Un’altra idea circolata all’interno delle sale dell’Ue è quella che un gruppo di Paesi che intendono proseguire con le missioni militari europee proceda per conto suo.

“Per consentire risposte più flessibili alle diverse crisi, dobbiamo investire di più nella ricerca di un punto di incontro comune sull’articolo 44, che apre la questione dell’uso del voto a maggioranza qualificata, che può essere un tema divisivo”, ha detto Tonin, aggiungendo che lo Strategic Compass dovrebbe rispondere a questo problema.

L’articolo 44 sancisce che, all’interno del quadro dei Trattati europei, il Consiglio possa affidare missioni comuni di sicurezza e difesa (Csdp) a gruppi di stati membri, le cosiddette “coalizioni dei volenterosi”.

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Balcani occidentali

Riguardo l’allargamento, Tonin ha sottolineato che la Slovenia prenderà la volontà di accogliere la regione nell’Ue “molto seriamente” e ritiene che la cooperazione vada estesa “in ogni possibile area durante il periodo di adesione”.

Ha anche detto che, in affiancamento al processo di allargamento, anche i benefici dell’Unione europea della difesa dovrebbero essere estesi ai Balcani occidentali. “Certamente, questo passo includerebbe anche le responsabilità degli sforzi dell’Unioone nel settore”, ha aggiunto il ministro sloveno.

Tonin ha fatto notare come i Paesi del Balcani occidentali stiano già prendendo attivamente parte in diverse missioni europee, come alcuni siano inclusi nei gruppi di battaglia dell’Ue e cooperino con l’Agenzia europea per la difesa.

“Tutto questo dimostra che sono intenzionati e capaci di essere membri attivi dell’Unione europea della difesa”, ha detto Tonin, aggiungendo che la presidenza slovena sta cercando attivamente di potenziare il dialogo sulla politica comune di sicurezza e difesa nell’area. “Vediamo grandi potenzialità per una cooperazioen futura e speriamo di poterle materializzare presto”, ha concluso.