L’ambasciatore della Russia nell’Ue: “Discutere di Navalny è inutile”

Vladimir Chizhov. EUROPEAN COMMISSION

Intervistato da Georgi Gotev, senior editor di EURACTIV.com, l’ambasciatore della Russia presso l’UE Vladimir Chizhov ha parlato della recente visita a Mosca del capo della diplomazia dell’UE, Josep Borrell, che ha contribuito a organizzare.

Vladimir Chizhov è un diplomatico. Prima di essere nominato ambasciatore presso l’UE nel 2005, è stato viceministro degli affari esteri della Russia.

Perché la Russia ha umiliato il suo ospite Borrell, che è venuto in visita senza pregiudizi?

Sono sorpreso di sentire una tale domanda. Anche se l’Alto Rappresentante si sente umiliato, credo che questa umiliazione non venga dalla Russia – certamente non è avvenuta a Mosca, ma piuttosto qui a Bruxelles al suo rientro.

Ho seguito il dibattito al Parlamento europeo, e ho letto una serie di commenti, alcuni dei quali hanno preceduto il suo viaggio a Mosca, mentre la maggior parte di essi sono arrivati dopo il viaggio. Evidentemente, c’erano persone a cui non piaceva l’idea di questa visita. E apprezzo che, nonostante questi “consigli amichevoli”, Josep Borrell abbia dimostrato la volontà e la determinazione di andare a Mosca.

Quindi questa situazione tesa è stata creata a Bruxelles, non a Mosca.

Borrell probabilmente ora però rimpiange di esserci venuto.

Beh, questo dovrete chiederlo a lui. Ma spero che non sia così, perché la visita è stata utile. La discussione è stata abbastanza franca e altamente professionale.

Forse questa discussione si è svolta a porte chiuse. Ma quello che abbiamo visto nel corso della conferenza stampa è stato abbastanza scioccante. Il ministro degli esteri russo Lavrov ha descritto l’UE come un “partner inaffidabile”. Può spiegarci cosa significa? In che modo l’UE è un partner inaffidabile per la Russia?

Beh, penso che si riferisca al precedente stato delle relazioni Russia-UE. Probabilmente lei sa, avendo trattato questo argomento per molto tempo, che abbiamo creato -con sforzi congiunti- un’architettura di cooperazione complessa e sfaccettata. Ma la maggior parte di questi format, che includono i vertici regolari, il Consiglio di partenariato permanente a livello ministeriale, molti dialoghi settoriali e la commissione di cooperazione parlamentare, sono stati tutti congelati dall’UE, con un dubbio pretesto nel 2014.

Non si tratta di un “pretesto dubbio “, signor ambasciatore. Per la prima volta nella storia del secondo dopoguerra in Europa un paese ha annesso un territorio straniero. Questo non è un “pretesto dubbio”.

Naturalmente, la Russia non ha annesso nulla. Bisogna considerare come si sono sviluppate le cose, se vi riferite alla Crimea. Che cosa ha preceduto il referendum, che cosa lo ha determinato, come si è svolto, qual è stata l’affluenza e qual è stato il risultato.

L’Europa non riconosce questo referendum.

La maggior parte degli stati membri dell’UE hanno riconosciuto la dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, dividendo un paese europeo sovrano, che allora si chiamava Repubblica Federale di Jugoslavia. Senza che vi sia stato alcun referendum.

Due torti non fanno una ragione.

Per questo indico la differenza di fatto tra i due casi.

Mi dica, la Russia tratterebbe il Presidente Macron, se venisse a Mosca, nello stesso modo in cui è stato trattato Borrell? Glielo domando perché non credo. State prendendo in giro l’UE come se non si trattasse di un’entità sovranazionale?

Di nuovo, non riesco a capire cosa intende dire quando parla di “umiliazione” nel contesto della visita del sig. Borrell a Mosca. Non c’è stato nulla che possa essere percepito come una umiliazione. Ero presente durante la parte ufficiale dei negoziati, dal primo all’ultimo momento. E non ho percepito nulla che possa essere inteso come tale.

Ma avete perso un amico. A giudicare da quanto il signor Borrell aveva detto prima di andare a Mosca e quanto ha invece detto dopo la sua visita, la Russia dovrebbe ora prepararsi alle sanzioni. Ma queste non sembravano le sue intenzioni prima della partenza per Mosca. Ritiene che sia stata una visita di successo?

Penso che sia stata una visita utile. Se abbia avuto successo, è forse troppo presto per giudicare. Ma evidentemente ha avuto successo in termini di discussione franca e aperta sulle questioni che ci avvicinano, così come sulle questioni che per il momento ci dividono.

Sapete, come ha ammesso lo stesso Borrell, quando le due parti hanno problemi è particolarmente necessario mantenere il dialogo per discutere queste differenze. Ed è esattamente quello che è successo.

Ho avuto l’opportunità di intervistarla in qualità di ambasciatore presso l’UE nel corso degli anni a partire dal 2008, e la ringrazio per essere sempre stato disponibile. Ma le relazioni tra l’UE e la Russia si sono deteriorate costantemente negli anni, mentre il dovere di un ambasciatore è quello di migliorare le relazioni. Ha qualche motivo di frustrazione?

Certo che ne ho. Le nostre relazioni hanno avuto i loro alti e bassi. Sono qui forse da più tempo di lei. E mi occupo direttamente delle relazioni Russia-UE dal 1999. Quindi, ho visto davvero alti e bassi.

Per esempio, ci sono stati dei problemi in particolare rispetto a quanto accaduto nella Repubblica di Cecenia nel 2002-2003, quando dei veri terroristi sono stati cortesemente chiamati “ribelli” da alcuni partner democratici. Dopo siamo riusciti a mettere le nostre relazioni su un binario più positivo, con le quattro tabelle di marcia, i quattro spazi comuni. Abbiamo avuto due vertici ogni anno, negli anni migliori e in quelli più complicati.

L’ultimo vertice ha avuto luogo nel gennaio 2014, ma per quello successivo, che era previsto per il giugno 2014 a Sochi, l’UE non si è presentata. Non è stata colpa nostra; non siano stati noi a chiudere alcuna sede di negoziato. Non abbiamo mai chiuso nessuna porta all’UE.

Devo ammettere che abbiamo avuto alcune difficoltà, alcuni problemi, ben prima che la crisi ucraina scoppiasse nel 2014. Permettetemi di ricordarvi i negoziati che abbiamo avuto sulla liberalizzazione dei visti. Avevamo la sensazione che ogni volta che eravamo sulla soglia di un accordo, per qualche motivo l’UE si tirasse indietro. E ci sono stati altri casi simili.

Ma con la perseveranza e la determinazione, che entrambe le parti hanno dimostrato, siamo riusciti a superare queste differenze. Spero che saremo ancora in grado di farlo in futuro.

Sì, ma sarà più difficile. Signor ambasciatore, siamo entrambi persone con esperienza. Ricordiamo il processo di Helsinki, nel 1975, e a quel tempo era possibile discutere di diritti umani, come parte del cosiddetto “terzo paniere”; il primo era il disarmo e la sicurezza, e il secondo le relazioni economiche. Perché non è più possibile discutere di diritti umani con la Russia?

Non ho detto questo. È possibile, naturalmente. Siamo pienamente pronti a discutere di diritti umani in Russia, nell’UE e su scala globale.

Ma non accettate che l’UE sollevi la questione dell’arresto di Navalny?

Possiamo discutere di questa questione, per quanto inutile possa essere. A proposito, questa questione è stata menzionata da entrambe le parti durante i negoziati tra Lavrov e Borrell a Mosca.

E qual è stato il risultato?

Abbiamo spiegato il nostro punto di vista. Abbiamo ricordato, e lo ricordiamo sempre all’UE, che l’indipendenza del potere giudiziario fa parte dei valori che l’UE ha tanto a cuore. Quindi ci aspettiamo che l’indipendenza della magistratura in Russia sia rispettata dall’UE.

Quando sentiamo appelli che Navalny o altre persone che potrebbero passare del tempo in prigione in Russia dovrebbero essere immediatamente e incondizionatamente rilasciati, questo ci sorprende. Contraddice il nostro comune impegno sul principio di indipendenza della magistratura, e soprattutto rappresenta un’evidente ingerenza negli affari interni del mio Paese.

Discutere di diritti umani non è interferire negli affari interni.

Sapete, mi piacerebbe vedere la stessa energia da parte dell’UE nel chiedere il rilascio incondizionato, per esempio, di Julian Assange che si trova in una prigione del Regno Unito senza verdetto e nemmeno accuse.

Durante il periodo sovietico Mosca rispondeva alle critiche degli Stati Uniti dicendo “А у вас негров линчуют”, che significa “nel vostro paese linciate i negri”. A me sembra la stessa cosa.

Non si dovrebbe usare questa terminologia. Afroamericani è più corretto.

Sto citando.

Allora dovreste prendere in considerazione certe specificità della lingua russa. Quindi volete tornare a quei tempi? Erano tempi diversi, erano i tempi della guerra fredda di cui tutti abbiamo celebrato la fine.

Dopo la guerra fredda c’è stata la distensione. Ora non vedo distensione.

Anche la distensione era legata a quei tempi precedenti. Penso che il termine distensione non dovrebbe essere usato per descrivere la situazione di oggi. Viviamo in un mondo diverso, un mondo multipolare dove i paesi e i governi dovrebbero cercare di combattere sfide e minacce comuni, come per esempio l’attuale pandemia da coronavirus.

Il signor Borrell si è complimentato con la Russia per il vaccino Sputnik…

Questo è stato apprezzato, anche pubblicamente.

Ma è stato comunque umiliato.

Chi lo dice?

Tutti.

Beh, di nuovo, se è stato umiliato, non lo è stato a Mosca, ma qui a Bruxelles al suo ritorno.

A giudicare dalle sue ultime dichiarazioni, il signor Borrell sembra ora sostenere l’imposizione di nuove sanzioni alla Russia.

Non ho interpretato le sue dichiarazioni in questo modo, mi è parso molto più cauto di così. E, naturalmente, non spetta a lui decidere su eventuali misure restrittive. A proposito, quando parliamo di ciò che l’UE può fare, possiamo parlare solo di misure restrittive unilaterali, non di sanzioni. L’UE non ha il diritto di introdurre sanzioni, che spetta solo al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Chiamiamole pure misure restrittive, ma di fatto prenderanno di mira i funzionari russi in posizioni elevate.

Per aver apparentemente umiliato Borrell? È un’assurdità.