Il ministro degli Esteri portoghese: “Se si parla con la Cina, si deve parlare anche con l’India”

santos-silva [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Il miglioramento delle relazioni tra l’Ue e l’India, che cercano entrambe di porre fine alla dipendenza dalla Cina, potrebbe servire come mezzo per riequilibrare i difficili legami del blocco con Pechino, ha detto il ministro degli esteri del Portogallo Augusto Santos Silva in un’intervista esclusiva per EURACTIV.

Alla domanda se spera in una relazione più stretta dell’Ue con l’India per controbilanciare le relazioni del blocco con la Cina, Santos Silva ha risposto che parlerebbe piuttosto di un “riequilibrio” dei legami.

“Questo è il nostro obiettivo, non lo nascondiamo, ed è il motivo per cui abbiamo proposto un incontro di alto livello con l’India dopo quello con la Cina”, ha detto il ministro degli esteri, sottolineando che sarà il punto centrale della presidenza portoghese dell’Ue.

“Se si parla con la Cina, e si deve parlare con la Cina come la seconda economia mondiale e il paese più popolato del mondo, si deve anche parlare con l’India”, ha affermato Santos Silva.

“E sarebbe assurdo per le due più grandi democrazie del mondo, l’India e l’Unione europea, non avere un dialogo politico, un dialogo politico regolare”, ha aggiunto.

Secondo il ministro degli esteri portoghese, l’Ue non dovrebbe essere interessata solo a un approccio commerciale, bensì avere un approccio multidimensionale che includa anche una dimensione politica e una cooperazione bilaterale sulla tecnologia e l’azione per il clima.

Anche se l’Ue e l’India hanno spesso espresso un interesse per relazioni commerciali più forti, dal 2007 non sono stati raggiunti visibili progressi nella discussione sull’accordo di libero scambio (FTA), mentre quest’anno sono state espresse speranze per un vertice Ue-India.

Nel 2013, i colloqui commerciali tra l’Ue e l’India si sono arenati sul protezionismo agricolo dell’India e sui prodotti farmaceutici. E mentre l’Ue è già il più grande partner commerciale dell’India, rappresentando l’11% del commercio indiano totale, l’India rimane solo il decimo partner commerciale dell’Ue.

Alla domanda su quanto sia realistico un potenziale accordo commerciale Ue-India quest’anno, Santos Silva ha risposto che “l’aspettativa è che possiamo sbloccare l’attuale impasse, almeno sulle questioni di investimento”.

“Non vogliamo concludere i negoziati, ma vogliamo rilanciare i negoziati in un’atmosfera migliore”, ha aggiunto.

La Cina e l’Indo-Pacifico

A dicembre, l’Ue e la Cina hanno concordato “in linea di principio” il controverso accordo globale sugli investimenti (CAI), il loro primo trattato bilaterale sugli investimenti che, dopo sette anni di negoziati, dovrebbe dare alle aziende europee un maggiore accesso ai mercati cinesi e aiutare a correggere ciò che l’Europa vede come uno squilibrio nei legami economici.

Per rispondere alla domanda sulla possibilità che l’accordo sia stato raggiunto prematuramente, Santos Silva ha dichiarato che “un passo avanti è stato fatto, abbiamo raggiunto un accordo di principio, ora dobbiamo guardare attentamente il testo e procedere con il nostro lavoro con il Parlamento europeo”.

Il Parlamento europeo ha sollevato le sue obiezioni riguardo all’accordo in mezzo alle continue repressioni della Cina nello Xinjiang contro la minoranza uigura e Hong Kong.

Secondo lui, la “concezione più saggia” di una posizione occidentale comune verso la Cina era quella attualmente assunta dalla NATO.

I leader della NATO hanno firmato nel 2019 una dichiarazione comune, accettando di concentrarsi maggiormente sulla sfida della “crescente influenza internazionale” e potenza militare della Cina.

“Hanno dichiarato che l’emergere della Cina costituisce una nuova realtà che dobbiamo comprendere meglio – e naturalmente, noi, gli europei, insieme agli americani, dobbiamo capire meglio questa questione”, ha detto Santos Silva.

“Nel frattempo, raggiungeremo una comprensione comune di ciò che sta accadendo in Asia e nella regione dell’Indo-Pacifico, insieme ai nostri amici americani”, ha detto Santos Silva.

A dicembre, dopo sei anni di colloqui, l’Ue e il gruppo ASEAN di dieci paesi del sud-est asiatico hanno aggiornato le loro relazioni da “dialogo” a “partenariato strategico”, poco dopo che 15 paesi della regione indopacifica avevano firmato un accordo economico e commerciale comune, rappresentando un terzo della popolazione mondiale e circa un terzo del PIL mondiale. “La domanda è: possono gli Stati Uniti, possono gli europei, può l’India ignorare questo fatto? Non credo che possiamo”, ha affermato Santos Silva.

Legami con gli Stati Uniti e “autonomia strategica”

L’inaugurazione di Biden è stata accolta con entusiasmo in Europa, ma la sua elezione non ha placato del tutto i dubbi sulla democrazia statunitense e sulla leadership globale.

Santos Silva ha rivelato che si aspetta “un cambiamento sia nel metodo che nel linguaggio e anche nel contenuto”, in gran parte dovuto alla promessa di Biden di tornare all’agenda multilaterale nel quadro delle Nazioni Unite, rientrando nell’accordo di Parigi, e “la possibilità di affrontare insieme all’Europa alcune delle sfide globali”.

Tuttavia, alla domanda se crede che l’Ue farà valere la sua ritrovata “autonomia strategica” sviluppata in risposta a Trump, ora che Biden è in carica, ha risposto che autonomia strategica “non significa mettere in discussione solide alleanze tradizionali come quella transatlantica”.

“È molto importante utilizzare i concetti di autonomia strategica, ma non possiamo avere alcun tipo di ambiguità”, ha sottolineato Santos Silva, aggiungendo che, riguardo alle contraddizioni e ai conflitti tra gli Stati Uniti e la Russia o tra gli Stati Uniti e la Cina, “non siamo neutrali e apparteniamo, come gli Stati Uniti, al mondo occidentale”.

“Siamo stati considerati dal signor Trump come nemici o almeno come avversari. Ma siamo alleati e amici molto stretti. E naturalmente, il signor Biden e la sua amministrazione riporteranno ai giusti toni le conversazioni tra europei e americani”, ha aggiunto.

“Parlare di autonomia strategica, per quanto riguarda l’economia, significa riconoscere l’Europa, e la necessità che l’Europa diventi meno dipendente da altri paesi con un contesto normativo e istituzionale molto diverso – e qui mi riferisco alla Cina”, ha detto.

Allo stesso tempo, l’amministrazione Biden ha recentemente firmato un ordine esecutivo volto a promuovere l’agenda “Buy American”, su cui aveva realizzato una campagna l’anno scorso, che cerca di sostenere la produzione statunitense attraverso il processo di approvvigionamento federale.

Alla domanda sul possibile impatto negativo di tale politica sui futuri legami commerciali Ue-Usa, Santos Silva ha risposto che l’Ue “non può ignorare le questioni che abbiamo con gli americani sul commercio, sugli accordi di investimento e sulla tassazione”, ma ora “avrà un interlocutore che può affrontare queste difficoltà in modo amichevole”.