Il ministro degli Esteri lussemburghese: “Se le restrizioni alle frontiere continueranno, uccideremo l’area Schengen”

Il ministro degli Esteri del Lussemburgo, Jean Asselborn. [EPA-EFE/JULIEN WARNAND]

Rifiutando l’idea di ‘centri di espulsione’ per ospitare i rifugiati afghani in Asia centrale, in un’intervista a EURACTIV il ministro degli Esteri lussemburghese Jean Asselborn spiega che l’UE ha enormi responsabilità nei confronti di coloro che “ci hanno aiutato a costruire un embrione di stato di diritto” in Afghanistan.

Gli sforzi a livello dell’UE per elaborare una politica migratoria europea, ha aggiunto Asselborn, sono chiaramente “bloccati”, mettendo in guardia sul fatto che l’area Schengen è seriamente compromessa dalle restrizioni che 10 Stati membri hanno imposto ai loro confini.

Jean Asselborn è ministro degli Affari esteri del Lussemburgo dal 2004. Giovedì 16 settembre ha parlato con EURACTIV a margine del Forum di Budapest in Ungheria.

Lei è noto per gli scontri con i suoi colleghi sull’immigrazione, un argomento sempre in cima all’agenda. È un problema enorme a Budapest, ma anche per l’UE. Pensa che il Patto  sull’immigrazione farà dei passi avanti nel prossimo futuro?

No, chiaramente no. Penso che siamo bloccati e davvero non capisco perché. Sapete, nel 2015 il Lussemburgo ha avuto la presidenza del Consiglio dell’UE, quindi ho visto la situazione dall’interno, per così dire. Anche quell’anno c’è stato un voto sulla rilocalizzazione, che ho deciso di organizzare, e ciò che ho proposto in quel momento sull’immigrazione era del tutto fattibile. Alcuni paesi hanno scelto altre opzioni, da qui il nostro fallimento sull’immigrazione, tra le altre cose.

Non siamo riusciti ad adottare una politica migratoria europea. Prendiamo ad esempio la Lituania. Stanno affrontando un’ondata migratoria senza precedenti che attraversa la Bielorussia. Paesi come Grecia, Spagna, Malta, Italia e altri che hanno una parte del confine esterno dell’UE hanno lo stesso problema. Si potrebbe anche dire che sentono una certa solitudine perché non sono ascoltati dall’UE. Devo dire che [il primo ministro ungherese] Orbán ha un’enorme responsabilità. I cittadini dell’UE non vogliono illiberalismo, vogliono il liberalismo, cioè la democrazia. Perché all’altra estremità del tunnel illiberale c’è l’autocrazia.

E penso che la grande maggioranza delle migrazioni non sia  verso l’Europa, quindi non dovremmo parlare di invasione. È sbagliato. Nel 2020, il numero di migranti che arrivano nell’UE è solo un decimo delle cifre del 2015. Oggi, circa 100.000 persone all’anno si spostano verso l’Europa, ed è un numero completamente gestibile se facciamo ruotare la nostra azione intorno a due concetti: solidarietà e responsabilità.

La gente parla di Schengen e occorre capire che tutti vogliono mantenere Schengen in vigore, soprattutto i paesi dell’Europa orientale. Ma 10 Paesi Schengen su 26 hanno deciso di imporre restrizioni alle proprie frontiere. E se le restrizioni diventano la nuova regola, allora uccideremo Schengen. Ciò che i cittadini si aspettano dall’UE sono in generale l’euro e Schengen. Le persone di tutto il mondo ci invidiano.

…e l’Erasmus?

Sì, anche l’Erasmus, ovviamente. Questo è estremamente importante per i giovani. Ma tutto questo potrebbe andare in pezzi se i concetti di solidarietà e responsabilità scomparissero.

Parlando d’immigrazione, l’Afghanistan è stato chiaramente al centro dell’attenzione del vertice. La situazione renderà l’Asia centrale più strategicamente importante per l’UE? Perché storicamente non è mai stata in cima all’agenda dell’Unione…

Vorrei fare una precisazione su questo. Ricordo la presidenza tedesca dell’UE nel 2007. [Frank-Walter] Steinmeier era, a quel tempo, ministro degli Esteri. Andò in tutti i paesi dell’Asia centrale. L’ho sempre percepito come [un’area] molto complessa, ma non abbiamo il diritto di deludere [i paesi] dell’Asia centrale.

Riguardo all’Afghanistan, è sbagliato dire che spetta ai paesi dell’Asia centrale risolvere la crisi afghana e la successiva crisi migratoria. Non possiamo assolutamente pensare che se chiudiamo i nostri confini a quei poveri che fuggono per salvarsi la vita, risolveremo qualsiasi cosa. L’Europa ha l’enorme obbligo di aiutare coloro che ci hanno dato una mano a costruire un embrione di stato di diritto in Afghanistan, così come le loro famiglie. Ci sono giornalisti, ci sono giudici donne. Non capisco perché l’UE non dovrebbe aiutarli.

Per fare un esempio, io ho concesso un visto a una donna che ha lasciato l’Afghanistan attraverso l’Uzbekistan. Ha poche possibilità di ottenere asilo qui in Ungheria e quindi, mentre parliamo, è con il nostro autista che la sta portando all’aeroporto dove prenderà un aereo per il Lussemburgo. Queste sono le piccole azioni che dobbiamo fare. Ha 26 anni ed è completamente sola, aveva bisogno di aiuto.

Abbiamo anche accettato la famiglia di un giudice, un altro ci ha contattato ma si nasconde a Kabul con la sua famiglia, quindi è complicato ma cercheremo di trovare una soluzione.

Penso davvero che l’UE debba essere presente e sensibile verso coloro che in nome dell’UE e della democrazia sono in pericolo. Sarebbe ingiusto che soffrano perché hanno fatto ciò che gli abbiamo chiesto.

A proposito di migrazioni, vedete, nel 1938, [Golda] Meir disse “non stiamo parlando di cifre, stiamo parlando di persone”. Per me è una questione di umanesimo di base. Se non affrontiamo questo problema con umanità, non saremo in grado di affrontarlo affatto.

Quindi presumo che lei non sia favorevole all’idea dei ‘centri di espulsione’ che ospiterebbero gli afghani nei paesi vicini, come ha suggerito il suo omologo austriaco.

No.

Nel discorso sullo stato dell’Unione, Ursula Von der Leyen ha parlato molto dei temi della difesa, ma senza fornire molti dettagli. Cosa ne pensa?

Come ministro, so che gli affari esteri sono legati alla difesa. Le sinergie sarebbero benvenute all’interno dell’UE. Non ci serve una competizione con la NATO, ma una complementarietà: la missione in Mali è un buon esempio.

Anche gli americani sarebbero felici di vedere una forza [di difesa] dell’Unione Europea. Ma sfortunatamente, non credo che vivrò abbastanza a lungo per vedere la creazione di un esercito europeo. L’obiettivo è avere una migliore cooperazione tra le diverse strutture di difesa in Europa.

(Ha contribuito Alexandra Brzozowski)