Gozi: “trasformare l’Unione Europea in un vero soggetto politico”

[Luca Gualco - EURACTIV Italia]

In occasione della quarta edizione della Conferenza di Siena sul futuro dell’Europa, organizzata da Vision Think Tank in collaborazione con l’Università di Siena e l’Istituto universitario europeo, EURACTIV Italia ha intervistato Sandro Gozi, parlamentare europeo di Renew Europe, Segretario del Partito Democratico Europeo, Presidente dell’Unione Europea dei Federalisti, coordinatore del Gruppo Spinelli, che riunisce i parlamentari europei più federalisti, già Sottosegretario per le politiche europee.

C’è di nuovo un dibattito su allargamento e approfondimento, vista l’importanza di allargare ai Balcani e in prospettiva a Ucraina, Moldavia e Georgia. Qual è la sua visione, anche in termini temporali?

Innanzitutto la decisione di dare lo status di candidato all’Ucraina trasforma la natura dell’allargamento. Finora è stato offrire un modello di transizione economica e democratica a Paesi che uscivano da dittature fasciste, come Portogallo e Spagna, o da sistemi di socialismo reale comunisti. Nel momento in cui nel mezzo di un conflitto diciamo agli ucraini siete candidati all’adesione all’Unione Europea diamo un significato molto più geopolitico all’allargamento. E a maggior ragione dobbiamo riformare l’Unione Europea. Perché nel momento in cui usi l’allargamento in termini geopolitici per aiutare oggi a rafforzare una resistenza e domani a riorganizzare una stabilità del continente devi trasformare l’Unione Europea in un vero soggetto politico. Quindi la riforma dell’UE diventa ancora più urgente e necessaria. Anche perché non possiamo un domani spiegare agli ucraini che pensavano di entrare in una realtà efficace e poi si ritrovano in qualcosa che è bloccato, tipo la dieta polacca. Quindi dobbiamo utilizzare il tempo che ci rimane in questa legislatura per tentare di avviare adesso la riforma. E se proprio non ci dovessimo riuscire, dobbiamo impegnarci per fare delle elezioni europee del 2024 il momento democratico in cui si dibattite come vogliamo riformare I’UE. Vorrei che il Consiglio decidesse prima delle elezioni di avviare la riforma subito dopo le elezioni. Questo dovrebbe essere il nostro obiettivo e anche uno dei punti delle nostre iniziative e campagne come Unione Europea dei Federalisti. Poi è evidente che anche aldilà delle riforme in profondità – come il voto a maggioranza qualificata nel Consiglio, un vero bilancio con nuove risorse proprie per finanziare questa unione politica e della difesa – dobbiamo cambiare il modo in cui funziona l’UE, perché una Commissione che funziona con 35-36 commissari in cui c’è il commissario ucraino, francese, montenegrino, kosovaro, ecc. non potrebbe funzionare bene. Quindi usiamo a questo appuntamento che non abbiamo scelto noi, ma che la storia ci ha dato della guerra in Ucraina per lavorare per una profonda riforma dell’Unione.

L’altro grande tema che la guerra in Ucraina ha posto è il tema dell’Unione della Difesa. Quali sono i passi che potremmo fare in questa direzione? Come possiamo procedere visto che è stato a lungo un tema tabù?

Io credo che il tema della difesa richieda due cose allo stesso tempo. Di diventare molto più efficaci e operativi nell’utilizzare le risorse militari che abbiamo. Perché ci sono tante disfunzioni e frammentazione, che potremmo superare e spendere in maniera più efficace. Ma questo è tutto un discorso operativo. Però il punto chiave è cosa intendiamo per autonomia strategica dell’Unione, quanto questa autonomia strategica possa essere un pilastro europeo della NATO e quanto gli americani siano disposti a discutere con noi non solo di maggiore efficienza – cosa assolutamente giusta e comprensibile – ma a riconoscere una iniziativa di difesa europea come un interlocutore politico. Il titolo in inglese di questo capitolo è “We need to talk”. Perché ci sono tante cose da chiarire e si lega anche alle riforme all’interno e alla volontà politica, perché è chiaro io credo che sia arrivato il momento di lavorare per un’unione della Difesa. Che non può che andare di pari passo con una politica estera europea. Come puoi parlare di mettere insieme i tuoi soldati, di mandarli a morire insieme, se non hai una visione comune di politica estera almeno sulle grandi questioni? Bisogna sfruttare l’atteggiamento favorevole dell’opinione pubblica oggi, che vediamo in tutti gli Eurobarometro e lo abbiamo visto alla Conferenza sul futuro dell’Europa. Una delle richieste più forti dei cittadini era l’esercito europeo e l’Europa della difesa. E credo che non sia solo una questione di diventare più efficienti, di spendere meglio, ma di come vogliamo esistere insieme nel mondo. È una grande questione politica e democratica.

Una politica estera europea pone anche la questione della rappresentanza esterna dell’Unione in quanto Unione nelle organizzazioni internazionali, dall’ONU al Fondo Monetario Internazionale, all’Organizzazione Mondiale del Commercio, ecc. Può essere un freno rispetto alla Francia visto il suo ruolo di membro permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU?

È una delle questioni che vengono sempre poste ogni volta che i francesi parlano di difesa europea da Roma e Berlino. Adesso più a Roma perché a Berlino lavorano per avere un saggio tedesco al Consiglio di sicurezza. Si parla del seggio europeo al Consiglio di sicurezza e della Force de frappe, la forza di deterrenza nucleare francese. Sul secondo credo che si possano fare dei passi avanti. Il problema è e convincere i nostri partner a cominciare forse da noi italiani per arrivare ai polacchi o ai baltici che un deterrente nucleare francese li rassicura quanto un deterrente nucleare americano. Su questo c’è un lavoro da fare dalle due parti. E in parallelo dovremmo almeno cominciare a usare meglio come europei il seggio permanente della Francia. Così che poi potrà venire il momento in cui poniamo la questione del seggio europeo. Per esperienza diretta le elite francesi sul tema del Consiglio di sicurezza dell’ONU sono ancora abbastanza tradizionaliste. Ma in un contesto diverso, che ho appena descritto, la questione a un certo punto si metterà sul tavolo. Purtroppo, la scelta della diplomazia tedesca di scommettere sul seggio tedesco toglie un po’ di forza a questa che secondo me sarebbe l’evoluzione naturale. Perché nell’ONU oggi non ci possono stare le organizzazioni regionali. Ma l’ONU ha un futuro solo se si organizza attraverso le organizzazioni regionali, con un seggio per l’Unione africana e l’Unione Europea.

C’è un grande dibattito sulla possibile alleanza tra i popolari e i conservatori. In una recente intervista con EURACTIV  Tajani vi ha fatto riferimento, ricordando di esser stato eletto Presidente del Parlamento europeo da un’alleanza tra conservatori, popolari e liberali. I sondaggi indicano che anche dopo le prossime elezioni europee una maggioranza di centrodestra dovrebbe comunque includere anche i liberali. Sarete quini i veri King Maker con la vostra disponibilità o meno ad allearvi con popolari e conservatori o invece con popolari e socialisti e magari verdi?

Trovo che Tajani si faccia carico di troppi incarichi. Nel senso che è Vicepresidente del Consiglio, ministro degli affari esteri, coordinatore di Forza Italia e adesso è diventato anche portavoce dei liberali di Renew Europe? Mi sembra eccessivo. Bisognerebbe che si concentrasse sui suoi tanti mandati. Noi di Renew non abbiamo bisogno di un portavoce. Il nostro portavoce non è Tajani, il nostro leader non è Giorgia Meloni, né Manfred Weber. Il nostro leader è Emmanuel Macron e noi a una prospettiva di alleanza con destra e estrema destra diciamo un no forte e chiaro. Non è nell’interesse di Renew e non è compatibile col progetto per cui Renew è nato e con quello che vogliamo fare in Europa. Renew è basato su una convergenza di conservatori, ecologisti, progressisti, liberali, democratici. Non abbiamo nulla a che fare con Fratelli d’Italia, con chi parla di sostituzione etnica, con chi crede che il veto sia il modo migliore di garantire la sovranità nazionale. Per questo l’ECR (i Conservatori europei ndr) e Fratelli d’Italia sono molto lontani dai nostri valori e dai nostri obiettivi. È contro la nostra natura, perché noi non siamo nati per riprodurre a livello europeo un bipolarismo che in Francia è crollato e in Italia barcolla e si estremizza. Siamo nati per il superamento delle linee tradizionali di destra e sinistra che oggi diventano estrema destra e sinistra frammentata. Noi vogliamo aggregare attorno a un grande progetto per l’Europa, a un’idea di Europa sovrana e democratica, di difesa europea di cui parlavamo prima, di democrazia transnazionale con dei movimenti politici europei che possiamo votare direttamente con delle liste transnazionali. Noi vogliamo costruire nel 2024 una maggioranza che auspicabilmente guarda ai Socialisti e Democratici, ai Popolari, ai Verdi – che spero questa volta vorranno essere parte strutturale di questa alleanza – e magari anche una parte della GUE (l’estrema sinistra europea ndr) che spesso si ritrova in questo progetto. Non certo essere il primo, secondo o terzo alleato di una alleanza con destra e estrema destra. E tra l’altro è incompatibile con la natura dell’Unione Europea, e di un Parlamento che viene eletto con una legge elettorale proporzionale, che lavora nella costruzione del compromesso e nella ricerca del consenso tra tre istituzioni, anzi quattro ormai: Consiglio europeo, Consiglio dei Ministri, Commissione e Parlamento. Volere riprodurre un bipolarismo all’italiana tra estrema destra e sinistra ci sembra incompatibile con quello che oggi è l’Unione Europea.