Difesa Ue, secondo Šedivý (Aed) il momento è adesso: “Opportunità per una maggiore cooperazione”

Soldati durante l'esercitazione congiunta 'Italian Blade 2015'. EPACLAUDIO PERI

Secondo l’Amministratore delegato, visto l’aumento della pressione nell’ambito strategico dell’Ue, l’Europa non dovrebbe perdere l’occasione di iniziare a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per aumentare la sua cooperazione in materia di difesa.

Nei giorni scorsi la Coordinated annual review on defence (Card), che svolge attività di monitoraggio sulla difesa dell’Ue, ha dipinto un quadro cupo per la capacità dell’Unione europea di raggiungere “l’autonomia strategica”. Tra gli aspetti valutati nel rapporto la pianificazione della difesa nazionale e gli sforzi di sviluppo circa le capacità degli Stati membri, tutti presenti tranne la Danimarca che ha scelto di non partecipare alle iniziative di difesa dell’Ue.

“La difesa europea soffre di frammentazione, duplicazione e insufficiente impegno operativo”, ha riconosciuto l’alto rappresentante Ue Josep Borrell.

Nell’occasione, Euractiv.com ha intervistato Jiří Šedivý, amministratore delegato dell’Agenzia europea per la difesa (Aed).

Il dirigente ha sottolineato come l’Europa si ritrovi in “un contesto strategico che si sta deteriorando”, anche e soprattutto per ciò che riguarda “il nostro vicinato”. “È chiaro che il Covid-19 ci ha tolto molta energia e attenzione politica, fino a temere minasse la nostra unità generale”, ha affermato.

“Un ennesimo campanello d’allarme”, secondo Šedivý, ma “che, come per ogni grande crisi dell’Ue, alla fine, ci spingerà verso una maggiore cooperazione, anche sulla difesa”.

Secondo l’Ad, la questione di fondo è che “lo sviluppo delle capacità è frammentato: ci sono molti doppioni dovuti ai singoli approcci nazionali e a causa di questa frammentazione e duplicazione stiamo perdendo efficienza e interoperabilità”.

Šedivý ha sottolineato che la relazione è stata per la prima volta incentrata su consultazioni dettagliate con tutti gli Stati membri partecipanti all’Aea. “Non sono tanto i risultati ad essere innovativi, ma il metodo con cui siamo arrivati a queste conclusioni”, ha affermato.

Come parte di una strategia dell’Ue per sviluppare capacità militari autonome nel corso del prossimo decennio, le revisioni avevano esortato i governi dell’Unione a concentrarsi su “sei capacità di prossima generazione” di armamenti e a porre fine alle costose duplicazioni nazionali.

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In una lunga intervista il presidente francese ha tracciato la strada da percorrere sulla sovranità europea riguardo alle politiche di difesa, in una fase di grandi stravolgimenti geopolitici che stanno marginalizzando l’Europa.

L’Europa ha ancora bisogno di una propria strategia di …

Ciò include: un nuovo carro armato (Mbt), navi pattuglia, difesa nello spazio, sistemi di soldati, tecnologia di contro-droni (C-UAS), armi di negazione dell’area (A2/AD) e una maggiore mobilità militare.

Alla domanda se le priorità siano state fissate correttamente nelle aree in cui gli esperti hanno affermato che l’Ue non sta facendo abbastanza, per affrontare le principali carenze di capacità, Šedivý ha sottolineato che gli Stati membri le hanno considerate “le più favorevoli” e che ci sarebbe un “incrocio tra gli interessi e le esigenze dichiarate per il futuro”.

“Sono complementari a quanto sviluppato dagli Stati membri in vari altri formati o quadri”, ha affermato, riconoscendo che la maggior parte degli Stati membri porrà le priorità europee al terzo posto, dopo gli interessi nazionali e della Nato, oltre alle attività multinazionali.

“La nostra proposta non ha l’ambizione di coprire tutto, ma fa parte di un quadro più ampio”, ha aggiunto il capo dell’Aed, sottolineando che le sei aree di intervento sono già sostenute o sono in fase di elaborazione su quadri di difesa dell’Ue esistenti come la Pesco o il Fondo europeo per la Difesa.

“L’importante è che in tutti questi contesti stiamo più o meno mantenendo la stessa direzione e che continuità e coerenza siano mantenute per tutto il periodo”, ha detto.

Tuttavia, poiché gli attuali piani di spesa degli Stati membri sono già fissati per i prossimi anni, le priorità influenzeranno il prossimo ciclo di pianificazione degli Stati membri solo dopo il 2025.

Alla domanda se questo sarà troppo tardi, Šedivý ha detto che i ministri della difesa dell’Ue hanno già indicato la scorsa settimana di avere piani concreti per affrontare le proposte e si aspetta che il prossimo giugno l’agenzia cui appartiene presenterà loro impegni più concreti, nei rispettivi settori, da parte degli Stati membri.

Il primo programma di lavoro del Fondo europeo per la Difesa, da 7 miliardi di euro, destinato a promuovere la cooperazione in materia di ricerca e sviluppo di tecnologia e attrezzature militari, è previsto per marzo, insieme ad altri progetti congiunti Pesco che si concentreranno probabilmente sulle sei priorità previste.

Alla domanda se la pandemia Covid-19 influenzerà tali priorità, Šedivý ha risposto che non ci sarà bisogno di cambiare la linea base, ma poiché ci saranno pressioni sui bilanci della difesa a causa della prevista recessione economica dopo la pandemia, una maggiore cooperazione sarà la “scelta razionale”.

Verso una difesa europea?

Webinar organizzato da EURACTIV Italia, dal CesUE e dal Centro toscano del Movimento Federalista Europeo.

Saluto di Carlo CORAZZA – Direttore dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento Europeo.

Intervengono:
Nicoletta PIROZZI – Istituto Affari Internazionali
Fabio Massimo CASTALDO – Vice-presidente del Parlamento europeo
Sandro GOZI – …

Tra i 26 progetti Pesco, destinati a produrre risultati prima del 2025, ci potrebbero essere comandi medici dell’Ue legati alla proposta di un ospedale militare europeo o un progetto di un aereo cisterna da trasporto multifunzionale, che potrebbe essere riadattato per l’evacuazione medica.

“Abbiamo sentito dai ministri che partecipano a questo progetto che, come reazione a Covid-19, c’è l’obiettivo di rafforzare l’unità di guerra biologica parte di quell’ospedale”, ha detto Šedivý, aggiungendo che le strumentazioni Cbrn, utilizzate per la protezione da epidemie e catastrofi, sono parte degli aspetti presi in considerazione.

“Il prossimo anno sarà assolutamente cruciale”, ha detto Šedivý, aggiungendo che “la futura bussola strategica dell’Ue farà in modo che gli Stati membri rispettino realmente i loro impegni e investano maggiormente, in modo collaborativo, nella difesa”.

Con il nuovo documento strategico, l’Ue mira a redigere una dottrina militare entro il 2022 e a definire le minacce e le ambizioni future, in un crescente dibattito sull’opportunità per l’Europa di rafforzare la sua potenza militare, indipendentemente dagli Usa.

Gli alti funzionari Ue confermano che esso riguarderà la gestione delle crisi, la resilienza, gli sviluppi delle capacità e le partnership, ed è visto come un tentativo di “fissare la dottrina dell’Ue”.

Tuttavia, la ricerca dell’Ue di una strategia militare comune globale non ha finora avuto successo a causa del crescente divario tra le priorità di sicurezza degli Stati membri.

“Anche la nuova amministrazione statunitense, che si concentrerà sempre più inevitabilmente sulla regione dell’Asia-Pacifico, si aspetta da noi una maggiori autonomia e forza e quindi una maggiore credibilità nella Nato”, ha detto Šedivý. Un aspetto ripetuto da tempo negli ambienti Ue.

E sempre sul rapporto Usa-Europa ha aggiunto che “questa è una situazione senza precedenti per la difesa europea: abbiamo molta pressione dall’ambiente strategico, abbiamo l’esperienza immediata del Covid-19 che ci insegna anche a cooperare di più”.

“Se nei prossimi due anni non cogliamo l’opportunità di utilizzare tutti questi strumenti, allora forse saranno gli storici, in un prossimo futuro, a dire che l’Ue mancò l’appuntamento con la storia”, ha detto Šedivý.