Borrell: “L’Ue deve provvedere alla sicurezza dei suoi cittadini”

L'Alto rappresentante Ue per la politica estera e la difesa Josep Borrell. [EPA-EFE/Paolo Aguilar]

I cittadini europei vogliono essere protetti dall’Ue, che per questo motivo deve fornire direttamente la sicurezza che chiedono, ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza Josep Borrell a diverse testate, tra cui EURACTIV.

“L’Unione europea deve provvedere alla sicurezza dei suoi cittadini, perché questo è quello che vogliono”, ha dichiarato Josep Borrell a Bruxelles, commentando la prima bozza della Bussola strategica (Strategic Compass) dell’Ue, uno strumento che guiderà l’implementazione delle misure di sicurezza e difesa nella strategia globale dell’Ue.

“Vogliono che gli Stati membri migliorino le proprie capacità e siano più efficienti, che l’Europa lavori a livello globale perché sanno che la nostra sicurezza inizia lontano dai nostri confini e dipende da quella dei nostri partner”, ha aggiunto.

Il documento, definito un tentativo di “correggere la dottrina dell’Ue”, sarà presentato ai ministri degli esteri la prossima settimana per una valutazione preliminare. La sua versione finale dovrebbe essere approvata dai leader europei il prossimo marzo, sotto la presidenza francese.

Stilata dal servizio diplomatico dell’Ue, il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), e dalle agenzie di sicurezza nazionali, l’analisi delle minacce coprirà i rischi e le tendenze in materia di sicurezza sia in Europa che nel resto del mondo.

“Non si tratta di un semplice documento, ma di una guida per l’azione”, ha detto Borrell. “Sarebbe stupido da parte mia presentare un piano che non funziona”, ha risposto il diplomatico spagnolo a chi gli ha chiesto se questa bozza fosse il minimo comune denominatore tra gli Stati membri.

“Nessuno può dire che questo non sia stato uno sforzo collettivo, ma ora dipende dagli Stati membri decidere quale sarà il nostro livello di ambizione”, ha aggiunto.

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La questione della …

Serve una ‘cultura strategica’

Parlando dell’autonomia strategica dell’Ue, Borrell ha detto che “è una questione di capacità di lavorare con gli altri, se possibile, ma essere anche in grado di agire da soli, quando necessario”, aggiungendo che il concetto dovrebbe invece essere visto come ‘responsabilità strategica’.

“La nostra analisi delle minacce dimostra che viviamo in un mondo molto più ostile, che il nostro spazio economico è sempre più conteso, quello strategico è più contestato e quello politico è sempre più in degrado”, ha detto Borrell riferendosi alle attuali crisi al confine tra Polonia e Bielorussia, nel Mediterraneo e nel Sahel.

“Tutto sta diventando un’arma, le minacce stanno arrivando da tutte le parti e in tutte le forme: via terra, via mare, ibride, informatiche, classiche. Il mondo non è più quello che era prima”, ha detto.

La bozza vista da EURACTIV include una serie di nuovi metodi per aumentare la resilienza e affrontare le minacce ibride, inclusa la promessa di creare una forza di risposta rapida alle minacce ibride, assicurare la deterrenza informatica e affrontare i rischi e gli incidenti nello spazio.

“Fingere di essere solo un soft power quando tutto intorno diventa un’arma non è abbastanza. L’Ue non può parlare solo di diritti umani e commercio quando ci troviamo ad affrontare un ambiente strategico molto pericoloso e conflittuale”, ha detto Borrell.

Alla domanda su come la nuova strategia potrà essere d’aiuto agli Stati membri che si trovano ad affrontare una minaccia esterna, come la Grecia e Cipro dalla Turchia, Borrell ha risposto che l’Ue deve “costruire una cultura strategica comune perché le minacce non sono divisibili”.

“Gli europei devono essere pronti a reagire, ma per ogni problema devono avere una comprensione comune dei diritti e capire che è una questione che riguarda tutti”, ha detto Borrell.

Una nuova forza militare

Una delle proposte più controverse della bozza è la creazione di una forza militare di intervento congiunta, chiamata Forza di intervento rapido, entro il 2025, composta da 5 mila soldati e che includa componenti aeree, terrestri e marittime.

In seguito alla crisi in Afghanistan, i ministri dell’Ue hanno discusso della possibilità di una forza di ingresso per poi muoversi verso una cooperazione militare ad hoc tra gli Stati membri interessati. “Non è la forza che determina la missione, ma viceversa”, ha detto Borrell, aggiungendo che il nuovo corpo militare permetterà dispiegamenti “per tutte le missioni che sono nei Trattati”.

“L’importante è avere le capacità di dispiegamento, non sulla base di una forza prestabilita che forse non è ben adattata alla sua missione, ma avere diversi moduli che possono essere combinati al fine di affrontare ciascuno una sfida specifica”, ha detto Borrell, aggiungendo che questo includerebbe una regolare formazione congiunta ed esercitazioni dal vivo.

Un esempio potrebbe essere l’applicazione di un cessate il fuoco delle Nazioni Unite in Libia, ha detto il capo diplomatico dell’Ue. “Sappiamo che l’uso della forza non risolve un problema, ma sappiamo anche che la mancanza di potenza militare è considerata dal resto del mondo come una fonte di debolezza”, ha detto Borrell.

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Rivedere il processo decisionale

Parlando dei processi decisionali dell’Ue, Borrell ha ammesso che l’impostazione istituzionale dell’Ue è “certamente troppo rigida” e che l’Ue deve “avere maggiore flessibilità se vuole essere pronta ad affrontare un problema rapidamente”.

L’articolo 44 dice che, all’interno del quadro dei Trattati Ue, il Consiglio può affidare a un gruppo di stati missioni di politica estera e difesa comune, le cosiddette ‘coalizioni dei volenterosi’. “Quando l’Unione europea ha deciso di fare qualcosa, non tutti devono essere per forza mobilitati. Può partecipare un gruppo di Stati membri. Ma dobbiamo permettere loro di farlo con un certo grado di flessibilità”, ha detto.

“Non sto chiedendo di cambiare le regole e abolire l’unanimità perché so che non è il modo migliore di agire. Per abbandonare l’unanimità serve l’unanimità, cosa che non accadrà. Quello che credo è che l’impostazione delle istituzioni possa essere resa più ‘flessibile’ per reagire meglio e più velocemente”, ha concluso Borrell.